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Viaggia con gusto?tra le 4mila bandiere della prelibatezza

Il successo di una vacanza, per quasi un italiano su due, dipende dalle bontà gastronomiche che riesce a gustare durante il suo soggiorno. Tra i piatti preferiti sicuramente quelli della tradizione regionale e locale.

» Itinerari e Tendenze Vera Sermoneta - 18/08/2011
Titolo: Il Cacciucco alla Livornese
Fonte: Immagine dal web

La 'ricetta' della vacanza perfetta passa anche attraverso la buona tavola, ne è convinta una buona parte della popolazione italiana che, quando si trova in un luogo di villeggiatura, che sia al mare, in collina o in alta montagna, non disdegna l'incontro con gli antichi sapori, con le specialità tipiche più o meno ricercate, insomma, con la grande cultura gastronomica regionale che da sempre ci caratterizza.

Secondo un censimento operato dalla Coldiretti sull'Elenco dei prodotti agroalimentari tradizionali delle Regioni, nel 2011 sono state catalogate ben 4mila 606 specialità agroalimentari italiane ottenute secondo tradizioni antiche tramandate nel tempo. Questi 'tesori' della tavola rappresentano l'anima del turismo enogastronomico, che nel Belpaese fattura cinque miliardi di euro. 

"Una ricchezza nazionale che comprende i prodotti ottenuti secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni – spiega la Coldiretti - e metodiche praticate sul territorio in modo omogeneo". Un lavoro prezioso, finalizzato a proteggere dalle falsificazioni e a conservare anche in futuro il patrimonio regionale delle tipicità nella sua originalità, ma anche atto a disegnare la mappa enogastronomica del territorio per le vacanze 2011. Secondo l'indagine dell'istituto Swg, infatti, per più di un italiano su tre la vacanza ideale deve essere ricca dei sapori, degli odori e degli aromi delle specialità enogastronomiche locali. 

LE BANDIERE DEL GUSTO. La regione italiana con un maggior numero di bandiere del gusto è la Toscana, che guadagna il primo posto con 462 specialità, seguita sul podio da Lazio (374) e Veneto (368), tallonato dal Piemonte con 363 specialità, seguito a ruota dalla regione Campania (354). A seguire troviamo Liguria (295), Calabria (271), Emilia-Romagna (257) e la Lombardia (242 specialità), che con 33 nuove denominazioni ha stabilito il record di incremento per il 2011. Seguono la Sicilia (233), la Puglia (226), la Sardegna (174), il Molise (159), il Friuli-Venezia Giulia (151), le Marche (151), l'Abruzzo (147), Trento (109), Bolzano (92), la Basilicata (77) l'Umbria (69) e la Val d'Aosta (32). 

UNO STIVALE RICCO DI BONTÀ. Ma quali sono le specialità culinarie che rendono unico e invidiato il nostro Paese? "A prevalere tra le prelibatezze salvate dall'estinzione - precisa la Coldiretti - sono 1.387 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.285 tipi di verdure fresche e lavorate, 765 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 472 formaggi, 158 bevande tra analcoliche, liquori e distillati, 151 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il burro) e 146 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei, e così via". In undici anni, dal luglio del 2000, momento in cui è iniziato il lavoro di catalogazione a livello regionale, i prodotti censiti dalle regioni "sono più che raddoppiati grazie all'impegno degli imprenditori agricoli nel recupero delle tradizioni", sottolinea Coldiretti. 

UN 2011 DA MANGIARE. Dall'indagine emerge che nel 2011 l'elenco delle specialità è cresciuto complessivamente di 95 prodotti. Tra quelli posti sotto tutela troviamo la cipolla bianca di Fara 'filiorum petri' (cipolla abruzzese bianca, piatta e arrotondata, tipicamente estiva, dal gusto morbido e dall'aroma delicato), il rappascione di Viggianello (zuppa lucana di cereali e legumi), il tabaccante di Casalbuono (fagiolo nano bianco campano), la mariola (salame di grossa pezzatura tradizionale della Bassa Parmense e del Piacentino), l'oliva cellina di Nardò in concia tradizionale.

PRODOTTI DOP E IGP. Secondo Coldiretti, però, ci sono anche regioni che hanno visto ridursi il patrimonio enogastronomico, dal momento che alcuni prodotti sono usciti dall'elenco per essere riconosciuti a livello comunitario come Dop o Igp. Ad esempio la Patata della Sila Igp (Calabria), la Farina di Neccio della Garfagnana Dop (Toscana), il Farro di Monteleone di Spoleto Dop (Umbria), il Piacentinu ennese o la Vastedda della Valle del Belice Dop (Sicilia). "L'Italia - conclude la Coldiretti - può contare sul record comunitario con ben 228 denominazioni di origine riconosciute a livello europeo, mentre i vini a denominazione di origine sono 509".