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INTERVISTA - Gianni Testa, un esploratore della realtà alla corte dell'Espressionismo Onirico

Un grande Maestro, un grande pittore che ha fatto del colore e della luce il suo manifesto espressionista, trovando nella dimensione onirica la sua personalissima chiave di lettura. "Adesso vi spiego - dice - perché i miei cavalli piacciono tanto!"

» Cronaca Arte Francesca Nanni - 05/11/2015

È conosciuto da tutti come 'il pittore dei cavalli', un soggetto che indubbiamente lo ha reso famoso negli anni nel panorama artistico italiano ed internazionale. Ma Gianni Testa e la sua pittura vanno ben oltre un "animale rampante", incastonandosi, invece, in una produzione artistica estremamente ampia che spazia dai cavalli bradi ai suggestivi paesaggi vulcanici, dalle nature morte alle atmosfere dal richiamo caravaggesco in chiaroscuro, fino alla sua particolarissima ed intima interpretazione pittorica della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Quello di Gianni Testa è un mondo tutto da scoprire, desideroso di raccontarsi a quanti vogliono comprendere il mistero che si cela, ad esempio, dietro il cromatismo acceso, a tratti violento, di alcune sue tele, presi per mano da eteree figure che conducono chi osserva fin dentro il genere pittorico che questo grande artista rappresenta: l'Espressionismo Onirico. Una pittura libera, senza regole, un'arte per certi versi "estraniante" che risponde solo alla forza di un'idea, di una visione. "Quadri che arrivano dalla mente ed esposti in diretta", come mi spiega lo stesso artista. Incontrato di buon mattino nella sua casa romana, Gianni Testa mi accoglie in un salone pieno di quadri che raccontano la sua storia artistica lunga una vita, ma è dalle tele che le persone conoscono di più che voglio iniziare questa intervista:

Maestro, il grande pubblico la conosce come il 'pittore dei cavalli': perché questo animale è così importante per lei da farne un soggetto ricorrente nei suoi quadri?
"Vede, i cavalli rappresentano l'essere umano e la sua indole irrequieta. Io li dipingo quasi sempre in gruppo e scalcianti, proprio come gli uomini agitati in mezzo al caos della vita e di chi li governa. Inoltre sono senza briglie, come vogliono esserlo gli uomini che da sempre inseguono la libertà. Dunque non è tanto dipingere il cavallo come animale, quanto rappresentare una figura che nasce nella mia mente e rapportarla alla realtà nel modo che mi è più congeniale, attraverso la pittura. Nelle mie tele questo passaggio pittorico spesso diventa molto sfumato ed evanescente tanto da diventare etereo, ma sempre rappresentante la vita vera".

Questa  "sfumatura eterea" della realtà rappresentata nei suoi quadri è quello che viene chiamato Espressionismo Onirico?
"Esatto! L’Espressionismo Onirico è spaziare con l'idea, è dipingere traducendo sulla tela una visione mentale che può arrivare da un libro, da un pensiero, da un profumo. Le faccio un esempio: quando ho dipinto i quadri della Divina Commedia, ho interpretato il viaggio di Dante e Virgilio attraverso la visione che ho ricevuto dalla lettura, mantenendo una sorta di rapporto testuale con le parole di Dante, ma traducendole nella mia pittura con forme, colori e sfumature dettate dalla visione. È in quel momento che la pittura diventa 'onirica', sognante, perché si spazia con l'idea".

Le sue tele sono Colore, spesso accecante a tratti violento, ma anche Luce, in che modo si fondono questi due elementi pittorici nelle sue opere?
"Colore e Luce contribuiscono a creare l'effetto onirico. Vede, io cerco di fare un po' quello che diceva Leonardo da Vinci, 'Lo colore deve esser sparso per tutto lo quadro', e dunque i colori che utilizzo vengono ripresi più volte sulla tela in una prosecuzione naturale dall'uno all'altro. E questo lo si può fare solo se si ama profondamente la pittura ad olio, è l'olio che permette di sfumare ed ottenere l'effetto onirico. È una pittura che consente di sognare in maniera naturale, senza decidere mai prima la posizionare del colore".

È per questo motivo che è sempre rimasto fedele alla pittura ad olio?
"Esatto! A differenza di altri tipi di pittura, l'olio ha un'anima, è un impasto caldo che prende forma sulla tela rendendola viva. Il quadro ha bisogno di essere accarezzato, coccolato e riscaldato dall'olio che quando viene steso sulla superfice sembra 'bagnato'. È proprio questa particolarità che permette di giocare con le sfumature, di modellare gli elementi del quadro, ammorbidirne i contorni ed ottenere colori e luci penetranti che non si possono raggiungere con altre tecniche".

Tornando alla luce, mi ha molto colpita il suo quadro dal titolo 'Giubileo', dove essa gioca un ruolo fondamentale nell'oscurità su piazza San Pietro:
"Dunque, in questo caso il colore che sembra nero in realtà è un blu notte con una punta di nero, spalmato, poi su tutta la tela ha dato un bell'effetto oscuro che avvolge una San Pietro di contro tutta illuminata. Questo quadro rappresenta una mia sensazione doppia: bella da un lato, perché la Basilica è sempre piena di luce, è una realtà viva, ma dall'altro è buia, avvolta da oscurità, dilemmi e fatti insoluti ancora oggi. Dipingere un quadro pieno di luce e colore acceso non sarebbe stato reale nel sentire comune. Se lei osserva con attenzione, alla base del quadro vedrà una folla agitata che ho voluto dipingere perché gran parte delle persone, oggi, si chiede cosa accadrà".

Questo quadro, però, lei lo accompagna sempre ad un altro con i Cavalli, perché?
"Perché sono due tele che completano la sensazione che mi ha spinto a realizzarle. I cavalli che lei vede in questo secondo quadro sono agitati nel buio. Le tenebre al di sopra di loro fanno da sfondo alla loro irrequietezza, così come quella che avvolge il genere umano nella prima tela".

Spesso quando si parla dei suoi quadri, si parla di "ritorno all’arte figurativa": perché secondo lei ?
"In realtà l’arte figurativa c'è sempre stata, non è mai stata messa da parte. L'astratto, di contro, è arrivato dagli Stati Uniti e in Italia ha avuto molto successo. Io non dico assolutamente che l'uno sia meglio dell'altro. Ciò che vedo mancare nell'astrattismo oggi, a mio parere, è la contestualizzazione, la spiegazione che permette all'osservatore di comprendere una tela astratta. Senza una guida nell'interpretazione, il quadro non ha anima e resta fine a se stesso".

Secondo lei, qual è oggi lo stato di salute dell’arte in Italia?
"L'Italia è piena di tanti bravissimi artisti, le giovani generazioni sono molto creative, ma vivono in un caos generalizzato che purtroppo disorienta anche loro. Il mio consiglio ai ragazzi è di andare avanti e di lavorare sodo, sempre, di non fermarsi mai. Non basta scarabocchiare su un foglio o passare un colore su una tela per essere pittori. I giovani devono comprendere che nell'arte lo studio non finisce con la fine della scuola o dell'università ma va avanti per tutta la vita".

(di Francesca Nanni)