Sport e Viaggi » Sport » Calcio

Sudafrica 2010: la Spagna mette il proprio sigillo

Decide un gol di Iniesta ai supplementari, contro un'Olanda che si è spenta nel finale. Dei mondiali rimarranno le immagini della gioia di Maradona, i gol, le vuvuzelas, ma anche le lacrime di delusione, le polemiche sugli arbitri e le scelte di Blatter.

» Calcio Gianluca Colletta - 12/07/2010

Esce anche l'ultimo spettatore. Si spengono le luci. Tacciono le vuvuzelas. Dopo un mese di partite, emozioni, lacrime e sorrisi, la Spagna ha alzato al cielo sudafricano la sua prima Coppa del Mondo. Un'impresa non riuscita invece all’Olanda, che ha fallito anche questo terzo tentativo per conquistare il prestigioso trofeo.

Doveva essere un Mondiale all'insegna delle squadre sudamericane. Mai una nazionale europea era riuscita ad imporsi lontano dal Vecchio Continente, mentre l'Africa, grande attesa di questo appuntamento, doveva rappresentare la rivelazione, la speranza, la voglia di rivincita di una terra martoriata da enormi problemi, politici, sociali, economici, sanitari e culturali. Invece, quasi tutte sono uscite nei primi turni. Solo il Ghana ha provato a resistere, ma fatale è stato un rigore sbagliato all'ultimo secondo nei supplementari contro l'Uruguay, che alla fine ha raggiunto le semifinali dopo la lotteria dei calci dagli undici metri, con il Sudafrica che è stata la prima nazione ospitante nella storia ad essere eliminata al primo turno.

La festa sembrava finita. E invece è ripresa più forte che mai. Le vuvuzelas rimbombavano negli stadi all'impazzata, mentre tutte le favorite, con l'eccezione della Spagna, venivano eliminate tra polemiche e liti. È accaduto alla Francia, dove c'è stato anche un vero e proprio ammutinamento da parte dei giocatori verso il proprio tecnico, all'Italia, ma anche all'Inghilterra, al Brasile, all'Argentina e al Portogallo, capaci di resistere solo per qualche partita in più.

Eppure, sono state tante le cose belle. Una su tutte si chiama Diego Armando Maradona, capace di mettersi ancora una volta in gioco, come allenatore della sua nazionale. Nonostante la sonora sconfitta per 4 a 0 contro la Germania è stato l'unico a tornare in patria come trionfatore, pur avendo deciso di abbandonare la panchina, accolto dal suo popolo a braccia aperte in una festa contagiosa. Talmente dilagante che il Pibe de oro è tornato sulla sua scelta, prendendosi un po' di tempo per pensarci. E forse lo rivedremo ancora gioire, esultare e abbracciare i suoi giocatori come un bambino, in quell'abito da prima comunione che le figlie lo hanno costretto ad indossare.

E poi ci sono stati i tanti gol. Uno più bello dell'altro. Difficile sceglierne uno su tutti, nonostante il vecchio catenaccio, con ripartenze veloci in contropiede, sia stato un modulo scelto da molte nazionali. Almeno in questo un po' di orgoglio italiano c'è, soprattutto dopo tutte le polemiche indirizzate verso i nostri club, rei in passato, secondo molti giornalisti internazionali, di non praticare un bel gioco. Eppure in tanti ci hanno copiato, anche se, scherzi a parte, per i colori azzurri non è stato un mondiale esaltante, complice anche la brutta figura nella partita tra Argentina e Paraguay di Rosetti, nostro unico arbitro presente alla manifestazione.

Tutti i fischietti hanno sbagliato tanto. E sul numero uno della Fifa, Josef Blatter, si è scatenata la bufera. La decisione di far partecipare arbitri di federazioni di Paesi che non hanno una grossa competenza in campo internazionale non è piaciuta, soprattutto alle squadre eliminate da loro errori. Il tentativo di far partecipare alla manifestazione anche gli arbitri delle nazioni che non si sono qualificate può essere lodevole, ma per tutti, o quasi, è solo un modo per conquistare favori e voti spendibili al momento della rielezione.

Alla fine sono state Spagna e Olanda a giocarsi questo Mondiale. Entrambe alla ricerca del primo titolo, ma con le statistiche tutte contro gli iberici, tra le quali quella secondo cui mai fino ad oggi una squadra che perdeva la prima partita era riuscita ad alzare la Coppa. Per 90' poche emozioni, con le due squadre che si equivalgono. Tanto nervosismo in campo, molti brutti falli e poche azioni da gol. Tutto accade nei supplementari, dove la Spagna torna a far vedere quel gioco che due anni fa le permise di vincere gli Europei, anche se allora al posto di Vicente del Bosque in panchina c'era Aragones.

Il gol decisivo arriva con Iniesta a tre minuti dalla fine, quando tutti si aspettavano che, come quattro anni fa, sarebbero stati i calci di rigore a decidere le sorti della competizione. L'Olanda rimasta in 10 uomini per l'espulsione di Heitinga, attendeva solo il fischio, senza disdegnare le incursioni di Robben e Snejder, mentre gli spagnoli si divoravano una dopo l'altra tante occasioni da rete. Una vittoria meritata, soprattutto per quello che hanno fatto vedere nei 30' dei supplementari. Cambiano gli allenatori, ma il gruppo, quello di Villa, Iniesta, Puyol, Casillas e tutti gli altri, ha dimostrato di non avere rivali.

La Spagna ha alzato il trofeo più prestigioso al mondo, ma forse i veri vincitori sono altri. È la caparbietà di Nelson Mandela, che ha lottato fino alla fine per portare i Mondiali in Sudafrica, è la gioia di questo popolo che ha continuato, giorno dopo giorno, in una lunga festa, come se fosse la propria squadra la vera protagonista, è il suono delle vuvuzelas, che è rimbombato negli stadi fin dentro i teleschermi delle case di tutto il mondo. Ora che tutto è finito, forse, sarà questo che in futuro verrà ricordato. E non è detto che le trombette africane rimarranno solo un ricordo. Per molti in Italia sono già diventate una vera e propria mania.