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Agriturismo: investire sul legame con il territorio, ecco come ripartire dopo la crisi

Il 2009 è stato un anno molto difficile per tutti i settori del turismo italiano, ma a subirne maggiormente gli effetti sono state le aziende agrituristiche: a rilevarlo è il dossier dell'Isnart presentato ad Arezzo in occasione di 'AgrieTour'.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 04/12/2009
Fonte: Immagine dal web

L'anno che sta per chiudersi ha segnato una brusca frenata, e in qualche caso anche una retrocessione, in molti settori del turismo italiano. E anche quello rurale non ne esce indenne. Anzi, le aziende agrituristiche hanno sofferto più di altre realtà gli effetti della crisi. Secondo il dossier elaborato dall'Isnart (Istituto nazionale ricerche turistiche) e presentato ad Arezzo in occasione della nona edizione di AgrieTour, Salone nazionale dell'agriturismo, nel 2009 il tasso di occupazione delle camere in queste strutture non è riuscito a raggiungere il livello nazionale. 

Dall'indagine, infatti, emerge che i primi tre mesi del 2009 restano al di sotto del 20% di camere vendute e soltanto agosto, con il 73,2%, permette di tirare un sospiro di sollievo, superando la media delle aree naturalistiche, ma sfiorando appena quella registrata in tutta Italia, che resta un obiettivo irraggiungibile sia a luglio (58,4% rispetto al 63,1% della media italiana) che a settembre (35,9% e 46,6%).

I CANALI DI COMMERCIALIZZAZIONE. Un altro aspetto analizzato dalla ricerca dell'Isnart riguarda il rapporto con il mercato e i canali di commercializzazione da cui risulta che è internet il canale di vendita più utilizzato dalle aziende agrituristiche: più di otto strutture su dieci garantiscono ai propri clienti la possibilità di prenotare on-line, una modalità scelta da oltre la metà dei clienti. Poche le strutture che si affidano all'intermediazione delle agenzie di viaggio per posizionarsi sul mercato: appena il 25-30% del totale, con l'effetto che meno dell'11% della clientela arriva negli agriturismi grazie al circuito delle agenzie e dei tour operator. Un dato criticato dai ricercatori dell'Isnart secondo i quali, come si legge nel dossier, "gli intermediari consentono di aumentare sensibilmente la quota di stanze vendute in alta stagione e rappresentano un supporto prezioso nei momenti in cui il movimento turistico rallenta". 

"Nella media complessiva italiana del 2009, per esempio, - scrive l'Isnart - il differenziale di tasso di occupazione è costantemente a favore delle imprese che ricorrono agli intermediari di viaggio e si attesta intorno ai +4 punti percentuali tra gennaio e marzo per arrivare quasi al doppio tra aprile e settembre. Nelle aree a vocazione naturalistica, l’andamento è più altalenante, ma tra luglio e settembre il gap positivo non scende al di sotto dei +7 punti percentuali, mentre negli agriturismi il vantaggio del ricorso all’intermediazione è ben evidente tra aprile e luglio, con almeno 5 punti percentuali in più".

L'INTERESSE DEI MERCATI INTERNAZIONALI. Sui mercati internazionali l’interesse verso questo tipo di vacanza è significativo e in netta crescita, "ma le potenzialità da cogliere - fa notare l'Isnart - sono ancora molte". E, per dimostrarlo, cita alcuni dati: nel 2009 le vacanze in agriturismo sono state vendute solo dal 15,2% degli operatori europei che trattano l'Italia e dal 10% di quelli statunitensi. Importanti opportunità di sviluppo si profilano sui mercati emergenti e, in particolare, sull'India. 

Tra le nazioni europee maggiormente attratte dai nostri agriturismi, ai primi posti figurano quelle del Nord con la Danimarca in testa (circa la metà degli operatori che trattano il nostro Paese li vendono), seguita da Olanda (42,1%) e Belgio (36,4%), seguiti a distanza da Francia (15,2%), Germania (12,3) e Regno Unito (11,4%). Gli italiani, invece, rappresentano poco oltre la metà dei turisti che scelgono un'azienda agrituristica per trascorrere le loro vacanze: le principali regioni di provenienza sono Lombardia (con quasi il 18%), Veneto (10,8%) e Lazio (10,4%), mentre le destinazioni privilegiate sono Toscana, Trentino Alto Adige e Umbria.

CARATTERISTICHE E COMPORTAMENTI DEI CLIENTI. Il principale target di riferimento per questa tipologia di strutture è rappresentato dalle famiglie, seguito dalle coppie, che si attestano intorno al 35%. La scelta di trascorrere una vacanza in agriturismo non è dettata soltanto dal desiderio di concedersi qualche giorno di relax in contesti di particolare bellezza e pregio naturalistico: all'origine di questa decisione c'è soprattutto la ricerca di luoghi esclusivi (motivazione principale nel 18% dei casi) che, al contrario, è assente nel cosiddetto 'prodotto natura', e il desiderio di visitare un posto ancora sconosciuto (15% rispetto al 7,5% rilevato nel 'prodotto natura'), per scoprirne l’identità attraverso la ricchezza del suo patrimonio enogastronomico (8,3% rispetto al 3,4%), le tradizioni e la cultura delle comunità che lo abitano. In questo tipo di vacanza, inoltre, le bellezze naturalistiche sono lo scenario ideale per praticare uno sport, (ciclismo, trekking ed equitazione), indicato come ragione principale di scelta in oltre il 30% dei casi, più del doppio di quanto avviene per il turismo naturalistico (14,3%).

Per gli italiani, la vacanza in agriturismo dura in media 3,8 notti e comporta una spesa media a persona di circa 97 euro per il viaggio e di quasi 40 euro a notte per l'alloggio. Inoltre, ogni turista spende mediamente circa 66 euro al giorno per acquistare i servizi sul territorio. In particolare, le voci di spesa più diffuse sono quelle per i pasti consumati nei ristoranti e nei bar (circa l'80% dei turisti vi spende rispettivamente a testa ogni giorno 23,6 e 6,9 euro). L'acquisto delle produzioni locali, sia gastronomiche che dell'artigianato, è abbastanza diffuso e coinvolge rispettivamente il 28,7% e il 22% dei turisti che soggiornano negli agriturismi.
Per quanto riguarda il fronte estero, la ricerca dell'Isnart rileva che questo settore del turismo italiano esercita un appeal molto forte, tanto che il turismo straniero rappresenta quasi la metà dei flussi complessivi (49,9%). 

I turisti stranieri che frequentano gli agriturismi sono piuttosto giovani: gli over 50, infatti, sono meno del 17%, e le due classi di età prevalenti sono quella dai 31 ai 40 anni (35,5%) e quella tra i 41 e 50 anni (28%).
Il primo mercato di riferimento è rappresentato dalla Germania, con una quota pari al 50%, seguito da quello francese (14,9%), statunitense (11,2%) e spagnolo (9,4%). Nella scelta di un agriturismo, oltre ai fattori di ordine pratico come la vicinanza (32,2% dei casi) e la convenienza dei prezzi (17,6%), i turisti stranieri considerano determinanti altri elementi come il patrimonio artistico e monumentale presente nei dintorni (15,2%), la presenza di eventi culturali (8,3%), la disponibilità di servizi per i bambini (16%), gli interessi gastronomici (14%).

Per gli stranieri la vacanza in agriturismo dura mediamente 6 notti e comporta una spesa media a persona di 180,5 euro per il viaggio e di circa 38 euro a notte per l'alloggio. Ogni turista, inoltre, spende mediamente circa 61 euro al giorno per acquistare i servizi sul territorio, in particolare, pranzi e cene nei ristoranti (circa l'85% dei turisti vi spende 17,2 euro al giorno a testa). Rispetto agli italiani, questi turisti sono più sensibili al 'richiamo delle vetrine', spendendo per lo shopping circa 11 euro al giorno. L'acquisto di prodotti gastronomici coinvolge il 27% dei turisti stranieri, mentre il 30% compra manufatti dell'artigianato locale, per un importo medio di circa 13,2 euro giornalieri a testa.

IL LEGAME CON IL TERRITORIO, ECCO LA RISORSA SU CUI INVESTIRE. "Il legame con il territorio e la valorizzazione delle tipicità che caratterizzano l'area in cui operano sono le risorse più importanti su cui gli imprenditori di questo settore dovrebbero imparare a investire maggiormente". Ecco la strada maestra indicata da Giovanni Cocco, direttore generale dell'Isnart, per incrementare il volume di affari delle aziende agrituristiche. "I turisti che decidono di trascorrere un periodo di vacanza in agriturismo - afferma Cocco - non sono necessariamente alla ricerca della piscina o del centro benessere, solo per citare un esempio". 

"Si tratta di un tipo di clientela che ha esigenze diverse rispetto ad altri e ai quali va offerta soprattutto la possibilità di scoprire le ricchezze gastronomiche e culturali della regione che li ospita". E" invece - conclude - il rischio più diffuso è che, per mettere a disposizione sempre più servizi, molte strutture agrituristiche snaturino quell’identità che, invece, dovrebbe essere alla base del loro modello di accoglienza”. 


DOCUMENTI
- Dossier dell'Osservatorio nazionale sull'agriturismo