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Giornata mondiale delle Api, tra tutela della specie e consumi da pandemia

Il miele prodotto da queste piccole-grandi sentinelle ecologiche è schizzato ad un +44% durante la quarantena, scontrandosi con una produzione Made in Italy difficile a causa dei cambiamenti climatici, siccità e stress delle api da proteggere

» Animali Redazione - 20/05/2020
Fonte: Photo by Dejan Zakic on Unsplash

Sono chiamate “sentinelle della terra” e dell'inquinamento ambientale, così piccole eppure con un ruolo monumentale e fondamentale per la salute del Pianeta. Dalla loro vita dipende quella di molti ecosistemi, la loro attività di impollinazione aiuta a mantenere in vita oltre il 75% delle coltivazioni destinate all’alimentazione umana. A loro, piccoli grandi eroi dell’ambiente l’ONU dedica dal 2017 una Giornata Mondiale che si celebra ogni 20 maggio per ricordare che biodiversità, produzione di miele, attenzione ai cambiamenti climatici sono il frutto della salvaguardia di questi piccoli insetti.

In Italia ci sono oltre 1,4 milioni di alveari e oltre 50mila apicoltori di cui una buona percentuale produce miele per il proprio consumo mentre il resto è destinato alla vendita. E, proprio durante la pandemia - dice Coldiretti - il consumo di miele sembra essere aumentato del 44% tra gli acquisti degli italiani, spinti dalla voglia di garantirsi cibi importanti per la salute ma anche dal maggior tempo trascorso in casa nella preparazione di dolci e tisane.

Un aumento vertiginoso della domanda che si scontra, però, con un momento difficile per la produzione di miele Made in Italy per effetto dell’andamento climatico anomalo con una grave siccità che ha ridotto le fioriture e stressato le api. “L’inverno bollente e la pazza primavera segnata da gelate - sottolinea la Coldiretti - hanno creato in molte regioni gravi problemi agli alveari con le api che non hanno la possibilità di raccogliere il nettare”. “Il poco miele che sono riuscite a produrre se lo mangiano per sopravvivere, anche se non mancano lungo la Penisola situazioni più positive rispetto allo scorso anno”. “In Italia - precisa la Coldiretti - il raccolto rischia di essere anche peggiore del 2019, quando, con una produ­zione nazionale di appena 15 milioni di chili a fronte di un quantitativo di quasi 25 milioni di chili di miele importato durante l’anno dall’estero secondo elaborazioni Coldiretti su dati Istat dalle quali si evidenzia che il 40% arriva dall’Ungheria e oltre il 10% dalla Cina. In altre parole - precisa la Coldiretti - quasi 2 barattoli di miele su tre sono stranieri”.

“Per evitare di portare in tavola prodotti provenienti dall’estero, spesso di bassa qualità - consiglia la Coldiretti -, occorre verificare con attenzione l’origine in etichetta oppure di rivolgersi direttamente ai produttori nelle aziende agricole, negli agriturismi o nei mercati di Campagna Amic”. Il miele prodotto sul territorio nazionale dove non sono ammesse coltivazioni Ogm (a differenza di quanto avviene ad esempio in Cina) è riconoscibile attraverso l’etichettatura di origine obbligatoria fortemente sostenuta dalla Coldiretti. “La parola Italia deve essere obbligatoriamente presente sulle confezioni di miele raccolto interamente sul territorio nazionale mentre nel caso in cui il miele provenga da più Paesi dell’Unione Europea, l’etichetta - continua la Coldiretti - deve riportare l’indicazione ‘miscela di mieli originari della CE’; se invece proviene da Paesi extracomunitari deve esserci la scritta “miscela di mieli non originari della CE’, mentre se si tratta di un mix va scritto “miscela di mieli originari e non originari della CE”.

In Italia esistono più di 60 varietà di miele a seconda del tipo di “pascolo” delle api: dal miele di acacia al millefiori (che è tra i più diffusi), da quello di arancia a quello di castagno (più scuro e amarognolo), dal miele di tiglio a quello di melata, fino ai mieli da piante aromatiche come la lavanda, il timo e il rosmarino. “Nelle campagne italiane - continua la Coldiretti - ci sono 1,5 milioni gli alveari curati da sessantamila apicoltori di cui circa 2/3 produce per autoconsumo. Ma le api sono soprattutto un indicatore dello stato di salute dell’ambiente e servono al lavoro degli agricoltori con l’impollinazione dei fiori”. In media una singola ape visita in genere circa 7mila fiori al giorno e ci vogliono quattro milioni di visite floreali per produrre un chilogrammo di miele. 3 colture alimentari su 4, secondo la FAO, dipendono in una certa misura per resa e qualità dall’impollinazione dalle api, tra queste ci sono le mele, le pere, le fragole, le ciliegie, i cocomeri ed i meloni.

Ecco perché è importante proteggere questi piccoli-grandi insetti da cui dipende la nostra stessa esitenza, come diceva sempre Albert Einstein: "Se l'ape scomparisse dalla faccia della terra, all'uomo non resterebbero che quattro anni di vita".