Scienze e Tecnologie » Medicina e Salute » Patologie

TBC: sette mesi di cure e isolamento in ospedale, poi la guarigione. La storia del piccolo Alessandro

Dalla diagnosi alle terapie fino alla ripresa. La testimonianza di una famiglia che questa malattia infettiva l'ha vissuta. Il papà: "È una patologia che c'è e non riguarda solo gli stranieri ma può toccare tutti noi"

» Patologie Francesca Nanni - 30/07/2014

"Essere qui oggi, con la mia famiglia,  accettare l'invito a partecipare a questa conferenza stampa ci ha messo davvero alla prova, soprattutto nel ricordare un esperienza difficile che vorremmo lasciarci alle spalle. Ma siamo qui perché nostro figlio, malgrado i sette mesi di isolamento, di terapie, di esami invasivi e di operazioni ha ancora la forza di raccontare la sua storia. "Così, magari, altri ragazzi come me non fano la stessa esperienza" mia ha detto". Chi parla è il papà di Alessandro, 9 anni, un bambino timido e dolcissimo, tutto lentiggini e due bellissimi occhi verdi. Sono seduti uno accanto all'altro a darsi sostegno reciproco nel portare la loro testimonianza al tavolo degli esperti che da anni studiano la tubercolosi riuniti a Roma il 3 luglio scorso per delineare il nuovo programma di intervento per l'eliminazione della Tubercolosi (TBC) nei paesi a bassa incidenza, ossia quelli - (in tutto 33 paesi inclusa l'Italia[1] in cui si contano meno di 100 casi ogni milione di abitanti. 

Una malattia che sembrava debellata nel nostro paese, come ha fatto notare il papà di Alessandro,  "ma che, invece, stanno tornando di nuovo" soprattutto a causa dei flussi immigratori nel nostro Paese. "Una malattia che c'è e non riguarda solo gli stranieri ma è un tema che può toccare tutti noi" ha detto, sottolineando come "nella preoccupazione per la sua salute di nostro figlio, abbiamo tenuto unita una famiglia che, di fatto, era divisa: metà in ospedale, metà a casa. Ed abbiamo fatto i salti mortali per conciliare ospedale, lavoro e casa". "Ecco perché oggi qui, perché speriamo che la nostra testimonianza possa portare ad una maggiore sensibilizzazione che si traduca in più controlli verso questo genere di malattie e in una maggiore attenzione da parte dei medici di base nel riconoscere i sintomi per una diagnosi più efficace. Già perché non sempre si collega la TBC ai sintomi manifestati: "Nel nostro caso, ad esempio, sono passati cinque mesi dalla manifestazione dei sintomi della Tubercolosi in Alessandro - ricorda il papà -, fino al riconoscimento della malattia".

Un racconto, quello del papà di Alessandro, guidato all’inizio dalla forte emotività dell'esperienza vissuta ma che, via via, porta l'attenzione sulle ombre che la gestione di questa patologia porta con sé. Come ad esempio la mancanza di personale addetto nei centri di cura e diagnosi preposti per queste malattie: "Noi stessi abbiamo constatato - spiega il papà di Alessandro - che nel centro di riferimento per la regione Lombardia dove ci rechiamo ancora per i controlli, ci sono sempre moltissime persone, ma i medici che visitano purtroppo sono solo due". E sempre dal punto di vista della cura, "sarebbe importante ridurre i tempi ridotti per avere a disposizione i farmaci di importazione da utilizzare in casi gravi come è potuto essere il nostro". "Da ultimo, ma non meno importante, sarebbe auspicabile la riduzione dei temi burocratici per accedere ai permessi per l'assistenza ai familiari con gravi problemi di salute. Questo perché - ha detto il papà di Alessandro - quando in un nucleo si hanno malati difficili da gestire, sarebbe utile e bello contare su uno Stato assistenzialista in tempi brevi".

"Nonostante ci siano ancora degli aspetti che possono essere migliorati per il malato e la sua famiglia - prosegue il papà di Alessandro -, mi sento comunque in dovere di ringraziare le molte persone che non ho avuto modo di conoscere ma ce, di fatto, hanno contribuito alla guarigione di Alessandro". E ringrazia in particolate la professoressa Susanna Esposito che, dice il genitore, "ha curato la Tubercolosi, ma che si è anche prodigata per far avere ad Alessandro un pc portatile per sopportare meglio una pesante condizione di isolamento ospedaliero per la malattia. Ma, cosa più importante, ha contribuito a far partire il progetto ‘Scuole in ospedale’ che da tempo stentava ad attivarsi e grazie al quale nostro figlio ha potuto recuperare l’anno scolastico”. È il grazie collettivo di Alessandro e del suo papà a tutti medici, infermieri e personale sanitario "che si sono presi cura di mio figlio e in alcuni momenti duri, durante la lotta a questa malattia tremenda, anche di noi".

NOTE
[1] Australia, Austria, Bahamas, Belgio, Canada, Costarica, Cuba, Cipro, Repubblica Ceca, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Islanda, Irlanda, Israele, Italia, Giamaica, Giordania, Lussemburgo, Malta, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Portorico, Slovacchia, Slovenia, Svezia, Svizzera, Emirati Arabi Uniti, Stati Uniti d'America, Cisgiordania e Striscia di Gaza. Oltre i Paesi e i territori elencati, il programma di intervento riguarderà anche i Paesi che si avvicinano a meno di 10 casi/100mila abitanti all’anno.