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INTERVISTA - L'Uomo Nero? "Cessa di Esistere affrontandolo e domando la paura che esercita su di noi"

Così la scrittrice Simona De Cupis in questa intervista in cui racconta il suo primo libro su un trauma subito da bambina, l'oblio come soluzione per tenerlo a bada ma anche il fortissimo messaggio di rinascita e speranza. Ecco il suo racconto..

» Libri: Recensioni Francesca Nanni - 23/11/2020
Titolo: foto ©Francesca Nanni

di Francesca Nanni - Leggere il manoscritto in anteprima un giorno per caso, pagine e pagine grezze non ancora smussate dall’intervento di un editor, e ritrovarsi catapultata all’interno di un racconto dalla trama insospettabile, nuova e avvincente nonostante l’argomento di forte attualità. Il mio incontro con ‘L’Uomo Nero non esiste', oggi libro della scrittrice emergente Simona De Cupis appena pubblicato su Amazon, è stato così: un’immersione totale nella storia di Anna, del suo trauma subito da bambina e dell’oblio come unica soluzione per tenerlo a bada. Una ferita sempre aperta di cui dimentica dinamica e artefice, custodendo dentro di sé solo l'eco dell'umiliazione subita dall’Uomo Nero, un’ombra senza un volto né un nome.

Da allora Anna, aspirante scrittrice vive sospesa tra il reale e l'immaginario, fuggendo alla ricerca di storie e personaggi dei libri che legge per non cedere alla sofferenza di una ferita che si riapre ogni volta che un uomo si affaccia nella sua vita. Stanca del sogno di scrivere, Anna rinuncerà al suo lato romantico e d’incanto per affrontare il trauma e iniziare la risalita, grazie anche ad un personaggio speciale che le consentirà di accogliere il ricordo di ciò che è stato. Avrà ogni tipo di risposta tranne una: cosa definisce ciò che noi chiamiamo reale? Ambientato tra Roma e il Salento, mescolando elementi autobiografici ad elementi romanzati, ‘L’Uomo Nero non esiste’ è un libro insolito, autentico e inteso quanto crudo e surreale, dove nulla è come sembra.

Una narrazione lucida e fluida che libera la protagonista/autrice da un pesante fardello attraverso una penna che, come ago e filo, ricuce lacerazioni profonde, trasformando le emozioni nate da un devastante faccia a faccia con il proprio lato oscuro, in parole da condividere con i lettori perché… Chiunque potrebbe combattere con il proprio Uomo Nero. A dispetto dell’argomento, ‘L’Uomo Nero non esiste’ racchiude un messaggio forte e potente di rinascita e di speranza che ho esplorato proprio insieme all’autrice Simona De Cupis, qualche giorno fa. Ecco cosa mi ha raccontato:

Un libro d’esordio, autentico e intenso, su un trauma personale doloroso: quanto è stato difficile scriverne e come è avvenuto?
“Questa storia è stata una voce nella testa per molto tempo. La ragazzina che aveva subito questo trauma scalpitava per essere ascoltata, dunque, una volta trovata la struttura della storia, scrivere i suoi pensieri è stata come una liberazione, come rimettere a posto scaffali messi in disordine dal terremoto”.

Qual è stata la difficoltà maggiore?
“Trovare il modo giusto di raccontare questa storia è stata la difficoltà maggiore. Avevo pagine di appunti, un’idea, una protagonista ma la trama era bloccata. Poi ho iniziato un percorso psicologico con la psicoterapeuta che mi ha salvato la vita e parallelamente, senza soffermarmi a comprendere bene come, con il tempo lo sviluppo della storia si è snodato con chiarezza, come se fosse sempre stato lì ad aspettare di essere scoperto”.

Un’esperienza traumatica lascia spesso un lato oscuro in chi la subisce: fin dove sei dovuta scendere dentro di te per trovarlo e affrontarlo?
“Sino all’angolo più torbido. Come la mia Anna ho dimenticato ciò che accadde preda solo del dolore e della paura. Poi ne ho avuto abbastanza. Con l’aiuto di una psicologa sono scesa nel mio inferno personale, fino a quell’angolo in cui quella ragazzina era rannicchiata piena di rabbia e tormento: ho imparato a dirle che non era colpa sua e a ricostruire insieme la nostra autostima. Da qui, con l’aiuto psicologico ho poi affrontato la risalita, per alcuni versi ancora più faticosa. Una volta completato il viaggio, terminato con la nascita di mio figlio, sapevo cosa avrei raccontato”.

La scrittura è stata terapeutica:
“Sì esatto. Come dice Alexander, il personaggio maschile, scrivere mi ha aiutata a trovare sollievo da ciò che provavo”.

Chi è Alexander? Esiste nella tua vita reale?
"È il personaggio che abbiamo amato più di ogni altro. Nel cuore di ogni lettore c’è un Alexander che non dimenticherà e che, a suo modo, lo ha salvato. E sì, esiste qualcuno la cui forma ha ispirato il personaggio di Alexander. È la parte che preferisco, rubare al reale e, per una volta, sapere davvero come andrà a finire".

‘L’Uomo Nero non esiste’ mescola elementi autobiografici ad elementi di fantasia: come hai preparato la tua famiglia e come ha reagito quest’ultima?
“La mia famiglia ha vissuto la mia rabbia, le mie esplosioni inspiegabili, la mia oscurità. Non saranno mai preparati abbastanza al racconto di alcune dinamiche, come non lo furono all’epoca, ma sono orgogliosi del fatto che un evento di questo tipo si sia trasformato in un’esperienza meravigliosa. Ho provato a spiegare loro che ogni elemento negativo in cui si ritroveranno nella storia è un elemento funzionale al racconto e non un’accusa personale”.

Ad un certo punto scrivi: “La paura era solo una mia scelta”. Quanto coraggio ci vuole per smettere di avere paura?
“Credo sia la cosa più difficile da affrontare. La paura ci rende inermi, inefficaci alla ricerca della nostra felicità. Ognuno ha la sua paura. La mia era quella di accogliere le persone dentro di me. Poi ho capito che per guarire avrei dovuto guardare in faccia quella paura, riconoscerla, afferrarla e lanciarmici dentro per vedere cosa ci fosse dall’altra parte. Avevo trascorso troppo tempo a girarle attorno. Mi sono presa per mano e mi sono buttata nel fuoco, tenendo stretto tutto il coraggio di cui disponevo”.

Quando, secondo te, l’Uomo Nero cessa davvero di esistere?
“Quando lo depotenziamo. Quando lo confiniamo nella dimensione oscura e immaginaria e non gli diamo la possibilità di influenzare la nostra volontà nel reale. L’Uomo Nero farà per sempre parte dei miei incubi ma ho imparato a domare la paura che da laggiù lui tenta di scatenare nella mia vita, nella realtà. Quando poi, in definitiva, noi siamo in grado di dirgli tanto non esisti”.

Oggi fuggi ancora?
“Ci provo tutte le volte. E ogni volta la me adulta corre a riacciuffare quella ragazzina spaventata, la abbraccia e le ricorda che oggi è forte abbastanza per non rituffarsi in una paura che, altrimenti, la rincorrerà ovunque lei andrà”.

Chi desideri di raggiungere con questo libro?
“Spero di raggiungere le persone che pensano di essere rotte, inadeguate, colpevoli. Ricordo la vergogna di ammettere le mie difficoltà in quello che per tutti era naturale e favoloso e il desiderio di avere alleate che sapessero esattamente cosa stessi provando. Vorrei essere per loro quell’alleata perché solo comunicando, raccontando quello che abbiamo subito possiamo finalmente affrontare il nostro trauma, smascherarlo, toglierci dal giogo che continua ad esercitare su di noi”.

Finisci la frase: la scrittura è… 
“Ti rispondo con una citazione dal film ‘Saving Mr. Banks’: la scrittura è ristabilire l’ordine con l’immaginazione, infondere speranza, senza sosta, ancora e ancora”.

L’immaginazione, secondo te, può davvero salvarci la vita a volte?
“L’immaginazione può creare un mondo che conforta la nostra anima spaventata per rimetterla più forte nel mondo reale. Come l’abbraccio di una mamma durante il buio della notte”.


INFORMAZIONI
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