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L'ANALISI - Rifiuti: Fara, "Non attuando una corretta gestione del riciclo, l'Italia esporta ricchezza"

Dalla ricerca dell'Eurispes emerge l'Italia delle discariche agli ultimi posti in Ue, il percorso verso l'economia circolare e il cambio di rotta secondo la linea comunitaria che privilegia il recupero come risorsa. Presto una proposta di legge in materia

» Inquinamento e Rifiuti Francesca Nanni - 28/11/2012

"C'è una cosa che, più di altre, colpisce particolarmente quando si parla di argomenti come la gestione dei rifiuti, ed è lo spreco di possibilità. Non attuando una corretta gestione del riciclo, l'Italia esporta ricchezza. Vale a dire: noi italiani siamo grandi produttori di spazzatura di tipo plastico che poi spediamo in Cina a costi elevati dove viene lavorata senza alcun controllo, utilizzando manodopera a basso costo e spesso sfruttando i minori. Poi ricompriamo questi stessi rifiuti, a prezzo più alto, sotto forma di prodotti o giocattoli non certificati. Ecco questa mi sembra una completa follia". 

L'Italia e la gestione dei suoi rifiuti si riflette nell'analisi del Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara durante la presentazione della ricerca 'Plastica e riciclo dei materiali. Un'altra via è possibile' in collaborazione con il Consorzio PolieCo presentata il 20 novembre scorso. "Rispetto a cinquant'anni fa- ha spiegato Fara - oggi siamo protagonisti attivi della società dei consumi e, quindi, più 'spreconi'". Dunque, allo stato attuale delle cose, bisogna fare i conti con una realtà che ogni anno vede partire clandestinamente verso l'estero 26 milioni di tonnellate di rifiuti, mentre gli impianti italiani di riciclaggio restano senza materiali, rischiando così di perdere finanziamenti comunitari. 

Secondo il Presidente dell'Eurispes "tutto questo non ha senso perché - ha aggiunto - potremmo noi, qui in Italia, riciclare e trasformare i rifiuti con maggiori controlli e garanzie, attivando di fatto un mercato e creando posti di lavoro". "Il problema è che noi non riusciamo ad essere concreti e razionali nei nostri comportamenti, non riusciamo ad avere un progetto, a mettere un moto un meccanismo che ci permetta di utilizzare e godere dei beni che riusciamo a produrre e, di conseguenza, di trarre vantaggio da tutto ciò evitando gli sprechi". E nell'analisi di Eurispes e del Consorzio PolieCo ciò significa iniziare a comprendere che i rifiuti sono di fatto una risorsa da inquadrare in un'economia di tipo circolare e, sopratutto, di tipo industriale, in modo che la soluzione del problema sia a monte. Ecco allora rifiuti progettati perché possano essere utilizzati più volte, poi riciclati e lavorati per rientrare nuovamente  nel ciclo "ricreativo" per la realizzazione di nuovi prodotti. Un approccio che tende, quindi, al kilometro zero. Da qui l'importanza di un percorso sostenibile, supportato da leggi e normative ad hoc. Tutto questo non è fantascienza, ma quanto già accade nei Paesei dell'Europa più avanzata secondo linee guida ben precise cjhe hanno permesso loro di abbandonare da tempo il ricorso alle discariche in favore del riciclo.

"Dobbiamo cercare di imparare a gestire  meglio quello che abbiamo - ha proseguito Fara -, essere più consapevoli e coerenti. Anche perché, al di là di quanto si possa pensare, la Terra non potrà produrre risorse all’infinito, basti anche solo pensare che oramai siamo vicini alla cifra di circa 10 miliardi di persone". "Il riciclo in casa nostra è la via maestra per rilanciare l'economia, prevenire lo spreco di materiali, ridurre il consumo di materie prime e di energia".  "Noi continueremo a lavorare insieme a PolieCo su questi temi e nelle prossime settimane ci confronteremo per elaborare una proposta di legge da presentare in Parlamento che riporti attenzione e razionalità sul fronte rifiuti e riciclo". "Io credo che questo fronte sia decisivo per l'economia e la crescita civile del Paese e credo anche - ha concluso Fara - che le discussioni e i confronti derivati da incontri come questo di oggi ci aiutino a riflettere sul nostro modo di essere e di stare nel mondo".

L'ITALIA DELLE DISCARICHE TRA GLLI ULTIMI IN EUROPA. Secondo la Banca Mondiale, entro i prossimi 15 anni nel mondo raddoppierà la produzione di rifiuti. Questo sia a causa della crescita della popolazione sia per l'industrializzazione sempre più avanzata dei paesi emergenti. L'Italia, seguendo la politica delle discariche o dell'incenerimento, non riesce ad interpretare un ruolo virtuoso, tanto da essere stata inserita dalla Commissione Europea agli ultimi posti della classifica sulla gestione dei rifiuti (20° su 27). Il nostro Paese, in compagnia di Bulgaria, Cipro, Estonia, Lettonia, Romania e Slovacchia registra gravi carenze nelle politiche di prevenzione dei rifiuti e non incentiva le alternative al conferimento in discarica. Un atteggiamento miope che potrebbe provocare la perdita degli ingenti finanziamenti che verranno erogati da Bruxelles, tra il 2014 e il 2020, solo a quegli stati membri che privilegiano il riutilizzo e il riciclaggio rispetto all'incenerimento o alla discarica.

BOBBIO : "IL RICICLO COME VOLANO PER L'ECONOMIA". "Il riciclo è la via concreta per una reale green economy, concetto che purtroppo, spesso è stato usato impropriamente - ha affermato durante l'incontro del 20 novembre Enrico Bobbio, Presidente del Consorzio PolieCo -. Recuperare i materiali, infatti, consente una crescita occupazionale superiore di quasi 10 volte a quella prodotta dalle discariche o dall'incenerimento". Secondo la Commissione Europea, se i 27 Paesi dell'Unione si adeguassero alle normative comunitarie si potrebbero risparmiare 72 miliardi di euro l'anno. Il settore della gestione rifiuti e del riciclaggio incrementerebbe il proprio fatturato di 42 miliardi di euro l'anno, creando 400mila posti di lavoro entro 2020. "I rifiuti sono una risorsa e non vanno visti come un fardello di cui liberarsi - ha aggiunto il Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara".

IL TRAFFICO ILLECITO DELLE ECOMAFIE. L'Asia, in particolare la Cina ed Hong Kong, si è affermata negli anni più recenti come catalizzatore dei flussi di rifiuti plastici provenienti dai paesi dell'Europa, che tornano sotto forma di prodotti lavorati. Se a questo si aggiunge che circa un 1/5 dei manufatti mondiali vengono realizzati in Cina, si può facilmente comprendere come quello dei rifiuti sia uno dei flussi fondamentali per alimentare la produzione cinese, in grado di sostituire materie prime che sarebbero più costose. Ogni anno in Italia una quantità enorme di rifiuti, circa 26 milioni di tonnellate, viene diretta al mercato dell'esportazione clandestina. Spedire illegalmente un container di 15 tonnellate di rifiuti verso l'Oriente costa solo 65mila euro, contro i 60mila necessari allo smaltimento legale. Nello stesso tempo gli impianti di riciclaggio italiani sono sottoutilizzati: per lavorare a regime avrebbero bisogno di almeno il 25 per cento di materiale plastico in più. Ne è un esempio il recente sequestro da parte della Guardia di Finanza di 300mila giocattoli pericolosi importati dalla Cina, sui quali si è riscontrato l'utilizzo di sostanze che causano malformazioni nella crescita dei bambini.

I COSTI MILIONARI DEI RIUTI PLASTICI ESPORTATI. Secondo i dati pubblicati dal Rapporto 'Ecomafa globale' di Legambiente e PolieCo, gli scarti plastici che hanno valicato le frontiere italiane nel 2010 sono stati circa 200mila tonnellate per un valore di 54 milioni di euro, cui vanno aggiunti circa 22mila tonnellate di pneumatici fuori uso, per altri 21 milioni di euro. A questi flussi regolari, però, vanno aggiunti quelli irregolari, ben più corposi, ma difficili da stimare. Nel 2010, 11.400 tonnellate di rifiuti sono stati intercettati prima di essere imbarcati su navi in partenza verso porti cinesi, indiani o africani; di questi materiali il 19 per cento quasi 2.166 tonnellate era costituito da materie plastiche.

IL RIFIUTO COME RISORSA. Il problema fondamentale da affrontare è quello di individuare un percorso sostenibile, con l'ausilio di opportuni interventi normativi, attraverso il quale il 'rifiuto' sia concretamente dissociato dal valore negativo che gli viene comunemente attribuito per assumere una connotazione del tutto diversa: quella di potenziale 'risorsa'. La Direttiva 2008/98/CE e la strategia 'Europa 2020' hanno incoraggiato la gestione integrata dei rifiuti per avvicinare l'Unione Europea alla cosiddetta "società del riciclo". Riciclare  e "il migliore strumento di separazione e recupero dei materiali". Come spiegato all'inizio di questo articolo, ma è bene ribadirlo, i rifiuti devono essere progettati per il riuso ed il recupero, in modo da tornare allo status di fine vita risorse e ri-entrare nel ciclo produttivo per la creazione di nuovi prodotti, minimizzando così gli sprechi ed ottimizzare i rifiuti all'interno di un unico flusso continuo: quello delle risorse.