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Derby Lazio-Roma: una partita da "pollice verso". Per tutti, non solo per Totti!

Il gesto del capitano giallorosso scatena l'ira dei giocatori biancocelesti. Rissa in campo e scontri tra tifosi prima e dopo il match. Bilancio: 4 ultrà fermati e 7 feriti. Ora ci si chiede il perchè di mancate restrizioni di sicurezza.

» Calcio Gianluca Colletta - 19/04/2010

Ancora una volta un momento di festa trasformato in una tragedia sfiorata, una partita di calcio tramutata in una giornata di 'ordinaria follia', lo sport utilizzato da esaltati per un regolamento di conti. L'ultimo derby capitolino, tra Lazio e Roma, è diventato un caso di cronaca nera che, probabilmente, poteva essere evitato.

Una donna ha rischiato di essere bruciata viva insieme ai suoi figli di 9 e 11 anni, all'interno della propria auto, mentre tornava a casa, colpita sul lungotevere Maresciallo Diaz dal lancio di petardi e bottiglie durante gli scontri. Solo per una pura coincidenza e grazie all'intervento dei Vigili del Fuoco, i tre sono riusciti ad allontanarsi indenni dalla vettura, un attimo prima del rogo. A fine giornata il bilancio è di quattro ultrà giallorossi fermati, sette tifosi feriti, di cui tre accoltellati (uno in gravi condizioni per un taglio alla gola), e cinque agenti, tra carabinieri e poliziotti, che sono dovuti ricorrere alle cure mediche.

Gli scontri erano già iniziati all'interno dello stadio Olimpico prima della gara quando, durante il riscaldamento delle squadre, dalla curva Nord, quella laziale, è partito un lancio di petardi diretto verso il settore della tribuna Tevere in cui si trovavano dei tifosi romanisti. Questi ultimi hanno tentato di entrare in contatto con i supporter biancocelesti costringendo le forze dell'ordine ad intervenire.

Dopo il fischio finale la guerriglia si è spostata in strada. Con il volto coperto da passamontagna, un gruppo di quelli che ancora vengono definiti tifosi (sarebbe meglio dire teppisti) ha atteso l'arrivo dei laziali e li ha aggrediti con bottiglie, coltelli e petardi. Sono stati assaltati mezzi pubblici con a bordo molte persone, divelti cestini di cemento, bruciati cassonetti. A fine serata, la polizia ritrova un'accetta, decine di coltelli, sassi e pezzi di marmo nascosti in alcune siepi e dietro le auto.

Fino a qui la pura cronaca degli eventi. Ma cosa ha contribuito ancora una volta a scatenarli? Di certo il gesto del capitano della Roma, Francesco Totti, di ripetere il pollice verso in segno di scherno nei confronti degli avversari, che già nel derby d'andata aveva suscitato molte polemiche, non ha contribuito a placare gli animi. La tensione, già palpabile, si è trasformata in una mega rissa tra calciatori sul terreno di gioco. Come ha sottolineato a fine gara Edy Reja, allenatore laziale, chi è in campo dovrebbe essere più responsabile e consapevole dei rischi che i propri gesti possono provocare, anche se non si può sempre far ricadere la colpa sui giocatori. In fondo sfottò e prese in giro fanno parte del gioco e anche reagire con una smorfia, invece che con una spinta, può essere sinonimo di maturità.

Piuttosto viene da chiedersi se gravi responsabilità non le abbia l'Osservatorio Nazionale sulle Manifestazioni Sportive. La posta in palio era altissima (la Roma lotta per lo scudetto e la Lazio per non retrocedere) e già in settimana gli addetti ai lavori parlavano di tifoserie sul piede di guerra, pronte a scatenare l'inferno, come è stato, senza contare i precedenti del passato. Dalla morte di Vincenzo Paparelli, tifoso laziale ucciso il 28 ottobre 1979 da un razzo sparato dalla curva Sud, all'episodio del falso bambino morto (per mano della polizia, si disse), il 21 marzo 2004, per il quale era stato sospeso il derby dopo la protesta dei tifosi, la stracittadina capitolina, spesso rovinata da episodi di cronaca nera e (quasi) immancabili risse, non è mai stata una partita facile per l'ordine pubblico.

E allora perché permettere la vendita dei biglietti anche ai tifosi ospiti, quelli giallorossi? Le ferree regole dell'Osservatorio hanno suscitato più di un malumore durante questa stagione. Così, molte trasferte sono state vietate e l'acquisto dei biglietti proibito, anche per chi voleva seguire la propria squadra in casa, ma aveva la sfortuna di abitare a pochi chilometri di distanza dai confini provinciali.

È successo ovunque: a Firenze, dove chi abitava al confine, nelle Province circostanti, non poteva andare allo stadio, ma anche a Napoli, Bari, Genova, Roma e tanti altri luoghi. Gli appassionati, quelli veri, hanno più volte protestato contro queste decisioni punitive, prese a volte, sostengono, senza una vera logica, tanto da vietare anche i match in cui le squadre erano gemellate.

Da tempo si parla della 'tessera del tifoso', che dovrebbe risolvere questo genere di controversie, ma nel frattempo gli episodi di violenza non sono diminuiti. Anzi. Torino, Genova, Udine, sono stati tristi scenari durante questo campionato. Ogni domenica qualche esaltato viene arrestato. Possibile che tenere i tifosi romanisti fuori dallo stadio sarebbe stato talmente controproducente per l'ordine pubblico da rischiare, ancora una volta, queste scene di guerriglia? Si dice che il calcio è lo sport più bello del mondo. Il calcio, appunto, non le risse.