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Banda larga: AgCom, "Italia a un passo dalla serie B"

Il presidente Calabrò, "il nostro Paese è fanalino di coda nella broadband". E mentre l'ANFoV propone di "utilizzare i cavidotti esistenti per favorire sviluppo e diffusione", il presidente Italtel invoca l'aiuto di "Apple, Google e Facebook"

» Telecomunicazioni Aura De Luca - 19/07/2011

Un enorme groviglio di spine in cui nessuno sembra voglia mettere le mani. Così, la questione della banda larga in Italia è arrivata al limite della zona retrocessione in serie B. Gli ultimi dati, infatti, presentati in Parlamento lo scorso giugno dal presidente dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AgCom), Corrado Calabrò, parlano chiaro e descrivono un Paese che in fatto di broadband è un fanalino di coda rispetto al resto d'Europa. 

Non solo. La Relazione di Calabò ha evidenziato che lo sviluppo delle reti Next Generation Network (Ngn) è fermo da tempo, che il bando per l'Asta Wi-Fi sta per arrivare in Gazzetta Ufficiale tra mille difficoltà e perplessità e che il digital divide delle famiglie italiane è ancora al 4%. Se a questo si aggiunge che la velocità della banda larga italiana non è adeguata rispetto al resto d'Europa, il quadro che ne emerge è a dir poco desolante.

"Attualmente – ha spiegato Calabrò - la percentuale di abitazioni connesse alla banda larga (fisso e mobile) è inferiore al 50%, a fronte di una media europea del 61%"; aggiungendo che "esiste ancora un 4% di digital divide da colmare, cui si aggiunge circa il 18% della popolazione servita da adsl sotto i 2 Mbit al secondo". Tutto ciò "potrebbe anche precludere all'Italia la possibilità di estendere il servizio universale alla banda larga". Parole forti, pronunciate il giorno dopo il 'no' di Franco Bernabé nei confronti del Tavolo Romani per le reti Ngn. 

L'Italia delle Telecomunicazioni, dunque, va a due velocità. Da una parte c'è una sim e mezza per abitante, mentre sono 12 milioni gli italiani che navigano dal cellulare; dall'altra "nella rete fissa la situazione è più stagnante, sebbene oltre 5 milioni di linee siano attive in unbundling e nonostante il miglioramento della qualità della rete". "La penetrazione del 22% della banda larga fissa - si legge nella Relazione - migliora il dato del 20,6% dello scorso anno ma rimane indietro rispetto alla media Ue del 26,6%".  

Per questo l'Associazione per la convergenza nei servizi di comunicazione (ANFoV), propone di istituire e gestire un Catasto Nazionale delle infrastrutture idonee all'installazione delle reti in fibra ottica ed elaborare, nel contempo, una regolamentazione nazionale per l'installazione e la condivisione dei cavidotti, superando così la frammentarietà dei procedimenti autorizzativi da parte dei Comuni. Una richiesta che l'obiettivo di favorire il riutilizzo da parte di tutti gli operatori degli spazi delle infrastrutture esistenti secondo una opportuna regolamentazione e sotto il controllo di un ente indipendente, come appunto l'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni. Attualmente infatti ogni comune e ogni ente pubblico gestisce l'accesso alle infrastrutture pubbliche con criteri disomogenei perché dipendenti dalle specifiche norme locali, una frammentarietà che frena la realizzazione delle nuove reti e impone oneri aggiuntivi agli operatori di telecomunicazione. 
 

Un progetto di sviluppo sostenibile, dunque, sostenuto da uno di studio di  fattibilità presentato all'Agcom e al Dipartimento per le Comunicazione del ministero dello Sviluppo economico dal titolo 'Reti di accesso di nuova generazione (NGAN)'[1]. Un documento che analizza nel dettaglio le opzioni tecnologiche per contenere i costi di sviluppo delle reti NGN. "Per passare alle reti di nuova generazione sono necessari investimenti ingenti sulle reti sia fisse che mobili" ha detto presidente di Italtel e Vicepresidente dell'ANFoV, Umberto De Julio. "Per finanziarli diventa necessario sollecitare il contributo degli operatori cosiddetti 'over the top', come Apple, Facebook, Google". 

Secondo de Julio, infatti, uno dei principali problemi da affrontare per realizzare le reti ultraveloci in fibra ottica e superare il digital divide consiste nella corretta ripartizione dei costi e dei benefici: le nuove reti costano molto ai gestori ma la maggior parte dei ricavi va invece agli operatori che sviluppano le applicazioni e i servizi. "È chiaro che la soluzione ai problemi relativi allo sviluppo delle reti a banda ultralarga – ha proseguito De Julio - passa per un diverso rapporto tra i gestori dei network che devono sopportare miliardi di investimenti e i fornitori di applicazioni, che sviluppano la maggior parte del traffico e che possono guadagnare miliardi grazie alle nuove reti". "Occorre la partecipazione di tutti per lo sviluppo della NGN: si possono ipotizzare soluzioni di revenue sharing o di cost sharing, di condivisione dei ricavi o dei costi. Tuttavia il problema non può essere risolto a livello nazionale: occorre un deciso intervento europeo per affrontare e dirimere la questione". 

Quanto alla prospettiva del superamento del digital divide, De Julio ha spiegato che le soluzioni di rete mobile "sono utilissime per coprire le aree ancora non raggiunte dalla banda larga; tuttavia, anche per supportare la crescita esponenziale del traffico mobile, nel medio e lungo periodo diventerà indispensabile realizzare una rete nazionale in fibra ottica a banda ultralarga". "Le reti mobili, sulle quali i gestori puntano per recuperare redditività, garantiscono ritorni nel breve periodo: ma lo sviluppo della NGN in fibra ottica – ha concluso il presidente di Italtel - rimane essenziale, sia per le aziende che per i consumatori. Infatti le applicazioni avanzate, come la nuova televisione interattiva e l'Internet Tv, saranno veicolate dai network a banda ultralarga. Le nazioni che rimarranno indietro su questo fronte soffriranno un gap competitivo difficilmente sostenibile. Occorre quindi muoversi rapidamente, a livello nazionale come a livello europeo".

MATERIALI 
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Relazione 2011 al Parlamento dell'AgCom (integrale)
- Relazione 2011 al Parlamento dell'AgCom (Capitolo su 'Ecosistema Digitale')
- Reti di accesso di nuova generazione NGAN, intervienti per uno sviluppo sostenibile (ANFoV)

NOTE
[1]
Lo studio è stato realizzato in collaborazione con Accenture, Colt Technology Services, Fastweb, Italtel, Sirti, Telecom Italia, Valtellina, Wind, Cittalia-Fondazione Anci Ricerche dell'Associazione Nazionale Comuni Italiani