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Turismo e crisi: dimmi quanta biancheria lavi e ti dirò quanti affari fai

Diminuisce il flusso di turisti? Sì, e 'lo dice' anche il calo del fatturato medio rilevato dalle lavanderie industriali. A suggerire il nesso tra i due settori è il Consorzio lavanderie toscane che traccia il bilancio delle commesse ricevute nel 2009.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 02/11/2009
Fonte: dal web

La quantità di asciugamani, lenzuola e biancheria da tavola finita nelle lavatrici e sotto i ferri da stiro delle lavanderie industriali può essere considerato un indicatore affidabile del trend turistico. Ad affermarlo è il Consorzio lavanderie toscane raggruppante circa 20 imprese del settore che, oltre a occuparsi della pulizia dei capi, provvede anche al noleggio e al trasporto, fornendo quindi un servizio che Massimo Gentili, presidente del Consorzio, definisce "da porta a porta". 

"Dai nostri dati - spiega Gentili - risulta che quest’anno c’è stato un calo del 13% del fatturato medio e in alcune zone addirittura del 20%. A ciò, si aggiunge il fatto che i prezzi sono rimasti invariati rispetto all'anno scorso. A questa diminuzione dei capi lavati corrisponde un calo del flusso turistico nella nostra regione, frutto della crisi che ha investito tutto il comparto turistico italiano".

Difficile dire con precisione quanto costa a un albergo avere lenzuola, asciugamani e tovaglie linde e pinte, perché il servizio, in molti casi, può essere personalizzato e tante sono le variabili da considerare come, per esempio, il tipo di tessuto. Ma, occhio e croce, si va da un minimo di 0,48 centesimi per il noleggio e il lavaggio di un lenzuolo a un massimo di 0,55.

In uno slancio ottimistico, si potrebbe supporre che la diminuzione di capi affidati dagli alberghi alle lavanderie industriali dipenda da una politica più ecologista messa in atto dalle strutture ricettive che, per rispettare maggiormente l'ambiente, invitano i clienti a fare un uso più parsimonioso della biancheria da bagno, evitando di chiederne il cambio giornaliero. Ma si tratta di un'ipotesi bocciata da Gentili: "Non escludo che questo cambio di mentalità si stia diffondendo tra alcuni albergatori - sostiene il presidente del Consorzio - ma è improbabile che riguardi le strutture di livello elevato come, per esempio, quelle a quattro stelle che devono rispettare determinati standard". "Magari - aggiung - i ristoranti possono scegliere di apparecchiare con tovagliati di carta, ma in questo caso non ci troviamo di fronte a una logica ecologista, ma di semplice risparmio, perché la carta è più economica, ma inquina ugualmente".

In tempo di crisi, dunque, la parola d’ordine è certamente 'risparmio', ma non su tutte le voci di spesa. Il calo del fatturato medio incide inevitabilmente anche sul fronte occupazionale: "Il ridimensionamento del personale impiegato all'interno del Consorzio - afferma Gentili - consiste in circa mille dipendenti, di cui il 70% è rappresentato da donne. E poi c'è la ricaduta sui lavoratori stagionali a cui si fa ampio ricorso in questo settore: rispetto al 2008 il calo è pari al 7%".

Oltre a sottolineare le difficoltà economiche, il Consorzio richiama l'attenzione sull’aspetto igienico: "Nel nostro mercato - spiega Gentili - si stanno affacciando strutture private che non osservano i requisiti minimi di sicurezza igienica, necessari non solo per il rispetto delle normative di legge, ma soprattutto per garantire ai consumatori la certezza di utilizzare biancheria non infetta".

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- Consorzio lavanderie toscane