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Nuove multe Ue in arrivo per l'Italia, ora per i mancati sistemi di depurazione delle sue acque

Scatteranno con sentenza definitiva dal 1° gennaio 2016 e riguarderanno 117 comuni da nord a sud completamente privi dei dispositivi. Secondo il dossier di Goletta Verde la copertura minore è in Sicilia, Calabria e Marche

» Inquinamento e Rifiuti Aura De Luca - 25/09/2013

"Se non si realizzeranno i depuratori che ci vengono richiesti non solo provochiamo un danno all'ambiente ma addirittura saremo costretti a spendere soldi per pagare le multe": il paradosso dell'Italia è tutto racchiuso nelle parole con cui il vicepresidente di Federutility, Mauro D'Ascenzi, ha commentato l'ennesima condanna dell'Unione europea. Non sono bastati, a quanto sembra, i 120 milioni di euro (la cifra più alta mai pagata da uno dei 47 Stati membri del Consiglio d'Europa, ndr) dovuti dal Bel Paese all'Ue nel solo 2012 per 2.569 violazioni e mancati recepimenti delle direttive comunitarie. Questa volta, a scatenare l'emissione di nuove sanzioni pecuniarie che scatteranno con sentenza definitiva dal 1° gennaio 2016 è la mancanza di sistemi di depurazione delle acque. Secondo il rapporto 'Maladepurazione' di Goletta Vere di Legambiente, circa il 30 per cento della popolazione italiana ne è sprovvisto. E sono tanti, 117, i comuni condannati: da Ischia e Capri fino a Marsala e Cefalù, passando per la Liguria, il Friuli Venezia Giulia e tanti altri ancora.

Le sanzioni vanno da una tantum da pagare immediatamente, calcolata sulla base del Pil nazionale e che per l'Italia è pari ad un minimo di 9.902.000 euro, ad una ammenda giornaliera, calcolata sulla mora tra la messa in regola rispetto alla data di esecutività della sentenza, che potrebbe andare da 11mila a 700mila euro al giorno. Per quel che riguarda il calcolo sulla base del Pil c'è però un problema, purtroppo il livello degli investimenti in Italia rimane tra i più bassi d'Europa: se nei paesi Ocse si investono 80 euro all'anno per abitante, l'Italia si ferma a 26. Dei 65 mld di investimenti programmati nel settore idrico, solo una piccola parte (circa il 10 per cento) è coperta da finanziamenti pubblici; mentre il restante è finanziato da tariffe idriche tra le più basse in Europa.

In Italia, infatti, ricorda D'Ascenzi, "abbiamo una tariffa intorno a 1,2 centesimi mentre in Danimarca siamo a 6 euro, in Germania 5 euro e in Francia 4 euro". "Ci sono margini dunque per poter fare degli investimenti che ammontano a 5 miliardi di euro l'anno per 5 anni  ma oggi, invece, ne stiamo producendo solo 1,2". Secondo il vicepresidente di Federutility, dunque, "le risorse vanno trovate con un'attenta politica tariffaria e riducendo gli sprechi". "Stiamo perdendo importanti occasioni non solo perché restituiamo alla natura acqua sporca - ha concluso D'Ascenzi - ma anche perché questi ritardi ci comporteranno possibili multe da parte della Comunità Europea".

TANTO A SUD QUANTO A NORD, E NON SOLO IN MARE. Intere aree non raggiunte da servizi di depurazione delle acque reflue; città che non hanno una rete fognaria o in cui il servizio di depurazione copre praticamente il 100 per cento degli abitanti, altre in cui non si arriva al 25 per cento, con l'82 per cento nel Nord, il 79 per cento al Centro e il 66 per cento circa al Sud e Isole. La maglia nera della depurazione va a Sicilia (47,3 per cento), Calabria (49,9 per cento), Marche (52,5 per cento), Abruzzo (53,8 per cento) e Puglia che supera di poco il 60 per cento della copertura. La maladepurazione è la priorità da affrontare da nord a sud della Penisola. Una criticità che non riguarda soltanto i comuni costieri, ma anche quelli dell'entroterra, causata non solo dalla cronica carenza di impianti ma anche dall'apporto del carico inquinante dei reflui che non sono adeguatamente trattati dagli impianti in attività, perché obsoleti o malfunzionanti.

SE LE ACQUE VENGONO DICHIARATE "SANE". Molto spesso foci di torrenti e fiumi vengono fruiti da bagnanti; sul totale delle foci e dei canali risultati inquinati e fortemente inquinati da Goletta Verde, il 40 per cento viene dichiarato balneabile dal Portale delle Acque del ministero della Salute. Il 35 per cento dei punti presi in analisi, inoltre, risultano del tutto non campionati dalle autorità preposte anche se spesso questi tratti, pur trovandosi in corrispondenza di foci e canali, sono comunque frequentati da bagnanti. Dei tratti di mare definiti dal Portale delle Acque come non balneabili per motivi di inquinamento, mancano nel 18 per cento dei casi i cartelli di divieto di balneazione.

CHI È SENZA DEPURATORE? Al 2011 risultavano ancora 134 comuni (di cui 90 solo in Sicilia) senza depuratore, sul totale dei 168 comuni italiani ritenuti dalla Commissione Europea in violazione della direttiva sulla depurazione. A Catania, secondo i dati Istat del 2010, solo il 24,6 per cento della popolazione è servito dall'impianto di depurazione. Depuratori non conformi sono stati individuati nel 2011 anche a Padova, Rovigo, Vicenza, Gorizia, Pordenone, Udine, Firenze, Brescia, Aosta, Forlì, Milano, Pesaro, Urbino, Perugia e Frosinone. Secondo i dati del Blue Book 2009 di Anea e Utilitatis, 9 milioni di abitanti (il 15 per cento del totale) non sono serviti dalla rete fognaria e il 70 per cento circa della rete fognaria nazionale è di tipologia mista: raccoglie insieme scarichi civili (acque nere e grigie) e acque meteoriche (acque bianche).

IN CALABRIA UNA DELLE COPERTURE PEGGIORI. Secondo il Rapporto 'Depurazione in Calabria: Tempo (quasi) scaduto' di Legambiente, Cittadinanzattiva e Unione nazionale dei consumatori, in Calabria sono 18 gli agglomerati, che comprendono circa 90 comuni della regione, sotto procedura di infrazione dell'Unione Europea perché non hanno adeguati sistemi fognari, non garantiscono un efficace sistema di depurazione o non tengono in considerazione il dimensionamento degli impianti e delle variazioni di carico legate ai flussi turistici, soprattutto nei mesi estivi. Al primo posto c'è Vibo Valentia con solo il 40,9 per cento di abitanti serviti da un sistema di depurazione di tipo secondario o terziario; segue Cosenza con il 44,3 per cento e Reggio Calabria con il 48,2 per cento. Nel 2012 l'Arpacal ha eseguito 316 controlli su 126 depuratori su un totale di oltre 700 impianti presenti in tutta la regione. In provincia di Reggio Calabria nel 2012 su 65 controlli eseguiti (31 depuratori di 25 comuni) solo il 28 per cento è risultato conforme.

MATERIALI
- Dalla Corte europea multe record per lItalia indisciplinata, nel 2012 pagati 120mln di euro