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Tra figure professionali "vecchie" e nuove l'economia riparte dai 'green jobs'

Dall'agricoltura all'allevamento, secondo l'Aiab sono questi i settori da cui ripartire. L'Italia è il primo Paese per numero di aziende 'bio' con 47mila operatori ed un mercato intorno ai 3,5 mld di euro l’anno che da' lavoro a circa 130mila persone

» Professioni Redazione/GP - 27/02/2013

Non solo contadino 'bio' o imprenditore di agriturismo. Contro la doppia crisi economica ed ecologica si punta all'agricoltura sostenibile come al settore chiave di rilancio della produttività e della tutela ambientale. E dal momento che agricoltura 'verde' non significa più soltanto 'biologico', ma rinnovabili, biomasse, rifiuti, risparmio energetico, taglio elle emissioni di gas a effetto serra, lotta al dissesto idrogeologico i lavori 'verdi', o 'green jobs', fanno spazio a nuove figure fino a questo momento rimaste nell’ombra. Così, accanto all'agronomo o all'apicoltore, mestieri ‘eco’ oramai consolidati, si fanno strada lo zoonomo sostenibile e l'ecoauditor. 

‘GREEN JOBS’ TRA MESTIERI “VECCHI” E NUOVI.
Di sicuro, stando ai rati forniti nei giorni scorsi dall'Associazione italiana per l'agricoltura biologica (Aiab), il biologico la fa sempre da padrone e l'Italia si pone come primo Paese per numero di aziende 'bio' sparse sul territorio, soprattutto in Sicilia e Calabria, che coinvolgono 47.663 operatori con un mercato stimato intorno ai 3,5 miliardi di euro e che da' lavoro a circa 130mila persone interessando una superficie pari a 1 milione 113mila 742 ettari. Un settore che va avanti, dunque, e che conta su diverse professionalità tra cui il tecnico della qualità bio che effettua i controlli presso le aziende agricole e verifica che tutte le attività siano svolte nel rispetto delle normative e dei disciplinari in vigore, anche attraverso campioni e analisi di laboratorio. Al termine di tutte le operazioni, è lui che compila e trasmette all'ente di controllo tutta la documentazione per il rilascio degli attestati di certificazione.

IL SETTORE ENERGETICO A SERVIZIO DELL’AGRICOLTURA.
Non si può parlare di agricoltura sostenibile senza parlare di energia, dal momento che le imprese agricole italiane richiedono, secondo l'Enea, un consumo di energia pari a 16,3 Mtep (milioni di tonnellate equivalenti di petrolio). Secondo la società di energia e la Coldiretti dalle filiere agroenergetiche si potrebbe ottenere un risparmio di almeno 11 Mtep, e infatti, stando all'indagine Excelsior realizzata da Unioncamere e ministero del Lavoro, il 40 per cento delle imprese agricole italiane ha dichiarato di aver ridotto, negli ultimi 3 anni, i consumi energetici (metano -30 per cento, elettricità -10 per cento) mentre un'azienda su 10, fra quelle con dipendenti, ha utilizzato energia autoprodotta. Anche le energie pulite hanno la loro figura professionale: è l'esperto in progettazione delle energie rinnovabili che, dopo aver analizzato il territorio, valuta l'impiego delle diverse tecnologie a seconda del contesto, dalla biomassa al solare all'eolico.

IN AZIENDA IL RISPETTO DELL'AMBIENTE PASSA PER L' 'ECOAUDITOR'.
Poi ci sono i rifiuti, il risparmio idrico e le emissioni di Co2 con cui fare i conti. Ecco, dunque, la figura dell'ecoauditor, o 'verificatore ambientale d'impresa', addetto al controllo degli impianti e dei processi produttivi di un'azienda rispetto alle norme ambientali. E' lui che verifica la tipologia di rifiuti prodotti, la loro quantità, le emissioni gassose, i consumi e gli scarichi d'acqua e i consumi energetici e può indicare all'azienda quali correzioni e modifiche apportare. Di fatto, questa figura è resa obbligatoria dalla legislazione europea sul controllo della compatibilità tra cicli di lavorazione dei prodotti, impianti e strutture delle imprese e la protezione dell'ambiente. Altra figura emergente è il tecnico degli impianti sostenibili che si occupa della messa in opera delle soluzioni impiantistiche di tipo elettrico, idraulico, termoidraulico, di riscaldamento e raffrescamento, di fitodepurazione, fotovoltaiche.

DAI BOSCHI AI CANTIERI, IL RUOLO DI ECOLOGI ED ESPERTI AGROFORESTALI.
C'e' poi chi si occupa di biodiversità, come l'ecologo vegetale che redige le liste rosse delle specie minacciate, suggerendo come tutelarle e come ripristinare gli ambienti. La tutela della biodiversità rientra anche nei compiti dell'esperto in progettazione delle risorse agroforestali che si occupa della gestione e del coordinamento degli interventi del settore, dai vivai forestali al monitoraggio ambientale alla direzione dei cantieri. Anche lui lavora al recupero di aree degradate, a interventi di bioingegneria e architettura di paesaggio fornendo assistenza ai cantieri.

NON SOLO FRUTTA E VERDURA, PER LO ‘ZOONOMO’ ANCHE FAUNA E ALIMENTAZIONE. Dal momento che la sostenibilità e il biologico non riguardano solo frutta e verdura, ecco lo zoonomo sostenibile che opera nei settori della zootecnica e si occupa della pianificazione aziendale e industriale fino alla trasformazione delle carni e l'alimentazione degli animali in aziende zootecniche, faunistiche, venatorie e di acquacoltura compatibile. Fra i compiti che la norma gli assegna, ci sono le attività di selezione e miglioramento genetico, conservazione e valorizzazione della biodiversità animale e dei microrganismi di interesse tecnologico per la trasformazione dei prodotti di origine animale. Ha inoltre il compito di controllare che tutte le fasi dell'allevamento rispettino i disciplinari e che i mangimi siano di origine biologica e di filiera controllata.