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Sudafrica 2010: nei ritiri ogni ct ha le proprie regole

Inghilterra, Spagna e Brasile contro i social networks, ma devono fare i conti con i dissidenti. E poi ci sono mogli, palystation e sesso. Ogni nazione ha una propria strategia per evitare distrazioni e tenere alta la concentrazione. Corea la più severa.

» Calcio Gianluca Colletta - 04/06/2010

Paese che vai, divieto che trovi. In occasione dei prossimi mondiali di calcio in Sudafrica, ogni nazionale e ogni allenatore stila le proprie regole, nel tentativo di raggiungere la migliore concentrazione in campo e arrivare il più lontano possibile. Filosofie di vita e di sport che si intrecciano, rispecchiando le personalità dei commissari tecnici delle 32 nazionali, a volte sulla stessa lunghezza d'onda, altre volte nettamente contrapposte.

L'attenzione è puntata su social networks, sesso e alcol, ma anche cellulari, mogli e famiglie al seguito. Piacevoli passatempi, modi per rilassarsi e superflue distrazioni costituiscono il ginepraio nel quale destreggiarsi. I social networks, con Facebook e Twitter in testa, possono diventare un nuovo modo di raccontare il mondiale, ma allo stesso tempo uno sfogo, con i tifosi, per giudicare le scelte dei mister e dare involontari suggerimenti agli avversari.

Così, se il più permissivo di tutti è Diego Armando Maradona, ct dell'Argentina, che porta in Sudafrica una squadra all'insegna di genio e sregolatezza, come è stato lui nei tempi in cui incantava le platee mondiali con un pallone ai piedi, altri la pensano in maniera decisamente diversa. Messi e compagni potranno fare sesso senza troppe restrizioni (vietati solo i rapporti con partners occasionali e nelle ore destinate al riposo), ma anche mangiare arrosti a volontà, accompagnati da ottimi vini, e divertirsi con le 6 playstations messe a disposizione. Insomma, una vera pacchia, mentre per se stesso il Pibe de oro ha chiesto che venissero montati nel suo alloggio una tavoletta da wc riscaldata, bidet elettronico con acqua regolabile a tre velocità, lavandini nuovi.

Si conferma un sergente di ferro Fabio Capello, che ha vietato agli inglesi di collegarsi con i social networks, anche se stelle del calibro di Wayne Rooney e Steven Gerrard non hanno preso molto sul serio questa regola. A ciò si aggiunge la proibizione di portare il cellulare a tavola, pena una grossa multa, mentre è consentito farsi accompagnare da mogli e fidanzate, dopo le voci iniziali che volevano gli incontri con i familiari ridotti al solo giorno successivo la partita.

L'elenco delle stranezze è lungo. L'ultimo a schierarsi contro Facebook e Twitter è Vicente Del Bosque, ct della Spagna che, insieme al collega del Brasile, Carlos Dunga, deve fare i conti con i propri dissidenti interni. Se tra gli iberici il più disubbidiente è il capitano del Barcellona, Carles Puyol, tra i verdeoro sono addirittura sette. Oltre l'ex milanista Kakà, che racconterà per intero la sua avventura mondiale, tra quelli che proprio non vogliono rinunciare ai social networks ci sono Luis Fabiano, Felipe Melo, Julio César, Nilmar, Gilberto Silva e Grafite. Per la nazionale di Dunga le regole vengono prima di tutto (cena alle 19, a letto alle 23, niente sesso e nessun contatto o quasi con il mondo esterno), nel tentativo di contenere le bizzarrie dei suoi, famosi per le feste organizzate prima delle partite.

Al polo opposto figurano invece Messico e Stati Uniti. Questi ultimi, in particolare, sono quelli più aperti a Facebook e Twitter, con centinaia di migliaia di fans. Il più popolare, se si escludono le pagine ufficiali della squadra e della Federazione, è Landon Donovan, cha vanta oltre 161mila fans su Facebook e quasi 21mila su Twitter.

Poco più a sud c'è la nazionale più permissiva. Il ct del Messico, Javier Aguirre, e la federazione Messicana, hanno deciso che i propri giocatori potranno fare sesso, "ma – hanno sottolineato - solo per due volte in tutta la competizione. Bisogna pur alleviare le tensioni, ma senza esagerare". Forse anche per questo hanno deciso di portare al seguito della squadra un sacerdote. All'insegna della semplicità il ritiro slovacco, dove ci saranno a disposizione dei giocatori freccette e pingpong.

Peggio di tutti va ai Coreani. Più che un ritiro, sembrerà loro di essere in una prigione di massima sicurezza. Sarà infatti vietato tutto ciò che è superfluo. Non solo sarà impossibile fare riprese filmate, scattare foto e chiedere interviste, verranno anche scortati dalla polizia durante tutta la giornata, negli spostamenti dall'albergo agli spogliatoi e viceversa.

E gli italiani? Per gli azzurri non ci sono particolari divieti. Le parole d'ordine sono tradizione e semplicità. Un cavo a fibra ottica ad alta velocità è stato installato per permettere loro di guardare la televisione italiana, un modo per farli sentire a proprio agio, magari davanti a un bel piatto di pastasciutta.