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Turismo sportivo: una miniera per l'economia italiana, ma ancora poco esplorata

È sviluppato soprattutto in Emilia Romagna, Trentino Alto Adige e Lombardia e nel 2008 ha generato un giro di affari di oltre 7 miliardi: ecco il turismo sportivo secondo Econstat, società di ricerca e consulenza specializzata nel settore turistico.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 02/02/2010

A parte alcune regioni particolarmente virtuose, l'Italia non gli ha ancora tributato l'importanza che invece, come dimostrano le cifre intorno a cui ruota il suo business, meriterebbe. Il turismo sportivo rappresenta un terreno ancora poco esplorato eppure molto fertile, almeno a giudicare dai risultati più che positivi raccolti da quelle regioni che vi investono risorse economiche, ma soprattutto organizzative. Con Nicola Tomesani, direttore dell'unità Sport e Turismo di Econstat, società di ricerca e consulenza specializzata nel settore turistico, analizziamo questo fenomeno in costante crescita.

Dottor Tomesani, cosa si intende per turismo sportivo?
"Con questa espressione intendiamo definire l'insieme dei viaggi, che prevedono almeno una notte di pernottamento, effettuati per praticare uno sport o per assistere a un evento sportivo. Nel primo caso si parla di turismo sportivo attivo, mentre nel secondo si tratta di un tipo di turismo passivo che abbraccia molteplici attività: si può viaggiare per seguire l'allenamento della propria squadra del cuore oppure per assistere a un grande evento sportivo o, ancora, per accompagnare un proprio figlio a una gara. Quest'ultima motivazione rappresenta un motore importante per l'economia turistica, perché è un'intera famiglia a viaggiare e, quindi, a spendere".

Quali sono i numeri di questo fenomeno, sia in termini economici che di flussi turistici?
"I volumi del mercato relativi al 2009 saranno resi pubblici verso la fine di aprile. I dati che abbiamo a disposizione adesso si riferiscono al 2008 e indicano in 7,4 miliardi di euro la spesa generata complessivamente dai viaggi sportivi, decretando un aumento di circa il 13 per cento rispetto al 2007. Le persone che hanno effettuato un viaggio per motivi legati ad attività sportive sono state 4,4 milioni, in totale i viaggi sono stati circa 12,4 milioni e 75 milioni i pernottamenti. La spesa media per ogni viaggio, invece, si aggira intorno ai 580 euro".

Quali sono i motivi alla base dell'incremento della spesa complessiva?
"L'aumento dipende principalmente da due fattori: da una parte la crescita dell'offerta, come spesso avviene quando un segmento di mercato è relativamente giovane e non ha mai ricevuto un input scientifico, e dall'altra la mancata contrazione della durata del viaggio, la cui media è rimasta di 6 notti".

Tra gli sport che inducono a viaggiare, quali sono quelli che 'tirano' maggiormente?
"Il raggruppamento degli sport per macro-categorie pone al primo posto le discipline montane e invernali, che raggiungono il 28 per cento dei viaggi sportivi totali, in gran parte praticati (35,6 per cento contro appena il 4,8 per cento rappresentato dai cosiddetti turisti passivi). Al secondo posto troviamo gli sport acquatici che superano ampiamente il calcio, totalizzando oltre un quinto dei viaggi complessivi (22,9 per cento), e anche in questo caso la percentuale più elevata è rappresentata dai turisti attivi (27 per cento contro 10,8 per cento)".

Per quanto riguarda le destinazioni, invece, quali sono quelle preferite dal turismo sportivo?
"Ai primi tre posti della classifica figurano l'Emilia Romagna, dove si concentra il 12 per cento del flusso turistico, il Trentino Alto Adige con l'11,7 per cento, e la Lombardia con l'8,4 per cento. Per quanto riguarda le prime due regioni, confrontando i dati del 2008 con quelli dell'anno precedente, si registra una lieve flessione pari all'1 per cento circa, mentre la Lombardia ha ottenuto un incremento di 3 punti percentuali".

Cosa determina il successo di queste regioni?
"Il Trentino, come noto, è particolarmente forte nel settore degli sport invernali, ma è riuscito ad affermarsi anche durante la stagione estiva grazie a una serie di attività, come trekking e mountain bike, che non richiedono un'impiantistica complessa e infrastrutture pesanti, ma semplicemente capacità organizzativa. L'Emilia Romagna, invece, è leader nel settore degli sport acquatici praticati non solo in mare, ma anche in strutture realizzate ad hoc. È il caso, per esempio, dello stadio del nuoto di Riccione costruito nel 2008. Inoltre, l'Emilia punta molto sui beach game organizzati sia a livello amatoriale dagli stabilimenti balneari, sia realizzati dall'Azienda di promozione turistica (Apt) regionale tra luglio e agosto".

E sul fronte della provenienza dei turisti?
"I grandi bacini da cui provengono i flussi sono la Lombardia, seguita dall'Emilia-Romagna, dal Lazio e dalla Toscana. Per quanto riguarda i turisti stranieri, invece, prevalgono le nazioni europee come Svizzera, Francia, Austria e Germania. Una quota minoritaria, infine, proviene dagli Stati Uniti e si tratta di turisti appassionati di golf che, però, non incidono in maniera significativa sul mercato".

Quali tipi di persone praticano turismo sportivo?
"Per tentare di tracciare un identikit del turista sportivo, abbiamo preso in considerazione le caratteristiche anagrafiche, da cui risulta che il 21 per cento dei viaggi è effettuato da persone con meno di 25 anni e quasi il 52 per cento ne ha meno di 40 (rispetto al 60 per cento del 2007). L'età media di questo tipo di viaggiatori è di 39 anni, ma cresce sempre di più il numero di over 50".

Per i viaggi sportivi gli italiani si rivolgono ai canali di acquisto tradizionali o, seguendo un trend ormai diffuso, si affidano al web?
"In media il 21 per cento dei viaggi sportivi viene acquistato tramite internet, il 20 per cento dei viaggiatori si rivolge a persone conosciute che vivono nel luogo scelto per la vacanza, il 19 per cento si affida alle agenzie di viaggio. C'è poi un 18 per cento di persone che acquista tramite cataloghi e call center".

Quali potrebbero essere le strategie utili per far decollare questo settore del turismo?
"Le ricette potrebbero essere due: da una parte organizzare eventi in bassa stagione senza grandi investimenti infrastrutturali che rischierebbero poi di non generare il ritorno economico desiderato, e dall'altra promuovere pacchetti dedicati ai turisti sportivi attivi e mirati soprattutto ad attrarre i cosiddetti turisti di prossimità, cioè quelli che abitano nella stessa regione e che non hanno le possibilità economiche per concedersi periodi lunghi di vacanza lontano da casa. La grande chiave di volta potrebbe essere proprio questa e, per metterla in pratica, si potrebbe imitare l'esempio del Piemonte dove dall'anno scorso è attivo un progetto ispirato, appunto, al turismo di prossimità".

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- Econstat