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Oncologia femminile, O.N.Da: "Troppe carenze al Sud"

Sono stati resi noti a Bari i dati dell'indagine 'Oncologia a Misura di Donna', a cura di O.N.Da, AIOM e GOIM. Migliorano i servizi di assistenza domiciliare e i livelli di cura. Ancora lunghe le liste d'attesa e profonde le disomogeneità tra le Regioni.

» Ricerca in Medicina Piergiorgio Iacovazzo - 11/02/2011
Fonte: Immagine dal web

Le donne del Sud si dicono soddisfatte delle cure ricevute nei reparti di oncologia medica delle loro città. Soddisfacente anche l'informazione e le capacità relazionali del personale. Sono dati positivi, che si allineano a quelli delle altre Regioni italiane, dimostrando come in questo settore la sanità del Sud abbia saputo lavorare bene. Restano due gli elementi critici di rilievo: il minor grado di aspettativa delle donne del Sud nei confronti del sistema sanitario e l'assenza di responsabilizzazione delle figure coinvolte nella sanità, dai politici, ai medici ai cittadini. 

Sono alcuni dei risultati del progetto triennale 'Oncologia a Misura di Donna', curato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute della Donna (O.N.Da), per valutare le realtà clinico assistenziali nell'oncologia femminile in Italia. I dati riguardanti il Mezzogiorno sono stati presentati pochi giorni fa nel capoluogo pugliese, in occasione della seconda tappa del progetto patrocinato dall'’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM), dal Gruppo Oncologico Italia Meridionale (GOIM), e dalla fondazione Pfizer.

Durante la presentazione a Bari, O.N.Da ha delineato un panorama critico sul piano oncologico, per quanto concerne il Sud dello Stivale. Le pazienti del Meridione, in genere, hanno minori aspettative e si accontentano di servizi non sempre soddisfacenti. Si sottolineano gravi disomogeneità tra le Regioni nei tempi di attesa per indagini diagnostico-strumentali e nel numero degli accessi giornalieri per la chemioterapia. Calabria e Sicilia detengono primati positivi (20 giorni circa), mentre Abruzzo, Sardegna e Campania segnano i dati più negativi (oltre i 50 giorni). 

Per quanto riguarda il numero di accessi in day hospital per cure chemioterapiche, Puglia, Basilicata e Calabria sono le Regioni più virtuose (tra i 20 e i 35), mentre arrancano Molise, Campania e Sardegna (tra i 10 e i 20 accessi in media). Solo 18 tra le strutture indagate (il 32.7 per cento) sono provviste di Breast Unit, così come la maggior parte dei centri appare carente sul fronte delle cure palliative, della riabilitazione oncologica.

Manca inoltre un'attenzione ai problemi psicologici: di fronte ad una diagnosi di tumore, le donne confidano in un sostegno forte, considerato determinante nel 60 per cento dei casi, ma che spesso non c'è. "Questo progetto – spiega Francesca Merzagora, presidente di O.N.Da – mette a disposizione nuovi dati raccolti nel 2010. Le strutture oncologiche femminili del Meridione sono state valutate utilizzando un questionario ad hoc inviato alle direzioni sanitarie delle strutture di Oncologia Medica del Sud Italia individuate sulla base del più recente censimento AIOM (2004). 

Il questionario indagava sei macro-aree (strutture, organizzazione del lavoro, servizi disponibili, attrezzature diagnostiche e relativi tempi di attesa, informazione e partecipazione della paziente, la donna al centro della cura) per un totale di novanta domande chiuse, di cui alcune a risposta multipla. Di 114 strutture contattate, in 56 hanno risposto, con un tasso di adesione allo studio del 49 per cento. Un risultato importante, certamente migliorabile. Questi dati sono stati attentamente organizzati ed esaminati, per poter offrire un quadro preciso".

"L'indagine – aggiunge  Carmelo Iacono, presidente AIOM e direttore del dipartimento oncologico di Ragusa – documenta un incremento qualitativo e quantitativo dei servizi rispetto al passato. Ma la realtà è molto complessa e i problemi restano gravi. Una chiave di lettura della situazione assistenziale deve infatti passare attraverso la parola 'responsabilità'. Una responsabilità politica, cui sono attribuibili la mancata programmazione, la perversa utilizzazione delle risorse, le politiche clientelari e non meritocratiche, la demagogia; una responsabilità tecnica, causa di attrezzature obsolete, personale sanitario e medico insufficiente nei nodi chiave, assenza di controlli qualitativi del prodotto e delle prestazioni erogate, ripianamento dei deficit aziendali a consuntivo; infine la responsabilità del cittadino utente che spesso utilizza malamente i servizi (intasando le liste d'attesa senza presentarsi) dove la gratuità è intesa come diritto esclusivo e privato".

"A conferma di questa doppia lettura – afferma Walter Ricciardi, coordinatore del progetto e presidente dell'Osservatorio Nazionale sulla salute nelle Regioni – troviamo un dato normale nella distribuzione dei giorni di degenza media, in cui la Puglia risulta la più virtuosa. La maggior parte delle Regioni appare carente sul fronte della riabilitazione oncologica e della presenza sul territorio di Hospice. Un buon risultato è ottenuto dall'assistenza domiciliare, realtà ben consolidata nel Sud Italia, e che copre l'87 per cento del territorio indagato. Evidenti appaiono purtroppo le disomogeneità a livello regionale relative alle liste d'attesa. Tutto questo si traduce in un ritardo diagnostico o terapeutico. Molto soddisfacente, al contrario, l'impegno nella gestione del rischio clinico (72 per cento)".  

La quasi totalità dei centri non è dotata di servizi dedicati alle pazienti oncologiche (ludoteche o baby-sitting), mentre in circa il 44 per cento si svolge l'attività di prestito libri. Lo studio evidenzia anche l'importanza del lato emotivo della malattia. È fondamentale che la donna riceva conforto nel momento della diagnosi e durante le cure, e non si senta abbandonata dopo le dimissioni dall'ospedale. L'assistenza psicologica è ancora più efficace se svolta da donne per le donne, in grado di capire meglio il problema di genere. Eppure questa attenzione manca in molti centri nonostante anche l'indagine confermi come, di fronte ad una diagnosi di tumore, le donne si aspettino un sostegno forte, considerato determinante nel 60 per cento dei casi. 

È attivo, inoltre, il 'Progetto Girasole', in base al quale la donna riceve una 'dimissione
protetta' quando lascia l'ospedale. Le viene data la possibilità di chiamare un numero di cellulare ad hoc e parlare con una dottoressa in caso di dubbi sulla cura, perplessità o timori. "Abbiamo voluto sostenere il progetto di ONDa 'Oncologia a Misura di Donna' - spiega il presidente della Fondazione Pfizer,Ermanno Paternò, per contribuire al miglioramento dell'assistenza e fornire un servizio di valore alle pazienti, in linea con il nostro impegno nella promozione di un sistema salute più attento alle esigenze delle donne".

"Purtroppo – spiega Anna Barbera, ideatrice, con Lina Prosa, del Progetto Amazzone – la nostra esperienza conferma le profonde carenze, soprattutto in alcuni settori, segnalate dall'indagine di O.N.Da. La mancanza di Breast Unit, ad esempio, fa sì che la paziente sia costretta a spostarsi da una struttura all'altra per gli esami, allungando i tempi della diagnosi anche di mesi. Inoltre, sono pochi gli ospedali in grado di occuparsi della riabilitazione dopo l'intervento, per non parlare delle cure palliative, quasi totalmente assenti in Sicilia, fatta eccezione per la presenza di alcuni Hospice, come quello di Palermo. Anche il supporto psicologico è carente ma le donne, in un momento difficile come quello della scoperta di un cancro, ne hanno estremamente bisogno".


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- O.N.Da