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INTERVISTA - Parkinson sempre più giovane. Stocchi: "Ne soffre 1 su 4". Presto una App in aiuto ai pazienti

Spesso l'esordio della malattia è tra i 25 e i 50 anni, ma la diagnosi è tardiva. Mentre al Centro di Ricerca San Raffaele si studia lo sviluppo di una App da inaserire nei Google Glass per migliorare molti aspetti della quotidianità dei pazienti

» Patologie Francesca Nanni - 10/12/2014

“Oggi 1 persona su 4 ha un esordio tra i 25 ed i 50 anni. Non solo. Nei giovani che ne soffrono diventa addirittura difficile stabilire una diagnosi precoce perché i medici escludono che possa trattarsi da subito di questa patologia associata, invece, soprattutto agli anziani”: a sottolineare l’inversione di tendenza del morbo di Parkinson, che interessa ora fasce d’età via via più basse, è il dottor Fabrizio Stocchi, Direttore del Centro Ricerca sul Parkinson e sui disturbi motori, IRCCS San Raffaele Pisana di Roma che da anni si occupa di questa patologia. “In Italia la diagnosi del Parkinson viene formulata in media diciotto mesi dopo l’insorgenza dei primi sintomi motori – ci spiega Stocchi -. Nei giovani, però, questi tempi si allungano perché i medici escludono che possa trattarsi da subito di Parkinson che viene invece considerata ancora una patologia soprattutto degli anziani”. Ecco perché in questo contesto il progresso della ricerca scientifica rappresenta un’arma in più nella lotta contro questa malattia.

Tre, in particolare, i progetti scientifici legati l’uno all’altro sui quali sta lavorando il Centro Parkinson del San Raffaele coordinati dal professor Stocchi: uno sulla qualità della vita dei ‘parkinsoniani’, uno sull’impatto della malattia sulla capacità lavorativa dei pazienti ed uno sullo sviluppo di una particolare App da inserire nei Google Glass per il miglioramento di molti aspetti della quotidianità dei malati”. Per cercare di saperne di più abbiamo parlato a lungo con il dottor Fabrizio Stocchi, Direttore del Centro Ricerca sul Parkinson e sui disturbi motori, IRCCS San Raffaele Pisana di Roma: 

Dottor Stocchi, il morbo di Parkinson diventa “sempre più giovane”?
“Sì, è una malattia che colpisce una popolazione sempre più giovane, non solo gli anziani come in molti pensano. Basti pensare che oggi un paziente su quattro ha un esordio tra i 25 ed i 50 anni. Resta comunque nella popolazione anziana un’incidenza dell’1 per cento in soggetti sopra i 65 anni, dunque comunque alta”.

Quali progetti saranno finanziati con i fondi raccolti durante l’evento ‘Il Natale dei 100 Alberi d'Autore’?
“Quest’anno la raccolta fondi attraverso iniziative come quella degli alberi di autore finanzierà un progetto sul Parkinson e i giovani legato alla qualità della vita ed all’impatto della malattia sulla capacità lavorativa dei pazienti. Questo progetto include lo sviluppo di una particolare App da inserire nei Google Glass per il miglioramento di molti aspetti della quotidianità dei pazienti parkinsoniani”.

Ci può spiegare nel dettaglio cos’è e come funzionerà questa App?
“Sarà inserita nei Google Glass, gli occhiali che hanno un sistema computerizzato integrato simile a quello di uno smartphone, che permettono di visualizzare una serie di informazioni su un mini-schermo posizionato sull’asta sopra l’occhio destro. Il sistema che stiamo sviluppando andrà ad agire sul miglioramento, ad esempio, dell’aspetto motorio aiutando con stimoli visivi ed auditivi la deambulazione; potrà ricordare ai parkinsoniani di prendere le medicine. Ed ancora la valutazione: essendo dotati di telecamera, questi occhiali possono riprendere lo stato clinico del paziente e comunicarlo in tempo reale al medico che può capire in tempi brevi qual è il problema e come eventualmente intervenire. Quindi una multifunzionalità tecnologica a misura di paziente”.

A quale stadio della malattia viene diagnosticato il Parkinson nei giovani?
“Stranamente nei giovani il morbo di Parkinson viene diagnosticato più tardi rispetto alle persone anziane. Indagini europee ci dicono che per questa patologia in Italia la diagnosi viene formulata in media diciotto mesi dopo l’insorgenza dei primi sintomi motori. Nei giovani, però, questi tempi si allungano perché i medici escludono che possa trattarsi da subito di Parkinson che viene invece considerata ancora una patologia soprattutto degli anziani. E quando si presenta un giovane che invece è già affetto dal morbo, nessuno ci pensa. Difficilmente il paziente e i familiari si rivolgono ad un neurologo, mentre si recano magari da un ortopedico”.

Questo però rende complicata la diagnosi precoce della patologia:
“Certo. E’ infatti necessario aumentare e diffondere la conoscenza di questa malattia ma soprattutto la conoscenza dei sintomi. Questo aiuterebbe sia il medico a stabilire una diagnosi precoce nei giovani e, di conseguenza, a capire quali percorsi terapeutici intraprendere per la cura”.

Quali sono le differenze di approccio terapeutico nei giovani rispetto a quello degli anziani?
“Ci sono sicuramente delle differenze nell’approccio terapeutico che va iniziato in ogni caso al momento della diagnosi e in entrambi i casi con molta attenzione da parte dei medici. Nel caso specifico dei giovani l’approccio medico è orientato al futuro, dunque con una gestione della patologia volta ad una buona qualità della vita, soprattutto lavorativa”.

Come è cambiata nel tempo l’attenzione verso il morbo di Parkinson?
“Sicuramente negli anni, attraverso tante campagne di sensibilizzazione e informazione noi stessi abbiamo registrato una maggiore attenzione verso questa malattia. Soprattutto da parte dei giovani che anche attraverso Internet dall’attenzione sono passati alla conoscenza vera e propria, rivolgendosi al medico al primo campanello d’allarme sintomatico. Un aumento di conoscenza e attenzione, quindi, ma non solo nelle persone, nei pazienti e nei familiari, ma anche da parte della classe medica per riuscire ad arrivare ad una diagnosi precoce del Parkinson nei giovani in tempi brevi”.

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- Polo Ospedaliero San Raffaele di Roma