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Ferrovie: tra carrozze e vecchi vagoni, la storia che corre sui binari

La linea del Bernina al confine italo-svizzero compie 100 anni. Ma per una che viene celebrata, tante altre strade ferrate vengono dimenticate. Così il 7 marzo prossimo verranno ricordate in un'apposita giornata.

» Cronaca Viaggi e Turismo Valentina Marsella - 29/01/2010
Fonte: www.flaviocapra-bernina.net

Era il 5 luglio 1910 quando la linea ferroviaria del Bernina, che collega da 100 anni la Svizzera alla Valtellina, entrò in funzione. Le sue carrozze rosse fiammanti, un lampo di luce tra le montagne innevate, percorsero i 61 chilometri di raffinata ingegeneria edile davanti al monte più alto dei Grigioni. I suoi manufatti, 13 tunnel, e 52 tra viadotti e ponti, stupì non poco tecnici e cronisti dell'epoca. Quel treno a trazione elettrica affettuosamente chiamato 'trenino rosso', era un vero portento. 

Nel 2010 la linea ferroviaria Bernina compie un secolo di vita. E in cento anni il successo di quel percorso su rotaie è cresciuto di giorno in giorno. Tanto che l'Unesco ha inserito la linea nell'elenco dei beni patrimonio dell'umanità. La storica tratta che da Chur, Svizzera, ragguinge Tirano attraverso i passi Albula e Bernina, con i suoi 2253 metri, è la più alta d'Europa. Quando si fanno strada tra i paesaggi innevati dell'Albula e del Bernina, le carrozze rosse sembrano quelle di un fragile trenino elettrico. Ma non è così: colpisce la robustezza moderna eppure antica, di chilometri e chilometri di binari che iniziano da Coira, la più antica città svizzera capoluogo dei Grigioni, e arriva a Tirano, in Valtellina, dopo aver toccato St. Moritz nell'Alta Engadina. 

Molti i primati vantati da questo gioiello dei trasporti: oltre a essere la trasversale alpina più alta d'Europa, con un picco di oltre 2250 metri che raggiunge alla stazione di valico Ospizio Bernina, è dotato di un'aderenza ai binari unica al mondo. Anche senza cremagliera, grazie al suo scartamento ridotto, riesce a superare le asperità del terreno e affrontare curve a raggio minimo (45 metri) e pendenze fino al settanta per mille. Meraviglia pensare che le prodigiose carrozze rosse siano frutto dell'ingegneria di cento anni fa. Per questo L'Unesco l'ha premiata, considerando questa linea un capolavoro. Come recita la motivazione del premio conferito al gioiello dei trasporti: "la ferrovia ha avuto una profonda influenza nello sviluppo economico e sociale del territorio che attraversa ed è in armonia con il paesaggio". 

Gli scorci che attraversa sono tra i più spettacolari dell'arco alpino: dal ghiacciaio del Morteratsch a quello del Palu, dal valico Ospizio Bernina alla Val Poschiavo. Se d'estate la centenaria tratta Bernina è supefavorita tra gli appassionati di trekking e mountain bike, d'inverno il 'trenino rosso' è tutto per gli sciatori che scendono alle stazioni di Diavolezza e Lagalb, in Engadina, a pochi metri dagli impianti di risalita. Insomma, la linea Bernina è come il vino: migliora invecchiando. Eppure ci sono tante ferrovie antiche da Nord a Sud d'Italia: linee dimenticate, che però non hanno perso il loro fascino. Il prossimo 7 marzo sarà  la 'Giornata nazionale delle ferrovie dimenticate', giunta alla terza edizione: "una grande festa all'insegna della mobilità dolce - fanno sapere gli organizzatori - del rispetto del nostro patrimonio, della memoria e del riscatto delle nostre ferrovie abbandonate e non. Abbiamo nel carniere oltre 25 eventi, e altri se ne aggiungono ogni giorno". 

Vagoni e carrozze senza tempo, in cui si respira l'odore della vita tra i binari. Tra i modi per ricordare le ferrovie abbandonate, nella giornata in loro onore, si faranno escursioni su tratte non più 'battute', ma anche viaggi su treni locali, mostre, convegni e incontri. E ancora: presentazione di libri, visite a stazioni e a musei ferroviari, stage di pulizia delle tratte dismesse, e qualunque altra forma di sensibilizzazione. Tra i musei ferroviari italiani, spicca quello di Trieste Campo Marzio, la cui apertura al pubblico risale all'8 marzo 1984. Foto, disegni, documenti, sono raccolti nell'omonima antica stazione, costruita all'inizio del secolo scorso con funzione di capolinea dei collegamenti tra il porto di Trieste e l'entroterra austro-ungarico e bavarese, nonché della cosiddetta Ferrovia Istriana. 

Le sue sale, oggi perfettamente restaurate e riportate all'originario splendore, ospitano anche cimeli relativi alla storia dei trasporti ferroviari della provincia di Trieste, articolati in quattro sezioni: storia, tecnologia, movimento e trazione. Una parte dell'esposizione è riservata poi ai servizi su rotaia cittadini, cioè ai tram, oggi non più in uso. Di grande impatto anche sui visitatori più giovani sono i plastici, sui quali spicca la fedele riproduzione del nodo ferroviario di Opicina nel 1910. Poi c'è il museo piemontese di Savigliano, in cui sono presenti diverse locomotive, alcune a vapore, utilizzate per treni di carattere storico-turistico. In progetto anche sezioni con materiale storico, modellini, una biblioteca, archivi, videoteca e fototeca. 

E come non citare il Museo Nazionale Ferroviario di Pietrarsa, che sorge tra le estreme propaggini della periferia orientale di Napoli, tra il quartiere di San Giovanni a Teduccio, il comune di Portici e quello di San Giorgio a Cremano. Anche qui si possono ammirare locomotive a vapore, elettriche trifase e a corrente continua, locomotori diesel, elettromotrici, automotrici e carrozze passeggeri. Interessante è il Treno reale, un convoglio di undici vagoni costruito nel 1929 per le nozze di Umberto II di Savoia con Maria José del Belgio, mentre di recente è stata acquisita la vettura presidenziale offerta nel 1989 da Francesco Cossiga. 

"È importante la memoria anche tra le giovani generazioni - sottolineano gli ideatori di un progetto che vuole ricordare l'antica storia sommersa tra i binari - per comprendre il significato del patrimonio ferroviario, tenere attive e valorizzare le ferrovie secondarie come vettori della mobilità dolce. Trasformare le linee definitivamente dismesse in piste ciclopedonali, come avviene in molti Paesi d'Europa, mantenendo vivo il loro ricordo. Tutte le associazioni che fanno parte di CoMoDo, la confederazione che si occupa di mobilità alternativa, tempo libero e attività outdoor, hanno aderito alla Giornata e molte di esse hanno anche garantito un sostegno economico. 

LINK
- La linea del Bernina
- Ferrovie dimenticate