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Rischi congeniti: base comune per infarto cardiaco e Alzheimer

La scoperta da uno studio dell'Università di Bologna, che apre nuove possibilità di diagnosi e prevenzione, per due fra le più diffuse patologie che si conoscano.

» Ricerca in Medicina Paola Simonetti - 15/12/2010
Fonte: Immagine dal web

Vanno di pari passo sovrapponendosi nel rischio: infarto cardiaco e Alzheimer hanno una base genetica comune. Lo ha dimostrato un recentissimo studio messo a punto dall'Università di Bologna coordinato dall'immunologo Federico Licastro. Le evidenze scientifiche sono emerse dall'esame del Dna di 1800 persone (280 colpite da infarto, 257 da Alzheimer, e 1.307 sane, come gruppo di controllo), sulle tracce di fattori genetici di rischio comuni alle due malattie. La predisposizione genetica comune è stata riscontrata nel 30 e nel 40% dei malati rispettivamente di infarto e Alzheimer.

La natura della scoperta consentirebbe, secondo quanto sottolineato dai ricercatori, di poter dunque eseguire un test per sapere la propria predisposizione genetica a queste malattie. "Negli Usa i test sono già in vendita" ha sottolineato Licastro, citando il caso di un'azienda privata del New Mexico (Usa) che ha collaborato allo studio. "Ma sono test che potremmo facilmente fare anche qui in Italia – ha aggiunto -. Basta un prelievo di sangue".

Il test potrebbe permettere, stando alle valutazioni dei ricercatori, di procedere ad un eventuale monitoraggio "tramite controlli regolari ed esami medici più approfonditi", anche per gli interessanti risvolti che il risultato dello studio ha generato: "Il cuore del profilo genetico dei soggetti ad alto rischio - ha spiegato Licastro - è costituito da geni coinvolti nella sintesi e nel trasporto di colesterolo e nel controllo dell'infiammazione, che sembrano quindi essere alla radice di entrambi i disturbi".

Sfumature queste non di poco conto, che offrirebbero anche la possibilità di definire stili di vita appropriati in grado di favorire la prevenzione di due patologie fra le più diffuse in Italia: l'Alzheimer è la forma più frequente di demenza senile che, entro gli 85 anni, colpisce una donna su cinque e un uomo su dieci; l'infarto invece, che insieme ai problemi cardiovascolari è una delle principali cause di morte, interessa circa il 12,5 per cento della popolazione.

Tuttavia, l'ingrediente tecnico che ha consentito il successo dello studio rischia di essere, per stessa ammettono gli stessi ricercatori, molto controverso. Per studiare il Dna dei loro pazienti, si sono infatti avvalsi di un'innovativa tecnica statistica, chiamata 'grade of membership analysis'. Questo approccio, sebbene già applicato nello studio di altri problemi, dai melanomi alla schizofrenia, è ancora dibattuto all'interno della comunità scientifica internazionale. "É però proprio grazie a questo tipo di analisi statistica - conclude Licastro - che abbiamo la possibilità di studiare queste malattie prendendo in esame anche solo alcune centinaia di casi. La statistica classica ne richiederebbe 10, 12 forse anche 20 o 30mila".

LINK
- Università di Bologna 
- Approfondimento sull'Alzheimer di NanniMagazine