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Bandiere rosse: per Bruxelles 56 siti hanno problemi di inquinamento

Rappresentano l'1% delle coste italiane. Dato falsato, per gli esperti europei, perché la nostra legislazione, più severa, comprende anche le zone industriali, escluse in altri Stati. Maglia nera al Veneto e in Europa, il dato peggiore è quello Polacco.

» Cronaca Viaggi e Turismo Gianluca Colletta - 21/06/2010
Fonte: Immagine dal web

Dopo le bandiere blu, che certificano l'eccellente qualità del nostro mare, arrivano per l'Italia anche quelle rosse. Si tratta di 56 aree, tra mari e laghi, ritenuti dalla Comunità europea non conformi alla direttiva Ue sulla qualità delle acque, la cui causa principale è da attribuire a carenti impianti di depurazione in determinate zone.

Un dato che comunque non deve preoccupare, soprattutto se paragonato ai 5mila 600 siti balneari presenti lungo le nostre coste, il più elevato d'Europa, e che rappresenta appena l'1 per cento, ma che deve servire come incentivo per un ulteriore miglioramento. Inoltre, come sottolineano gli esperti dell'Agenzia europea per l'ambiente che ha redatto la mappa, "in Italia la direttiva Ue è applicata in modo più rigido", in quanto non vengono presi in considerazione solo i luoghi e gli stabilimenti balneari, come in tutti gli altri Stati, ma viene monitorata tutta la costa, comprese le aree industriali e portuarie, generalmente più inquinate.

I siti incriminati sono distribuiti lungo tutto lo Stivale. Su 56 bandiere rosse, relative ai dati del 2009, 5 riguardano la situazione dei laghi, mentre le restanti si riferiscono ai litorali marini. Così scopriamo che tra le regioni la maglia nera di questa classifica tocca al Veneto, con quasi la metà dei siti incriminati. Le 23 bandiere sono distribuite tra la provincia di Verona (dove ce ne sono 3), Chioggia (10), Porto Tolle e Rosolina, che ne contano 5 ciascuna.

Anche la Liguria non se la passa bene, nonostante sia una delle regioni che hanno ottenuto nel 2010 più bandiere blu, con 8 siti incriminati (3 a Imperia e 5 a Genova). L'Ue segnala poi una zona in provincia di Bolzano, una in Toscana (Piombino) e 4 nelle Marche (1 in provincia di Macerata e 3 in quella di Ascoli Piceno). I restanti 15 siti incriminati sono dislocati nelle zone del Centro-Sud. Ben 6 sono presenti in provincia di Reggio Calabria, 3 in quella di Messina, in Sicilia, uno in Abbruzzo e 5 in Campania (4 distribuite lungo la costa napoletana e 1 a Salerno).

A livello europeo, tra gli otto Paesi in cui emerge un problema inquinamento, solo la Spagna fa meglio di noi. Su tutti i siti balneabili che si trovano lungo le sue coste, solo lo 0,7 per cento non è conforme ai parametri minimi stabiliti dalla direttiva Ue sulla qualità delle acque. Situazione decisamente peggiore in Polonia, dove sono addirittura il 13,7 per cento le zone inquinate, seguita dal Belgio (8,7 per cento), l'Olanda (7,1 per cento), Francia (che totalizza 129 bandiere rosse, il numero totale più elevato, che rappresentano il 3,9 per cento del totale) e il Regno Unito (2,3 per cento).

Un confronto che colloca l'Italia tra le eccellenze, anche se in molti altri Stati non esistono problemi di questo tipo. Ma se si considera che molte volte i divieti che interessano le nostre spiagge sono collegati anche ai rischi che si possono incontrare in acqua, come correnti, alghe o altri tipi di vegetazione, gli operatori turistici possono dormire sonni tranquilli. E ai villeggianti non resta che tuffarsi in acqua e godersi la vacanza.