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Paolo Maldini: il difensore rossonero nella rete del fisco.

Indagato per corruzione, insieme alla moglie, e spionaggio, per aver versato soldi a un funzionario dell'Agenzia delle entrate e per violazione del sistema informatico dell'anagrafe tributaria. Aumenta il numero degli sportivi nei guai con l'erario.

» Calcio Gianluca Colletta - 26/04/2010

Si allunga la lista degli sportivi doc caduti nelle maglie del fisco. Dopo una lunga e stellare carriera, questa volta è toccato a Paolo Maldini, ex capitano e difensore rossonero, oltre che della nazionale, indagato dalla procura di Milano per corruzione e spionaggio.

Secondo l'accusa, per evitare controlli fiscali, avrebbe versato soldi e altre 'utilità', insieme alla moglie Adriana Fossa, anche lei indagata per corruzione, a un funzionario dell'Agenzia delle entrate, al quale si sarebbe rivolto per evitare controlli fiscali e per acquisire dati riservati su un socio, nell'ambito di un'operazione immobiliare, violando così il sistema informatico dell'anagrafe tributaria. Il nome di Maldini era comparso nell'indagine nei mesi scorsi, ma solo nei giorni scorsi gli era stato notificato l'avviso di chiusura delle indagini.

Nelle maglie della magistratura milanese sono finite 41 persone, tra cui Davide De Zan, per una vicenda già salita agli onori della cronaca qualche tempo fa.  Il giornalista sportivo sarebbe entrato nel sistema informatico dell'anagrafe tributaria, per ottenere informazioni patrimoniali sui suoi colleghi Alessandro Piccinini e Paolo Ziliani. "Accuse del tutto infondate" per il legale di Maldini, certo che il suo assistito uscirà da questa storia completamente pulito.

Eppure, l'ex calciatore rossonero non è il primo a finire nel mirino del fisco. Prima di lui tanti grandi campioni, a cominciare da Diego Armando Maradona e Valentino Rossi. Al pibe de Oro, per i suoi guai con l'erario, al quale doveva 30 milioni di euro, sono stati sequestrati e messi all'asta i suoi preziosi orecchini, mentre il centauro di Tavullia ha pagato una maxi multa di 35 milioni, cifra cui si è arrivati dopo un lungo patteggiamento, ma che inizialmente, tra arretrati, multe e interessi, era di oltre 60 milioni di euro.

Una lista lunga che include tutti gli sport, dal motociclismo (Loris Capirossi, Max Biaggi e Pierfrancesco Chili) all'automobilismo (Nicola Larini e Vitantonio Liuzzi), dal tennis (Andrea Gaudenzi) al ciclismo (Mario Cipollini, Davide Rebellin e Paolo Bettini), senza dimenticare il campione dello sci Alberto Tomba e, nel mondo del calcio, nomi come Fabio Capello,  Franco Baresi e Sebastiano Rossi. In alcuni di questi casi, la vicenda si è conclusa con il patteggiamento, che ha ridotto di molto le cifre da pagare.

Campioni nello sport, ma fuori dal campo e dalle competizioni esempi non sempre impeccabili e da imitare. Sembra proprio che più aumentino i guadagni più l'avidità la faccia da padrona. In fondo, come dice un vecchio proverbio, 'tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino'. E chissà cosa ne pensa il povero lavoratore dipendente, contribuente forzato nella legalità, nel sapere che lui le tasse le deve pagare tutte, fino all'ultimo centesimo, perché detratte direttamente dalla busta paga, mentre chi non ha mai faticato ad arrivare a fine mese, indipendentemente dalla sua occupazione, può addirittura pagare meno di quello che realmente dovrebbe.