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Sudafrica 2010: una piccola Italia eliminata al primo turno. Lippi: "È colpa mia"

Solo 2 punti in 3 partite. Le scelte sbagliate del tecnico: dai giocatori fuori ruolo alla formazione che non convince, poi il mea culpa. Solo alla fine una nazionale degna di essere chiamata tale. Anche la Federazione deve rispondere delle sue decisioni

» Calcio Gianluca Colletta - 25/06/2010

Per una volta bisogna essere realisti. Nessuno se lo augurava, ma non era poi così difficile immaginare che la nazionale italiana non brillasse a questi Mondiali in Sudafrica. Non c'era bisogno di essere esperti calciofili, conoscere tutto su moduli, 4-3-3, 4-4-2, catenaccio, contropiede, cross e chi più ne ha più ne metta. Il cammino azzurro era iniziato male ed è terminato peggio.

Già nel girone di qualificazione l’Italia di Lippi, appena tornato sulla panchina della nazionale, che aveva portato alla vittoria del mondiale 2006, dopo due anni di assenza, mostrava tutti i suoi difetti. Episodi fortunati, autogol e tanta sofferenza avevano segnato le prime tre partite dopo l'Europeo del 2008, quando vinse a Cipro (1-2) e con la Georgia (2-0), e pareggiando con la Bulgaria. E anche le ultime partite prima della partenza alla volta del Sudafrica avevano lasciato con l'amaro in bocca. Attaccanti che hanno faticato a trovare la via del gol, con l'eccezione di Quagliarella nell'amichevole con la Svizzera finita, peraltro, 1-1, e giocatori a volte spaesati impiegati in ruoli diversi da quelli che normalmente occupavano nei propri club durante il campionato.

Lippi però ha continuato sulla propria strada. Quello che era il suo vanto, calciatori duttili, invece che fuoriclasse (giusto per non dimenticare nomi come Cassano o Miccoli), capaci di ricoprire più ruoli, si è trasformato nell'errore più grande, piuttosto che in un asso nella manica. In tre partite del mondiale ha schierato sempre la stessa formazione, con l'unica eccezione di Gattuso e Di Natale nel match contro la Slovacchia. Cambiavano i moduli, ma gli uomini no.

Invece di mettere i propri campioni in condizioni di dare il meglio, disegnando schemi e moduli in base alle loro caratteristiche, ha preferito adattarli al gioco che lui aveva in testa. Così Criscito e Maggio, che nel Genoa e nel Napoli venivano utilizzati come esterni di centrocampo, si sono ritrovati a fare i difensori. Di Natale, quasi sempre partito dalla panchina, invece di essere impiegato come prima punta, ruolo nel quale si è laureato capocannoniere del campionato con 29 gol, doveva salire a centrocampo per prendere il pallone, mentre Montolivo si doveva adattare come trequartista, Camoranesi giocare da centrale (mentre è un esterno offensivo) e così via.

Già dalle convocazioni molti avevano storto il naso. La Juventus nell'ultima stagione era stata la squadra che aveva deluso più di tutte, chiudendo al settimo posto e con tutti i reparti, specie quello difensivo, sotto accusa. La risposta di Lippi è stata quella di affidarsi a 6 bianconeri su undici nel primo match. La conseguenza è stata in un pareggio contro il Paraguay, che di certo non è una delle potenze mondiali di questo sport, con gli attaccanti che non hanno toccato un pallone giocabile.

Ci si aspettavano dei cambiamenti. Lippi invece ha perseverato, che un detto popolare dice essere diabolico, continuando a tenere il capocannoniere del campionato ancora in panchina. Alla fine si è accorto di aver sbagliato formazione ed effettua tutti i cambi praticamente all'inizio del secondo tempo. Stessa scena si ripete nell'ultimo e decisivo match contro la Slovacchia. Sotto di un gol si affida a Pirlo, Quagliarella (che ha segnato una delle reti più belle di questo inizio di Mondiale) e Maggio. È la dimostrazione di tutti gli errori commessi. La partita cambia volto e solo tre errori di Chiellini, che si fa anticipare ogni volta dal proprio avversario, eliminano l’Italia dal mondiale.

L'esperienza azzurra si conclude con due miseri punti e nessuna vittoria. Mai era successa una cosa simile. Qualcosa di analogo era accaduto negli anni tra il 1950 e il 1966, così come nel 1974, quando ogni volta la nostra nazionale era stata rispedita a casa dopo i turni preliminari, con la sola eccezione del 1958 quando neanche si qualificò, ma almeno con un successo in tasca. I Campioni del Mondo sono umiliati, come accadde al Brasile nel 1966 e alla Francia nel 2002.

Il Sudafrica ha riservato molte sorprese e si può dire che gli azzurri sono in buona compagnia. La nazionale transalpina, dopo liti, polemiche e ammutinamenti, che hanno mostrato il lato peggiore di questo sport, è stata eliminata con un solo punto all'attivo e due sconfitte. Esce, ma a testa alta, anche il Sudafrica. Mai una  nazione ospitante non si era qualificata per il secondo turno, nemmeno in quei paesi, come Stati Uniti o Corea, dove non esiste una tradizione calcistica.

Il mea culpa di Lippi è totale. "Mi prendo tutte le responsabilità - ha detto nella conferenza stampa dopo la sconfitta per 3-2 con la Slovacchia -, se una squadra si presenta in questa maniera, con il terrore, senza personalità, vuole dire che il tecnico non l'ha preparata a dovere. Non mi aspettavo che la squadra si esprimesse come ha fatto nel primo tempo. Lasciamo perdere la reazione del secondo". "Tutto pensavo meno che questo. Non pensavo di rinvincere il Mondiale, ma qualcosa di diverso da quello che ho visto sì. Mi dispiace da morire chiudere così. Per tutti gli sportivi italiani, per il presidente, per la federazione, per tutto. Sono pronto per i processi ma mi sono autocondannato da solo".

Se pure questa squadra avesse passato il turno, la bocciatura sarebbe arrivata la partita successiva. Già dopo la partita con la Nuova Zelanda lo stesso Lippi non lasciava molto spazio alle interpretazioni. "Abbiamo dato tutto", "siamo stati volenterosi", "potevamo fare meglio", "non siamo stati molto fortunati", "possiamo anche pareggiare con la Slovacchia" erano state le sue parole. A ciò si aggiungono gli esperimenti fatti nelle prime partite del Mondiale, che equivale ad andare agli esami di maturità studiando ancora gli ultimi capitoli del programma scolastico.

Eppure non tutte le colpe ricadono su Lippi. L’Italia alla fine degli Europei del 2008 era uscita ai quarti di finale, perdendo contro una straordinaria Spagna, solo dopo i calci di rigore. Per quel risultato l'allora ct azzurro Roberto Donadoni fu cacciato, quasi con infamia. A fare da eco all'allontanamento del tecnico anche i titoli lapidari, come "Ridateci Lippi", di alcuni giornali che lo contestavano fin dal suo arrivo. La Federcalcio decise di affidare l'incarico nuovamente al ct campione del mondo. Giusto che difendesse il titolo conquistato? Ognuno ha le sue idee sull'argomento, ma i vertici del nostro calcio devono rispondere delle scelte che prendono. Senza possibilità di replica.