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Turismo nautico: investire sui porti, ecco la chiave per lo sviluppo

Dal numero e dal tipo di imbarcazioni che formano il parco mezzi italiano all'economia che ruota intorno: ecco la radiografia del settore secondo il primo rapporto elaborato dall'Osservatorio nautico nazionale.

» Mercato turistico Ester Trevisan - 01/03/2010
Fonte: www.portoediporto.it

Un'analisi ricca di dati che aiutano a tracciare i lineamenti del turismo nautico in Italia: è il primo rapporto redatto dall'Osservatorio nautico nazionale, presentato lo scorso ottobre in occasione del 49esimo Salone di Genova dedicato al settore.

PARCO NAUTICO
Secondo i dati forniti dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, il parco nautico immatricolato in Italia conta 98mila 136 imbarcazioni. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di natanti, ovvero di barche che non superano i 10 metri, e rappresentano il 60 per cento di tutto il parco registrato. Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, dal rapporto emerge che il maggior numero di unità a motore, che in tutto il Paese raggiungono l'82 per cento dell'intero complesso di imbarcazioni immatricolate, è presente nelle regioni meridionali, mentre le imbarcazioni a vela sono più diffuse nell'area settentrionale. Il parco nautico vede al primo posto, come unità iscritte, la Liguria e la Campania, che insieme arrivano a coprire più del 35 per cento del totale. Nelle prime quattro regioni, ovvero Liguria, Toscana, Lazio e Campania, si evidenzia la concentrazione più alta, pari a circa il 56 per cento. Più difficile, a causa della mancanza di dati ufficiali, è l'analisi del parco nautico non immatricolato: nel 2008 si stima fosse composto da circa 520mila 400 imbarcazioni, di cui 166mila 500 rappresentano le cosiddette 'unità minori', cioè quelle non a motore come le barche a vela, le derive, le barche a remi, le canoe, i kajak, i pattini, i pedalò e i mosconi. Tra imbarcazioni immatricolate e non, sempre secondo le cifre fornite dal ministero delle Infrastrutture e dei trasporti, in Italia il parco nautico consta di circa 618mila unità, la maggior parte delle quali non registrate (84 per cento contro il 16 per cento di quelle immatricolate).

LEASING E CHARTER
Meritano un discorso a parte il fenomeno del leasing nautico e l'attività di charter. Il mercato del leasing nautico, nel 2008, secondo dati dell'Associazione Italiana Leasing (Assilea) –  che raggruppa la quasi totalità degli operatori del leasing in Italia – finanzia dall'80 al 95 per cento (a seconda dello specifico anno considerato) del numero di contratti stipulati in rapporto al numero delle nuove immatricolazioni. Un altro dato interessante riguarda l'incremento dei contratti di leasing nautico rispetto al totale di questo mercato: nel 2008, anno cui si riferisce l'analisi elaborata dal rapporto, si è registrato un aumento pari a circa sei volte quello evidenziato nel 2002. 

Se consideriamo, invece, il mercato del charter, una constatazione appare subito evidente: la barca utilizzata sistematicamente per la locazione o il noleggio ha una leva economica più elevata, moltiplicando la possibilità di praticare l'attività diportistica e il turismo nautico, almeno per una certa tipologia di potenziali utilizzatori turistici. La maggior parte delle imprese operanti in questo settore è presente nel Lazio (20,9 per cento), regione seguita da Puglia e Liguria (entrambe 14,3 per cento), Sicilia (12,1 per cento), Sardegna e Toscana (11 per cento). Mediamente, considerate le dimensioni delle aziende e la ripartizione fra contratti di noleggio e di locazione, risulta un fatturato, per l'azienda media, di circa 185mila euro.

Per quanto riguarda le tipologie dei mezzi, la flotta charter è composta per il 38 per cento da natanti, per il 61 per cento da imbarcazioni e per lo 0,5 per cento da superyacht la cui lunghezza massima è compresa tra i 24 e i 50 metri. Distinguendo fra i contratti di noleggio e quelli di locazione, si nota che il 60 per cento delle aziende campionate dal rapporto svolge esclusivamente attività di locazione, mentre meno del 30 per cento svolge un'esclusiva attività di noleggio. La quota di aziende impegnate in entrambe le attività è residuale e si colloca attorno al 10 per cento. Inoltre, dalle risposte fornite dalle aziende interpellate per la ricerca, emerge che, mediamente, ogni imbarcazione viene noleggiata o locata per circa 70 giorni l'anno (10 settimane), con una tariffa media di 5mila 500 euro. Sul fronte della clientela risulta che per il 60 per cento delle imprese charter intervistate la domanda proviene dall'estero.

RICETTIVITÀ
Il rapporto redatto dall'Osservatorio nautico nazionale punta i riflettori anche sulle varie tipologie di infrastrutture, divise fra pubbliche, private e semplici punti di ormeggio, e sulla loro evoluzione nel triennio 2007-2009. Ne risulta che le strutture pubbliche rappresentano oltre il 65 per cento. Nel 2007 le infrastrutture dedicate al turismo nautico erano 502, con una netta prevalenza nelle due regioni insulari (Sicilia 79 e Sardegna 74), cifra che tre anni dopo ha raggiunto quota 525, con il maggiore balzo in avanti registrato in Sicilia, dove il numero di infrastrutture è passato da 79 a 85. A fronte di questo sviluppo, va segnalato che nell'arco del triennio preso in considerazione si riscontrano tre variazioni negative in Toscana, Campania e Friuli, nelle quali il numero di infrastrutture è diminuito. Oltre il numero di infrastrutture presenti sul territorio, un altro parametro utile per tracciare il livello di ricettività è costituito dalla capacità di accogliere le unità da diporto: nel 2009 i posti barca disponibili erano oltre 147mila. 
Ai primi posti figurano Liguria, Toscana, Sicilia, Sardegna e Friuli Venezia Giulia, che offrono quasi il 60 per cento dei posti barca. Per quanto riguarda, invece, la tipologia portuale, prevale quella delle strutture pubbliche con ben il 65,2 per cento, seguita dalle private che raggiungono il 24 per cento, mentre i punti di ormeggio rappresentano appena l'11 per cento dell'offerta nazionale. Ma, sottolinea il rapporto, la quantità di posti barca non basta a stabilire la qualità di una struttura che dipende anche dalla grandezza delle imbarcazioni in grado di ospitare e dai servizi offerti ai diportisti: attracco, acqua, carburante, luce, alaggio, vigilanza, rifiuti, servizi igienici, parcheggio, informazioni turistiche. Nel 2009 la media nazionale dei servizi erogati è rimasta più o meno invariata, con un indice di nove punti e la Basilicata che si conferma al vertice con quasi un punto in più rispetto all'anno precedente.

'NAVIGAR M'È AMARO' IN QUESTO MARE…
I luoghi del navigare esaminati dal rapporto sono le 25 aree marine protette, oggetto di un'indagine effettuata tra luglio e agosto dello scorso anno. L'accesso a tutte le aree campionate è assicurato dalla presenza di 34 porti, alcuni dei quali si trovano direttamente all'interno della riserva (20,6 per cento), ma la percentuale più elevata è rappresentata dal 26,5 per cento di porti situati a una distanza complessiva di massimo 5 miglia marine. La presenza di numerosi e rigidi vincoli all'esercizio delle attività nautiche non rende la vita facile ai diportisti. La situazione di maggior conflitto si verifica con i divieti per la pesca sportiva, l'utilizzo del motore e l'alta velocità che sono sanzionati in tutte le aree marine protette e che risultano infranti in ognuna di esse. Lo scenario non è molto diverso per la pesca in apnea e il danneggiamento della flora e della fauna, sanzionate rispettivamente per il 14 e per il 21 per cento. Alle aree marine protette coinvolte nell'indagine è stato chiesto di individuare su quali fattori, a loro parere, bisognerebbe investire per promuovere ulteriormente lo sviluppo delle riserve: maggiori risorse finanziarie (33,3 per cento), intensificazione del controllo e del monitoraggio da parte della autorità preposte (20 per cento), maggiore divulgazione dell'educazione ambientale e incremento della promozione delle aree (13,3 per cento), maggiore indipendenza nella gestione (6,7 per cento), chiarezza sulla normativa vigente (6,7 per cento).

PROFILO DEL DIPORTISTA
Più della metà del campione in oggetto, circa il 66 per cento, è di età compresa tra i 41 e i 65 anni. Soltanto il 15 per cento rientra nella fascia inferiore ai 30 anni. L'età media rilevata è di 52 anni, 42 per le donne e 53 per gli uomini. Quanto al genere, si può affermare che la nautica da diporto rimane ancora un ambiente prevalentemente maschile, visto che le donne rappresentano appena il 15 per cento, anche se tendono ad essere in media più giovani rispetto ai diportisti maschi. Per quanto riguarda il livello di istruzione e la posizione professionale, emerge che i diportisti hanno un titolo di studio elevato: l'88 per cento ha almeno il diploma e più del 40 per cento è laureato, mentre la sola licenza media è appannaggio di meno del 5 per cento del campione. 
A livello di professioni svolte, prevalgono in assoluto gli imprenditori, con il 30 per cento circa del campione. Imprenditori e liberi professionisti superano, insieme, il 57 per cento. Lavoratori dipendenti e pensionati, invece, rappresentano rispettivamente il 22,9 e il 19 per cento. Dalle risposte fornite, risulta che la maggioranza dei diportisti naviga in compagnia dei propri familiari (più del 65 per cento) o con amici (circa il 40 per cento degli intervistati). Meno del 6 per cento, invece, dichiara di essere solo. Analizzando le giornate di fruizione media annua, si evidenzia come, all'aumentare dell'età, cresca in maniera proporzionale la frequenza di navigazione. Chi ha meno di 30 anni va in barca poco più di un mese l'anno complessivamente, il dato raddoppia a partire dai 41 anni: più dell'80 per cento del campione, cioè i diportisti over 41, segnala un uso medio della barca di quasi due mesi, che sfiora i tre mesi a partire dai 65 anni.

L'ECONOMIA CHE RUOTA INTORNO
Il rapporto dell'Osservatorio nautico nazionale distingue tra le spese sostenute dai diportisti stanziali e quelle affrontate dai diportisti in transito. 

Diportisti stanziali
Mediamente, per ogni giorno di permanenza, un diportista spende complessivamente circa 100 euro: considerate tutte le voci di spesa (ristorazione, shopping, intrattenimento e cultura), i natanti effettuano spese giornaliere per circa 45 euro. Le 'imbarcazioni minori' spendono più del doppio e le 'imbarcazioni maggiori' più di 170 euro giornalieri. Le navi da diporto, infine, arrivano a superare la cifra di 400 euro durante il loro stazionamento nei porti di ormeggio abituale.

Diportista in transito
Prendendo in considerazione gli stessi capitoli di spesa analizzati per i diportisti stanziali, complessivamente i costi sostenuti da un diportista medio in un porto diverso dall'ormeggio abituale superano i 90 euro giornalieri. Tale dato subisce, però, delle notevoli variazioni a seconda della tipologia di unità considerate. I possessori di natanti, per esempio, superano di poco i 74 euro, mentre coloro che navigano su imbarcazioni, siano esse classificabili come minori o maggiori, spendono da 90 a 113 euro al giorno. Molto diversi i dati che riguardano le navi da diporto: la spesa quotidiana è superiore ai 300 euro.

DOCUMENTI ALLEGATI
- Primo rapporto sul turismo nautico (Osservatorio nautico nazionale)

LINK

- Osservatorio nautico nazionale