Scienze e Tecnologie » Scienze » Cronaca Scienze

INTERVISTA – "L'Italia potrebbe vivere di cultura ma non c'è nessuna attenzione"

Così lo scrittore e giornalista Jas Gawronski che in questo colloquio parla dei suoi inizi, del suo lavoro e del ruolo dell'informazione italiana. "L'aspetto divulgativo di alcuni programmi stimola la curiosità ed è più utile di una tv scadente"

» Cronaca Scienze Rosanna Dassisti (*) - 30/10/2014
Fonte: Immagine dal web

Giornalista e scrittore, corrispondente Rai, curatore di programmi televisivi, senatore ed europarlamentare per cinque legislature, Jas Gawronski è anche conosciuto per essere 'amico' di un papa, nipote di un Santo  e per le sue interviste ai Grandi della Storia. Nasce nel 1936 a Vienna da padre polacco e madre italiana. L'amore per il giornalismo lo eredita dal nonno Alfredo Frassati, fondatore ed editore de La Stampa di Torino che, tuttavia, non lo incoraggia ad intraprendere la professione. Da adolescente gira il mondo ed a 21 anni inizia la carriera professionale, collaborando alla Gazzetta dello Sport per approdare poi alla Rai. Oggi presiede la Quadriennale di Roma[1]. In questa intervista Gawronski racconta dei suoi inizi, del suo lavoro di corrispondente e del rapporto con la sua famiglia e di come è cambiato il modo di are informazione oggi in Italia:

Suo nonno le diceva: "Occupati di tutto tranne che di giornalismo":
"E invece ho fatto il corrispondente Rai da New York, Parigi, Mosca, Varsavia, sono stato curatore e conduttore di programmi culturali, scientifici e politici nelle reti Fininvest/Mediaset. Mio nonno, essendo un grande giornalista era assolutamente contrario a che io facessi lo stesso mestiere, soprattutto sulla base del fatto che considerava il giornalismo, quando lo esercitava lui, di una certa qualità e invece molto decaduto quando ero io tentato di imboccare la stessa strada. Penso a cosa direbbe oggi. Ho dovuto fare i miei primi passi da giornalista di nascosto, in Polonia, conoscendo la lingua polacca. Poi sono arrivate le collaborazioni con Enzo Biagi, Sergio Zavoli e Ruggero Orlando di cui fui successore a New York".

L'essere polacco le ha consentito di essere 'amico' di un Papa.
"Non parlerei di amicizia. Con Papa Wojtyla ho avuto una frequentazione in buona parte proprio in quanto polacco, ma soprattutto grazie a mio zio, Piergiorgio Frassati, fratello di mia madre, per il quale Giovanni Paolo II nutriva ammirazione e mostrava grande affetto, tanto che fu proprio lui a sbloccare la causa di beatificazione e, caso rarissimo, a proclamarlo Beato in una sola cerimonia".  

Anche altri grandi giornalisti, come Indro Montanelli e Alberto Cavallari, hanno avuto incontri con i Papi. Qual è la differenza?
"Ai tempi in cui Montanelli e Cavallari incontrarono i Papi non era consentito fare certe domande, chiedere chiarimenti o tanto meno registrare e prendere appunti. Io invece ho avuto queste possibilità".

Lei è stato corrispondente dall'estero e viaggiatore: che idea hanno all'estero degli italiani?
"Hanno sicuramente molta simpatia verso l'Italia, che è considerato uno dei paesi più belli al mondo e hanno un'idea molto positiva di poche eccellenze. Il giudizio è positivo su pochi personaggi e poche situazioni".

Dal suo esordio, l’attività di giornalista come è cambiata l’Italia?
"È cambiata la maniera di fare giornalismo e anche il ritmo.  Fino a qualche decina di anni fa i giornalisti partivano per un paese, stavano lì anche un mese, poi tornavano e scrivevano quattro-cinque articoli. Oggi questo non succede più, un po' perché la gente sa abbastanza di tutto attraverso Internet e poi non ha tanto tempo per leggere. C'è meno tempo per riflettere e meno tempo per scrivere. Con le tecnologie è cambiato tutto: con un telefonino e un computer si può dirigere un giornale!"

Quali sono le differenze più evidenti tra il giornalismo italiano e straniero?
"Il giornalismo anglosassone è il migliore che esista: su un giornale americano una notizia sbagliata avrà il giorno dopo una rettifica, mentre su quelli italiani non ne escono mai. Sul New York Times si leggono rettifiche anche per correggere errori veramente marginali. Quando poi, su un giornale italiano, leggo qualcosa che mi stupisce, prima di credere che sia vero, ci penso molte volte".

Per anni ha curato e condotto il programma 'Big Bang', in 'alternativa' (concorrenza) a Quark, condotto sulla Rai da Piero Angela:
"Mi hanno proposto di condurre questo format di divulgazione e, pur non essendo un esperto di scienza, ho accettato. Ed è andato avanti per cinque anni. Non era una concorrenza con Piero Angela, che è un grandissimo maestro e ha cominciato molto prima di me".

Pensa che i programmi che parlano di scienza in maniera divulgativa siano utili?
"Sono utili perché stimolano la curiosità nei giovani e sono sicuramente più utili di tutto quello che si vede in televisione, che è molto scadente".

Da Presidente della Quadriennale di Roma, ritiene che in Italia si presti sufficiente attenzione alla cultura ed alla ricerca?
"Non se ne presta affatto. L'Italia invece potrebbe vivere di cultura. Il turismo culturale creerebbe posti di lavoro e favorirebbe entrate da reinvestire nella manutenzione dei monumenti, dei siti archeologici, molti dei quali sono in condizioni di degrado inaccettabili. Certo, bisognerebbe cambiare la mentalità della gente che lascia cartacce e immondizie nei pressi dei siti antichi educandola alla bellezza, e attrarre così i visitatori".

(*) Da Almanacco della Scienza Cnr n. 15 del 29 ottobre 2014

LINK
- Quadriennale di Roma

NOTE
[1] La Quadriennale di Roma è l'istituzione nazionale che ha il compito di promuovere l'arte contemporanea italiana attraverso un'attività continuativa, articolata di mostre, incontri, servizi di ricerca, documentazione e pubblicazioni. Un centro di produzione culturale impegnato a diventare un osservatorio su quanto accade nelle arti visive in Italia.