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Parrucchieri in rivolta: il 15% non riuscirà ad aprire i battenti. Ecco perché

Slittata la loro ripartenza al 01 Giugno, come anche per centri estetici, bar e ristoranti, i negozianti si dicono già pronti con le norme di sicurezza e scongiurano la chiusura definitiva delle attività chiedendo la riapertura anticipata

» Crisi economica Francesca Nanni - 28/04/2020

I parrucchieri e i centri estetici non ci stanno e all’apertura delle loro attività al 01 Giugno dicono “no”. Forbici e pettini alla mano, infatti, erano già pronti a riaprire per la Fase 2, seguendo tutte le norme e i protocolli di sicurezza, molte delle quali erano già la regola nei loro negozi. Ma l’ultimo Dpcm ha trasformato le loro speranze nell’anticamera della chiusura totale dei loro saloni che ha dovuto fare i conti non solo con lo stop forzato ma anche con il notevole aumento di lavoro in nero, dell’abusivismo dei servizi forniti a domicilio, illegali e senza rispetto della sicurezza.

Così al grido di "non possiamo rimanere chiusi ancora, attendere fino a giugno è insostenibile” a Padova alcuni parrucchieri si sono incatenati all'esterno del proprio negozio in segno di protesta contro le misure anti-contagio. Una notizia lanciata dal quotidiano locale Padova Oggi, dà la dimensione della serietà di una situazione divenuta insostenibile per moltissime realtà commerciali tra le quali anche bar e ristoranti.

L'INTERVISTA A LAURA CIPOLLONE RESPONSABILE SETTORE BENESSERE E SANIT
À CNA



L’APPELLO DELLA CNA TRA NUMERI DEL SETTORE… “La decisione contenuta nel Dpcm rappresenta una condanna a morte per l’intero settore”, fa sapere la CNA (Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa) in una nota.  “Il settore conta circa 135mila imprese e dà lavoro a 260mila persone tra parrucchieri ed estetisti - si legge - partecipando in maniera determinante all’economia italiana oltre ad essere essenziale per garantire il benessere della popolazione”.

…E NORME DI SICUREZZA. Secondo le associazioni di categoria il comparto, a tutela di clienti e dipendenti, può già offrire tutte le garanzie necessarie a riaprire. “Se il Governo ritiene che debbano essere definite ulteriori condizioni, che le definisca da subito per consentire di riaprire al più presto” chiede la CNA. “Le imprese sono ormai allo stremo delle forze e le loro condizioni finanziarie sono così gravi da destare preoccupazione anche sul fronte della tenuta sociale di scelte scellerate come quella di una chiusura così prolungata”. “Le imprese non riusciranno a resistere ancora per molto – conclude la CNA -. È quanto mai necessario che il Governo dia subito segnali chiari e risposte certe”.

CAMERA ITALIANA ACCONCIATURA: IL 15% DEI PARRUCCHIERI NON CE LA FARÀ AD ASPETTARE. "Stiamo ghettizzando la categoria che invece potrebbe ripartire già dal 04 maggio, magari in modo scaglionato nella penisola in base alla diversa diffusione del Covid - sottolinea Lino Fabbian, Presidente Camera Italiana Acconciatura. - I negozi sono già stati aperti nel nord Europa, come in Svizzera ed in Germania. I parrucchieri sono almeno 105mila in Italia ma stimo che il 15 per cento non riuscirà ad aspettare giugno per riprendere a lavorare. La prima reazione è la rabbia, sono stato sommerso di telefonate dei colleghi che rappresento”. “Eravamo pronti - conclude - a riaprire con negozi sanificati costantemente, personale e procedure in sicurezza”.

"SIAMO PRONTI A GARANTIRE IGIENE E SICUREZZA NEI NOSTRI SALONI". "Il governo dimostra di non conoscere la categoria. Siamo attrezzati da almeno 20 anni per garantire l'igiene dei nostri saloni alle clienti e al personale perché maneggiamo sostanze chimiche, forbici, pettini e spazzole, tutto è rigorosamente disinfettato e protetto”. A spiegare l’interno di un negozio è un amareggiato Elia Piatto, titolare di un salone di oltre 100 mq al centro di Torino. “Abbiamo atteso senza perdere l'entusiasmo. “Abbiamo acquistato mascherine chirurgiche per il personale e le clienti, occhiali protettivi, guanti per tutti, camici usa e getta e perfino tutte lavabili ermetiche per i collaboratori affinché la loro protezione fosse totale. Siamo pronti con la disinfezione del salone, abbiamo distanziato postazioni e lavaggi e riorganizzato turni e appuntamenti, ora lo slittamento è per noi una brutta sorpresa”. “Eravamo tutti preparati, non c'è nessuna leggerezza da parte nostra nel fare questo appello, il virus va isolato e noi siamo pienamente d'accordo. Prima abbiamo esaurito le ferie per non intaccare lo stipendio dei nostri dipendenti che ora hanno iniziato la cassa integrazione. Questa doccia fredda non ce lo aspettavamo. Io devo riaprire. I miei dipendenti amano il loro lavoro e hanno anche mutui da pagare, io mi sento responsabile per loro".

Apertura anticipata: ecco la richiesta unanime.