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Nazionale italiana: pioggia di polemiche prima dei mondiali

Dall'attacco del ministro Calderoli ai premi in caso di vittoria, a Marchisio che canta 'Roma ladrona' durante l'inno di Mameli prima dell'amichevole con la Svizzera. Dopo il caso De Rossi, azzurri uniti solo in difesa.

» Calcio Gianluca Colletta - 07/06/2010

Manca veramente poco all'inizio dei Mondiali in Sudafrica e la nazionale italiana è al centro di numerose polemiche. Non solo per quanto riguarda il gioco fatto vedere nelle due amichevoli contro il Messico e la Svizzera, ma soprattutto per le interferenze della politica nel mondo sportivo. Sotto accusa sia i premi vittoria per i calciatori, che lo juventino Claudio Marchisio pizzicato mentre aggiungerebbe un "Roma ladorna" durante l'inno di Mameli.

Un momento delicato quindi per la nazionale, soprattutto dopo le polemiche scoppiate appena dieci giorni prima per le dichiarazioni di un altro azzurro, Daniele De Rossi. Il romanista, nel condannare le violenze gratuite commesse da alcuni agenti delle forze dell’ordine nelle ultime partite di campionato, aveva parlato provocatoriamente di una Tessera del Poliziotto, da affiancare a quella del tifoso, per evitare nuovi episodi in cui si mescolano i ruoli di vittime e carnefici. In tutti i casi la reazione è stata quella di difendersi l’un l’altro.

L'ultima polemica, in ordine di tempo, riguarda le dichiarazioni del ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli. Il leghista ha etichettato come immorali i guadagni dei calciatori in momenti di crisi come questi. "Sarebbe opportuno - ha detto - che la Federcalcio riducesse i premi previsti per i calciatori della Nazionale. Se tutti fanno sacrifici, questo si ridurrà per tutti e potrà essere sopportato meglio da tutti. È chiaro che il mio può essere solo un appello".

Immediate le reazioni di giocatori e Federcalcio. "Il dibattito che si è aperto sui premi degli azzurri - sottolinea Giancarlo Abete, numero uno della Figc - mi sembra un dibattito più di politica in senso stretto che non di politica sportiva. Naturalmente noi siamo in linea con la politica che fa il Coni. Tutte le risorse che arriveranno ai giocatori arriveranno dai risultati sul campo. Abbiamo un capitolo dedicato a costi e ricavi di Mondiali ed Europei dove il saldo si è chiuso in attivo". "Gli introiti sono stati superiori ai costi. Sono soldi che derivano dalla Fifa: si va dagli 8 milioni per la prima fase, fino ai 30 milioni per la squadra vincitrice. C'è un aumento per la squadra vincitrice del torneo rispetto alla Germania, come c'è stato un aumento agli Europei del 2008 rispetto al 2004, perché fortunatamente il calcio ancora tira".

Il più duro di tutti, tra i giocatori, è il portierone, Gigi Buffon. "Se Calderoli mi dice dove dovrebbero andare i nostri soldi - dice -, magari ci faccio un pensiero. Non capisco, però, come mai i politici cavalchino sempre l'onda dei Mondiali per fare certe sparate, e darci stoccate via stampa, piuttosto che venire a incontrarci e parlarci di persona. Per poi fare retromarcia se le cose vanno bene". Per Renzo Ulivieri, presidente dell'Associazione italiana allenatori e consigliere federale, "l'idea - dice in tono provocatorio - non è male, mi pare chiaro che ci sia necessità di risparmiare. Per l'appunto, cominci il ministro Calderoli a rinunciare alle sue indennità".

Eppure erano stati proprio i parlamentari di maggioranza, appena due anni fa, a chiedere, in occasione delle Olimpiadi di Pechino, la detassazione dei premi vinti dagli sportivi. La proposta era stata lanciata dal presidente della Federazione di Tiro a volo, nonché deputato del Pdl, Luciano Rossi. E le posizioni di Calderoli, spaccano anche l'unità del Governo, tanto che il suo collega della Difesa, Ignazio La Russia, lo sbeffeggia dicendo che la "sua conoscenza calcistica si limita alla vittoria della Padania su non so quale squadretta".

E proprio dallo slogan leghista di "Roma ladrona" appena poche ore prima si era consumata un'ulteriore polemica. In un video ripreso da tifosi romanisti e fatto circolare su internet, si vede lo juventino Marchisio mentre canta l'inno di Mameli, prima dell’amichevole contro la Svizzera. Dal labiale sembra che dica "che schiava di Roma ladrona, iddio la creò". Di scatto si girano i suoi compagni più vicini, Fabio Cannavaro e Vincenzo Iaquinta, quasi increduli per ciò che hanno sentito.

Marchisio nega tutto e si difende dicendo di essere fuori tempo con le parole rispetto alla musica. Lippi e alcuni suoi compagni, anche se non si sono accorti dell'episodio, lo difendono. Gli unici due che potrebbero scagionarlo però non hanno commentato, forse perché sarebbe stato difficile spiegare la loro reazione di stupore.

Se dovesse mai uscire che le supposizioni corrispondono al vero, le polemiche sarebbero infinite. Soprattutto diventerebbe indispensabile chiedersi come potrebbe un giocatore onorare la maglia azzurra, scimmiottando i valori sui quali si fonda. In fondo nessuno è costretto ad andare in nazionale, ma se si accetta la chiamata della fama e della gloria, ci sono anche dei doveri da rispettare. Primi tra tutti quelli in cui credono milioni di italiani.