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Calciopoli: Marra, "altro che Stati Generali, serve un'Authority per garantire la trasparenza"

Secondo il consigliere di amministrazione della As Roma questo genere di istituzione "non condizionerebbe né limiterebbe l'autonomia dello sport, bensì potrebbe vigilare sull'etica di un'attività che favorisce una corretta formazione dei giovani".

» Calcio Emanuele Dorru - 04/06/2012
Fonte: laromanews.it

"Dopo la tempesta del calcio scommesse penso che si debba andare persino oltre gli Stati Generali o, quanto meno, che questi debbano essere aperti al supporto anche delle autorità istituzionali e di Governo più alte, al mondo dell'informazione multimediale. Sarà così possibile giungere al varo di un'Autorità istituzionale che controlli la regolarità e la trasparenza del mondo dello sport, ormai quasi tutto professionistico visti anche i proventi della pubblicità che ricadono sugli atleti e sulle società di provenienza".

Così Pippo Marra, consigliere d'amministrazione dell'As Roma, commenta il nuovo polverone sul calcio-scommesse che ha investito il mondo del pallone negli ultimi giorni in seguito, portando ad una serie di numerosi controlli della Guardia di Finanza. Un'Autorità di questo genere, ha spiegato Marra, "non condizionerebbe né limiterebbe l'autonomia dello sport, slogan troppo spesso ripetuto esclusivamente a vantaggio delle varie caste, bensì potrebbe vigilare sull'etica di un'attività che, insieme alla famiglia e alla scuola, può favorire una corretta formazione dei giovani".

"Nelle scorse settimane - ha precisato il consigliere d'amministrazione dell'As Roma - qualcuno ha sorriso con scetticismo, ma molti altri hanno accolto seriamente alla mia modesta proposta per una convocazione degli Stati Generali del calcio al fine di affrontare e risolvere tutte le gravi questioni che affliggono questo sport: da quella degli ultras, vere e proprie bande organizzate, a quella degli arbitraggi al di sopra di ogni sospetto, a quella dell'introduzione di tecnologie di controllo". "Ed ancora - ha aggiunto -  da quella degli stadi ormai inadeguati a sostenere il peso di uno sport così popolare a quella delle questioni finanziarie e dei bilanci delle squadre".

"E, non ultimo, dalla questione dei diritti televisivi a quella degli operatori della comunicazione/informazione. I quali - ha osservato Pippo Marra - non sempre prendono le doverose distanze dagli interessi diretti o indiretti che ruotano attorno al calcio e, non dando dignità alla propria missione, piegano opinioni e comportamenti all'audience, e dunque alla pubblicità o agli abbonamenti che le singole squadre assicurano". "Come si vede si tratta di una massa di problemi che le caste del calcio fingono di non vedere, scegliendo il tirare a campare con puntuali quanto sterili moniti cui mai seguono provvedimenti adeguati - ha detto ancora-. Così tutto resta come prima e peggio di prima, e tutti i responsabili dei nostri sport restano gattopardescamente sulle loro poltrone, ormai tutt'uno con i loro corpi".

Quanto all'affermazione fatta dal Presidente del Consiglio Mario Monti pochi giorni fa, sulla possibilità di uno stop di uno o due anni per il mondo del calcio, Marra ha ammonito: "Non sorriderei con sarcasmo a questa battuta del Premier". "Personalmente non condivido le invettive lanciate contro Monti dal presidente del Palermo Zamparini. E neppure sosterrei che l'ipotesi di Monti penalizzerebbe tutto il mondo del pallone, buoni e cattivi, come ha dichiarato il presidente della Figc, l'amico Giancarlo Abete".

"Eppure Abete ricorda che, dopo le violenze degli ultras inglesi all'Heysel, l'Uefa sulla proposta del governo di Londra, e ripeto su proposta della stessa Gran Bretagna, escluse le squadre inglesi dalle Coppe Europee per cinque anni, vale a dire fino al 1990". "E così tutte le squadre e tutti i tifosi d'Oltremanica, buoni e cattivi, furono puniti. Ma da allora - ha concluso il consigliere d'amministrazione dell'As Roma - il calcio inglese s'è rilanciato alla grande".