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Il tumore del colon retto e l'efficacia di cure sempre più a misura di paziente

Nuovi traguardi nella cura del carcinoma metastatico il cui farmaco Cetuximab, diffuso nel 2005, ha ottenuto la rimborsabilità da parte dell'AIFA. Del Campo: "È importante informare il paziente sul test del biomarcatore per scegliere la cura più adatta"

» Patologie Francesca Nanni - 20/06/2014

È il secondo tumore più comune, prevalentemente diffuso negli uomini, che ogni anno nel mondo fa registrare 1,4 milioni di nuovi casi. In Italia, il carcinoma del colon retto è in assoluto il tumore a maggiore insorgenza, con quasi 55mila diagnosi stimate nel 2013. Tra gli uomini si colloca al terzo posto, preceduto da quello della prostata e del polmone, mentre nelle donne è al secondo preceduto da quello alla mammella. E nonostante questi numeri preoccupanti, ancora oggi un paziente su quattro si presenta alla diagnosi con questa patologia in fase metastatica, quando cioè il tumore si è già diffuso ad altri organi. Se però, fino a qualche anno fa, intervenire a livello medico in tempi relativamente brevi era impensabile, soprattutto negli ultimi cinque anni si sono fatti veri e propri passi da gigante. Soprattutto dopo l'introduzione del Cetuximab, cinque anni fa, un anticorpo monoclonale che si lega al fattore di crescita epidermico EGFR che fa proliferare il tumore e, invece di attivarlo, lo spegne, portando alla morte le cellule tumorali che nella loro proliferazione dipendono dall'EGFR. Per potenziarne l'effetto è generalmente utilizzato in associazione con la chemioterapia.

PINTO: "IL PROFILO GENETICO DEI PAZIENTI CI INDICA A PRIORI LA TERAPIA PIÙ ADATTA". Cinque anni e diverse somministrazioni dopo, si sono potuti appurare e confermare i notevoli miglioramenti osservati in tutti quei pazienti affetti da carcinoma metastatico del colon retto. Risultati importanti che sono stati ribaditi e discussi a fine maggio durante il congresso internazionale dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO). "In questo periodo, abbiamo assistito ad un sostanziale cambio di approccio nell'affrontare questa grave neoplasia - ha affermato il Dottor Carmine Pinto, Presidente eletto AIOM e Direttore dell'Unità operativa di Oncologia medica del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna -: oggi, infatti, il profilo genetico dei pazienti ci offre un messaggio preciso e ci indica a priori con quale terapia iniziare il trattamento del carcinoma del colon retto metastatico, evitando di sottoporre a terapie inutili quanti non risultino idonei".

IL PROFESSOR CARMINE PINTO PARLA DI TERAPIA PERSONALIZZATA E ACCESSO ALLE CURE


GARUFI: "IL VANTAGGIO DI CHEMIO E CETUXIMAB IN TERMINI DI SOPRAVVIVENZA". Vista l'efficacia, inoltre, proprio cinque anni fa nel 2009, l'AIFA ha sancito la rimborsabilità del farmaco, un provvedimento che ha sollevato molte famiglie di pazienti affetti da cancro del colon retto da una spesa per molti improponibile. "Le novità presentate al Congresso di Chicago - ha dichiarato il Dottor Carlo Garufi, Oncologo Medico dell'Istituto Regina Elena di Roma -, rafforzano il ruolo predittivo dell'importanza di un test genico come RAS nella scelta della terapia ottimale del cancro del colon-retto metastatico. Quando i pazienti sono selezionati in base all'assenza di mutazioni per questo gene, ovvero nello stato wild-type, l'aggiunta del Cetuximab alla chemioterapia nel trattamento di prima linea di questa malattia determina indubbi vantaggi in termini di sopravvivenza".

DEL CAMPO: "L'IMPORTANZA DI UNA CORRETTA INFORMAZIONE TRA MEDICO E PAZIENTE". E sicuramente, nella fase di diagnosi e scelta del trattamento terapeutico in campo oncologico, una corretta informazione tra medico e paziente assume un ruolo importantissimo. Nel caso specifico del tumore al colon retto, è fondamentale insieme alla diagnosi informare il paziente riguardo l'esistenza del test RAS e renderlo consapevole delle possibilità a disposizione per la terapia del carcinoma. Il test riguarda il biomarcatore che, effettuato prima della cura, consente al medico di stabilire quale sia la più appropriata ed efficace a seconda del paziente. "Un paziente informato e consapevole è un prezioso alleato nel percorso di cura di un tumore" ha sottolineato la Dottoressa Laura Del Campo, Direttore dell'Associazione Italiana Malati di Cancro, parenti e amici (AIMaC). "L'introduzione dei test dei biomarcatori ha inevitabilmente introdotto nuove modalità di comunicazione tra il medico ed il paziente oncologico ed è fondamentale - ha concluso - dedicare tempo alla spiegazione chiara e dettagliata di cosa essi significhino per la scelta del trattamento".