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Ecomafia 2012: Cogliati Dezza, "vizi privati e relazioni pubbliche alimentano la zona grigia dell'illecito"

Cemento, rifiuti, ma anche arte, animali, agroalimentare. Dal dossier di Legambiente il giro d'affari è di 16,6 mld di euro, i clan prosperano e commettono 93 reati al giorno. Cambia, invece, il mafioso di professione, oggi più evoluto socio-culturalmente

» Inquinamento e Rifiuti Redazione/GP - 06/07/2012

Traffici di rifiuti, abusivismo edilizio, filiera agroalimentare e incendi dolosi. Ed ancora il racket degli animali e il saccheggio dei beni archeologici. Non si arresta l'aggressione criminale alle risorse naturali dell'Italia e dei mercati globali dell'ecomafia. La "zona grigia"e la corruzione. Ecomafiosi e ecocriminali che fanno affari d'oro. Secondo il Rapporto Ecomafia 2012 di Legambiente sull'illegalità ambientale, solo nel 2011 i clan hanno accumulato ben 16,6 miliardi di euro. Le "famiglie", dunque, continuano a prosperare: 296 quelli censiti sino ad oggi, sei in più rispetto allo scorso anno.

CRIMINALITÀ ORGANIZZATA: LA "FAMIGLIA" SI EVOLVE. Se da una parte, infatti, aumentano i nuclei della criminalità organizzata, dall'altra si evolve anche la natura dei loro affiliati. Sono lontani, orami, i tempi di "picciotti" semplici, spesso grevi e senza istruzione sostituiti, oggi, da un nuovo mafioso di professione, colto, distinto evoluto nel corso delle generazioni, che si contraddistingue per buona educazione e, cosa importante, la conoscenza delle lingue straniere.



COGLIATI DEZZA: "MOLTI BENI CONFISCATI POTREBBERO TONARE IN MANO AI BOSS". Da quanto si legge nel dossier di Legambiente, nel 2012 sono state ben18 le amministrazioni comunali sciolte per infiltrazione mafiosa e commissariate (erano 6 lo scorso anno). "Questa mafia, evoluta e trasformata per meglio penetrare nei contesti legali e diffondersi ovunque, sembra non essere intaccata nemmeno dagli arresti dei boss", ha commentato il presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza. "Attenzione però perché l'unico strumento che si è dimostrato efficace, la destinazione sociale dei beni confiscati - ha precisato -, rischia di essere rimesslo in discussione col rischio che torni in campo l'ipotesi della vendita ai privati e, quindi, la scontata possibilità che i beni tornino in mano ai mafiosi". "Su oltre 10.500 beni confiscati infatti, solo 5.835 sono stati destinati per finalità istituzionali o sociali. Il resto è bloccato in un limbo, spesso a causa delle ipoteche bancarie".  "Il confine tra legalità e illegalità è sempre più labile - ha aggiunto -. Vizi privati e relazioni pubbliche tendono a fondersi in un'unica zona grigia dove lecito e illecito si mischiano e si sostengono a vicenda, spesso con la mediazione di figure interne alla pubblica amministrazione, grazie al collante della corruzione sempre più diffusa". 



I REATI AMBIENTALI NEL DETTAGLIO. Nel 2011 sono 33.817 i reati ambientali scoperti, quasi 93 al giorno, il 9,7 per cento in più rispetto al 2010. Aumentano i reati contro il patrimonio faunistico, gli incendi boschivi, i furti delle opere d'arte e dei beni archeologici. Triplicano gli illeciti nel settore agroalimentare. Il rapporto anche quest'anno fotografa una situazione grave, contrastata dalle forze dell'ordine che, solo nel 2011, hanno effettuato 8.765 sequestri, 305 arresti (100 in più, rispetto all'anno precedente con un incremento del 48,8 per cento), con 27.969 persone denunciate (7,8 per cento in più rispetto al 2010). Nello specifico, durante lo scorso anno sono aumentati gli incendi boschivi, che hanno devastato oltre 60 mila ettari di boschi; i reati contro la fauna (commercio specie protette, commercio illegale di pelli pregiate, bracconaggio, combattimenti tra cani, corse ippiche clandestine, macellazione clandestina), sono aumentati del 28 per cento con ben 7.494 infrazioni.



I REATI AL PATRIMONIO STORICO E ARTISTICO. Il patrimonio storico, artistico e archeologico ha subito un vero assalto con furti aumentati del 13,1 per cento e più 50 per cento di sequestri effettuati. Contro la filiera agroalimentare sono stati accertati 13.867 reati, più che triplicati rispetto al 2010. I sequestri sono stati pari a 1,2 miliardi di euro con un danno erariale di oltre 113 milioni. La maggior parte dei reati registrati (il 47,7 per cento) riguarda le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, con la Campania in testa (con 5.327 infrazioni), seguita dalla Calabria (3.892), dalla Sicilia (3.552) e dalla Puglia (3.345). Mantiene il quinto posto il Lazio (2.463), mentre la prima regione del nord in classifica è la Lombardia (con 1.607 reati) seguita dalla Liguria (1.464).



RIFIUTI E CEMENTO, IL PRIMO AMORE NON SI SCORDA MAI. I reati nel ciclo dei rifiuti e del cemento nel 2011 sono in lieve flessione ma si confermano i settori clou del business dell'ecocriminalità. Secondo il rapporto nel settore dei rifiuti nel 2011 sono 5.284 i reati e 5.830 le persone denunciate. Aumentano i traffici illeciti internazionali mentre i rifiuti gestiti illegalmente e sequestrati si sono attestati sulle 346 mila tonnellate, come se 13.848 enormi tir si snodassero in una fila lunga più di 188 chilometri. Le inchieste sui traffici organizzati dei rifiuti dalla data della prima applicazione del delitto (art.260 dlgs 152/2006) ad oggi sono 199, con ben 1.229 persone sottoposte ad ordinanza di custodia cautelare, 3.654 persone denunciate e ben 676 aziende coinvolte in tutte le regioni, Val d'Aosta esclusa. Le inchieste hanno riguardato anche 23 paesi esteri, sempre più coinvolti nei traffici internazionali di rifiuti in partenza dall'Italia (dal 2001 al 30 aprile 2012 sono state 32 e hanno interessato ben 23 paesi tra Europa, Asia e Africa). Rifiuti in plastica e rottami ferrosi risultano essere tra i materiali più ambiti dai trafficanti di mestiere.

Sono invece 6.662 gli illeciti e 8.745 le persone denunciate (circa 4 al giorno), nel ciclo del
cemento, dove nonostante la crisi e il calo del 20 per cento stimato dal Cresme nel mercato legale, l'abusivismo ha fatto registrare 25.800 casi tra nuove costruzioni o grandi ristrutturazioni, con un fatturato che si conferma stabile intorno a 1,8 miliardi di euro. "L'Italia ha bisogno di stringere un patto con l'ambiente e la legalità - secondo il responsabile dell'Osservatorio nazionale Ambiente e legalità di Legambiente, Enrico Fontana -. Per questo abbiamo lanciato oggi la campagna 'Abbatti l'abuso', perché è da qui che bisogna cominciare, non ci sono scuse. Le case illegali vanno demolite come prevede la legge". "In attesa di vedere finalmente l'introduzione dei delitti contro l'ambiente nel Codice penale - ha concluso -, è urgente contrastare questo assalto al Belpaese compiendo tutti il proprio dovere, senza eccezioni".

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