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Olio importato e alterato con agenti chimici: il paradosso italiano sulle tavole dei consumatori

Secondo Eurispes e Coldiretti, "dietro a sedicenti marchi italiani viene venduta la bassa qualità, spesso ottenuta con raffinazione dei oli importati". Come? Utilizzando ad esempio clorofilla e betacarotene per trasformare quello di semi in extravergine"

» Cronaca Natura e Ambiente Emanuele Dorru - 25/10/2013

"I consumatori sono vittime di vere e proprie truffe alimentari dal momento in cui, dietro al paravento di marchi sedicenti italiani ed etichette fuorvianti, vengono commercializzati oli di oliva di bassissima qualità, spesso ottenuti attraverso la raffinazione degli oli importati". L'analisi del Presidente dell'Eurispes, Gian Maria Fara è chiara ed arriva nei giorni scorsi a margine della presentazione del secondo Rapporto sulle Agromafie realizzato in collaborazione con Coldiretti. Numeri alla mano, infatti, l'Italia è paradossalmente il primo importatore mondiale di olio di oliva, detenendo una quota pari al 35 per cento (2011) e superando paesi come Stati Uniti, Germania e Regno Unito. Al contrario, riguardo alle esportazioni, la quota italiana è del 22 per cento nel 2011, ampiamente al di sotto del livello della Spagna che si attesta su una quota di circa il 50 per cento, con un saldo della bilancia commerciale del settore oleario è negativo, almeno per quanto riguarda i volumi in quantità.

È SPAGNOLA LA QUANTITÀ MAGGIORE IMPORTATA, MA È LA TUNISIA A COPRIRE IL 96% DEL MERCATO IMPORT. Secondo i dati Eurispes-Coldiretti, infatti se le esportazioni nette per il 2012 hanno un saldo positivo di 114,2 milioni di euro, dal punto di vista delle quantità tale saldo diventa negativo e pari a -183mila tonnellate nel 2012 (comunque in ripresa rispetto al biennio 2010-2011 in cui il saldo negativo era ben oltre le 200mila tonnellate). La quantità maggiore di olio di oliva importato nel 2012 risulta essere quello spagnolo con 392mila tonnellate (pari al 65,5 per cento del totale), seguito dall'olio greco con circa 117mila tonnellate (pari al 19,5 per cento del totale) e da quello tunisino con 76mila tonnellate (pari al 12,7 per cento). Il caso dell'olio proveniente dalla Tunisia merita un discorso a parte: infatti, con 76mila tonnellate, monopolizza le importazioni dai paesi extracomunitari, coprendo il 96 per cento di esse e facendo registrare un notevole aumento rispetto al 2011.

IL PROCEDIMENTO ADOTTATO PER LA CONTRAFFAZIONE. Più o meno funziona così: vengono importati oli grezzi provenienti da Spagna, Grecia e Tunisia sfruttando il loro basso costo di produzione (derivante sia da metodi di coltivazione iper-intensivi che dalla scarsa remunerazione del lavoro); in secondo luogo, dal momento che tali oli risultano essere di infima qualità, vengono miscelati con basse quantità di oli realmente italiani e successivamente "deodorati" (cioè trattati attraverso lavaggi chimici, non ammessi per legge per l'olio extravergine) in modo da modificarne le caratteristiche organolettiche, correggendone quindi i difetti.

CLOROFILLA E BETACAROTENE ET VOILA, L'OLIO DI SEMI DIVENTA EXTRAVERGINE. Nel settore delle frodi sanitarie (prodotti contraffatti, sofisticati, adulterati e potenzialmente dannosi per la salute) solo la Guardia di Finanza nel 2012 ha sequestrato beni per un totale di 10 milioni 649mila 040 chili: di questi il 74 per cento (8.195.709 chili) erano rappresentati dall'olio. Numerose anche le operazione del Nucleo Agroalimentare della Forestale che ha sequestrato 450 tonnellate di olio extravergine di oliva deodorato destinato a essere commercializzato per un valore di circa 4 milioni di euro e dei Nas che hanno recentemente sgominato un'organizzazione che operava tra Toscana e Lazio e sequestrato 2.500 litri di olio d'oliva privi di rintracciabilità, 5mila litri di olio contraffatto e dichiarato extravergine, barattoli di betacarotene e decine di chili di clorofilla, sostanze con cui si tramuta fraudolentemente l'olio di semi in olio extravergine di oliva.

ECCO COME FUNZIONA L'OLIO TAROCCO DEODORATO. L'obiettivo del processo di deodorazione è quello di eliminare il forte odore, il gusto acre e l'eccessiva acidità derivanti da una cattiva conservazione delle olive raccolte, che vengono lasciate per lungo tempo sotto al sole in cumuli oppure stipate nei cassoni degli autocarri favorendo la formazione di alcol metilici ed etilici degli acidi grassi attraverso un processo di fermentazione. Infine, questi oli "taroccati" vengono imbottigliati e la bottiglia viene sommersa da riferimenti all'italianità del prodotto, in modo da rendere graficamente meno evidente l'etichetta sulla quale deve essere obbligatoriamente riportata la dicitura di "miscela" per gli oli così ottenuti.

FARA: "L'OLIO TAROCCATO SPINGE I VERI PRODUTTORI AD UNA POLITICA DEI PREZZI AL RIBASSO". "È chiaro che questo processo ha ricadute economiche ben precise - ha evidenziato il Presidente dell'Eurispes -, che spiazzano i produttori di vero olio Made in Italy costringendoli a una guerra di prezzi al ribasso che non si può coniugare con una qualità elevata: a fronte di un prezzo medio superiore ai 6 euro al litro per un buon olio extravergine di oliva che si possa classificare come italiano, infatti, il prezzo di un olio 'deodorato' si può attestare su pochi euro al litro". "Com'è facilmente comprensibile - ha concluso Fara -, la preoccupazione risiede nel fatto che tali acquisizioni, più che a rilanciare i marchi, punta nei fatti a 'svuotarli' utilizzandoli come veicoli per commercializzare gli oli di bassa qualità: in questo modo, sfruttando cioè la fama dei marchi italiani nel mondo, sarebbe possibile trovare uno sbocco commerciale anche agli oli spagnoli, tunisini, greci che altrimenti avrebbero scarso (se non addirittura nullo) appeal".