Scienze e Tecnologie » Medicina e Salute » Ricerca in Medicina

INTERVISTA - Scoperti due nuovi Enterovirus: "Un importante passo in avanti contro le infezioni"

La professoressa Susanna Esposito, Direttrice del Laboratorio che li ha individuati: "E' necessario trovarli e capirne l'origine, ma sono virus sui quali la ricerca deve andare avanti per produrre vaccini e antivirali"

» Ricerca in Medicina Francesca Nanni - 20/07/2012
Fonte: Immagine dal web

"Questa scoperta sottolinea la necessità di monitorare le infezioni da Enterovirus e, allo stesso tempo, apre la strada ad una maggiore e più specifica valutazione dell'importanza e della gravità di questo virus nella patologia respiratoria del bambino. Inoltre, questo significativo passo avanti della ricerca offre un importante contributo alla possibile identificazione di più precise forme di terapia e di prevenzione contro questi agenti virali". Così Susanna Esposito, Direttore del Laboratorio di ricerca della UOC Pediatria 1 Clinica dell'Università degli Studi di Milano, commenta l'importante scoperta fatta dal suo team di ricercatori che ha identificato due nuovi virus appartenenti al gruppo degli Enterovirus, particolarmente insidiosi per i bambini e che possono determinare malattie dell’intestino e disturbi a carico dell'apparato respiratorio.

"Questa scoperta sottolinea la necessità di monitorare le infezioni da Enterovirus e, allo stesso tempo, apre la strada ad una maggiore e più specifica valutazione dell'importanza e della gravità di questo virus nella patologia respiratoria del bambino. Inoltre, questo significativo passo avanti della ricerca offre un importante contributo alla possibile identificazione di più precise forme di terapia e di prevenzione contro questi agenti virali". Una scoperta che risulta particolarmente importante considerato il fatto che l'infezione da Enterovirus, oltre ad essere molto frequente in Italia, ha recentemente provocato in Cambogia 52 casi di morte, soprattutto in bambini sotto i tre anni. Per cercare di capire meglio come si è arrivati a questa scoperta e quali sviluppi saranno ora possibili dal punto di vista dei vaccini, abbiamo rivolto qualche domanda alla professoressa  Susanna Esposito

Professoressa, per iniziare volevo capire che cos'è il gruppo Enterovisus e quali disturbi provoca?
"Certo. Gli Enterovirus sono una serie di virus che provocano prevalentemente infezioni intestinali, ma che possono anche provocare disturbi di tipo respiratorio come ad esempio bronchiti e polmoniti, e di tipo neurologico come meningiti ed encefaliti".

E questo virus colpisce tutti indistintamente o ci sono soggetti più colpiti di altri?
"No, può colpire tutti, ma sembra che delle forme più gravi soffrano prevalentemente i bambini. Tanto è vero che l'epidemia di infezione da Enterovirus attualmente presente in Cambogia, precisamente il virus 71 che causa la malattia cosiddetta 'mani, piedi, bocca', diffusa anche da noi in Italia ma con andamento benigno, ha provocato 52 casi di morte soprattutto in bambini al di sotto dei tre anni. Questo vuol dire che in alcuni casi gli Enterovirus possono causare quadri clinici particolarmente aggressivi".

Quindi può spiegarci meglio come la scoperta dei due nuovi virus appartenenti al gruppo degli Enterovirus fatta dal team del suo laboratorio si inserisce in questo contesto?
"Fino a qualche mese fa il gruppo Enterovirus era costituito da 116 differenti tipi. Noi abbiamo identificato due virus dello stesso gruppo, ma siccome la percentuale di similitudine di nucleotidi e aminoacidi è risultata piuttosto contenuta è stato possibile classificarli come virus nuovi veri e propri. Successivamente si sono effettuati dei test sul genoma del virus per identificarlo con maggiore precisione e poterne caratterizzare la provenienza. E infatti abbiamo avuto qualche settimana fa il riconoscimento dalla GenBank, la banca mondiale di tutti i virus, che ha chiamato i due nuovi virus scoperti Enterovirus (EV) 117 ed EV 118; più di recente poi abbiamo identificato il loro genoma".

Come sono stati individuati i nuovi virus?
"Il virus 117 è stato individuato in un bambino, il 118 in due. Tutti e tre i bambini presentavano una sintomatologia respiratoria, il primo una polmonite, i secondi due una polmonite con otite. La cosa interessante è che del primo virus, il 117, siamo già arrivati a identificare tutto il genoma, e questo è un passo importantissimo perché se si vuole arrivare ad una prevenzione attraverso i vaccini, è essenziale conoscere la mappatura del genoma. Una volta identificato, abbiamo mandato l'annuncio del nuovo genoma alla rivista Journal of Virology per la prima pubblicazione a breve dei dati e delle caratteristiche. Attualmente stiamo lavorando sulla mappatura del genoma 118 e speriamo di terminarla entro la fine di settembre".

Professoressa, quanto è durata la ricerca prima di arrivare a questa scoperta?
"Va detto che questa ricerca è multicentrica, quindi collaborano diversi Paesi europei. Il nostro laboratorio nello specifico, ha il compito di effettuare ricerche virologiche nei campioni di piccoli pazienti ricoverati per polmonite in otto paesi che sono Italia, Portogallo, Israele, Lituania, Romania, Inghilterra, Spagna e Grecia. È ovvio che nelle nostre ricerche non cerchiamo solo l'Enterovisrus, perché esistono diversi batteri, così come diverse infezioni. La novità, però, è stata proprio l’osservazione nei ceppi di Enterovirus di qualcosa di nuovo e per identificarlo, lavorandoci a tempo pieno, ci abbiamo messo tutto l'anno".

Qual è la nazionalità dei tre bambini con infezione causata dai nuovi Enterovirus?
"Il bambino in cui è stato identificato il virus 117 è della Lituania, i due bambini in cui è stato identificato il virus 118 sono israeliani. Segnalazioni diverse in paesi diversi che stanno a sottolineare l'importanza dell'attività di monitoraggio costante. Questi virus spesso si ri-combinano tra di loro, quindi si moltiplicano e cambiano con molta facilità. È solo con un controllo molto attento, quindi, che si possono gestire anche eventuali infezioni respiratorie, gastrointestinali o neurologiche gravi. Quindi da una parte vanno trovati e non sottovalutati, dall'altra sono virus sui quali la ricerca deve andare avanti per produrre antivirali e vaccini".

Professoressa, lei ha detto che "questi virus si ri-combinano tra loro e si moltiplicano con molta facilità", ma così facendo non modificano anche la struttura del loro genoma che era stata già mappata?
"Sì esatto. Vede, succede che moltiplicandosi, ad un certo punto, per motivi del tutto sconosciuti, nel momento in cui mutano la loro struttura genetica cambiano anche di numero e, di conseguenza, cambiano anche il livello di aggressività nel paziente. Le faccio un esempio: il virus 117 è molto simile ad altri due Enterovirus, il 104 ed il 109, viene quindi da pensare che magari questi due ultimi si siano incrociati ed abbiano generato il 117. Ecco perché una parte del lavoro di ricerca si concentra proprio sulla nascita e l'origine di questi virus, soprattutto perché questi si trovano, come abbiamo detto, in molte parti del mondo".

Stando così le cose, dal punto di vista dei vaccini che si utilizzano per questi virus come ci si regola?
"Quando si sviluppa un vaccino, non se ne crea uno per ogni virus, bensì si deve avere un vaccino che contenga gli anticorpi per una serie di sequenze analoghe al genoma del virus, in modo che ci si possa proteggere non da un Enterovirus, ma da tutti o dalla maggior parte degli Enterovirus".

Quindi per l'Enterovirus 117 di cui avete già la mappatura del genoma, è possibile produrre già dei vaccini?
"Queste mappature servono proprio per permettere di produrre dei vaccini o, in alternativa, delle terapie antivirali. La difficoltà  in questo caso, però, è data dal fatto che per somministrarli, come avviene nel caso dell'influenza, bisogna avere dei test diagnostici abbastanza rapidi che ci permettano di dire che l'infezione è causata da un Enterovirus. E al momento questi test non li abbiamo. Anche per i virus influenzali, che sono virus più conosciuto ed attentamente studiati, non ci sono ancora in commercio test rapidi altamente sensibili. Ecco perché è molto importante la ricerca per riuscire a capire da dove questi virus nascono e come possiamo diagnosticarli, perché solo così si possono poi produrre vaccini e terapie, ma  anche testi diagnostici validi".