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Una tavolozza in prestito dalla Natura: i dipinti senza tempo di Heidkamp Gonzaga

Dal vino, caffè, ogni sorta di spezia, fiore, bacca o radice, alimento vegetale o frutto, questo artista estrae la sua personale tavolozza di colori che utilizza per trasferire su tela, carta ma soprattutto legno le sue visioni figurative. Ecco come…

» Correnti artistiche Francesca Nanni - 08/03/2020

di Francesca Nanni - Quando arrivo all’entrata del parco, zona Roma nord, è ancora presto. Nel dubbio di far tardi sono arrivata un po’ in anticipo, così inizio a guardarmi intorno rapita da una vegetazione rigogliosa e potente che ha su di me un immediato effetto calmante. Alberi soprattutto, forti, maestosi, energetici. Così, mentre respiro la grande bellezza della Natura, mi chiedo se ha terminato il dipinto di cui mi ha parlato durante il nostro ultimo incontro, qualche settimana prima in occasione di una sua mostra personale nei dintorni di Castel Sant’Angelo.

“L’hai visto? È quello rettangolare in fondo!” Mi volto di scatto e vedo Federico arrivare dietro di me, sorridendo dal suo metro e ottanta di allegria argentina, indicando il gande tavolo di legno sotto un acero gigante. “Ciao Fede, sì l’ho visto ma ho voluto aspettarti, anche se ammetto che la tentazione di sedermi e iniziare a scrivere è stata forte!” “Vero?  Questo posto mi rilassa un sacco, vengo spesso a dipingere qui” risponde lui serafico mentre ripone dei fogli da disegno nella sua cartellina con le mani sporche di verde sfumato di un giallo paglierino poco convincente: “Ma che hai fatto alle mani?” chiedo senza trattenermi. “Ah sì, prima ho pestando con il mortaio delle foglie verdi con un po’ di curcuma, mi stavo quasi pentendo della scelta poi alla fine è venuta fuori una bella tonalità di colore”.

Eccolo qui… Signore e Signori… Federico Heidkamp Gonzaga, 49 anni, di Buenos Aires, pittore di grande talento, innamorato da sempre dell’acquerello in ogni sua declinazione, amante del Medioevo e del Cinquecento, innamorato pazzo di Caravaggio (mancino anche lui) e della sua pittura figurativa e tonale. Segni particolari? L’utilizzo assoluto di colori 100% naturali che, dice, “trovo direttamente in Natura… E anche in cucina!” Già perché dal vino al caffè, passando per ogni sorta di spezia, fiore, bacca o radice, alimento vegetale o frutto, Federico estrae la sua personale tavolozza di colori che utilizza per trasferire su tela, carta ma soprattutto legno, visioni figurative in sfumature vinaccia o rubino del nettare di Bacco o con quel colore senza tempo che solo il caffè sa dare all’opera. Per questo suo particolarissimo modus operandi è stato definito “pittore ecologico” o “pittore green” come molti altri artisti appartenenti a questo filone. Lui, che tra i suoi avi vanta la pittrice piacentina Sofonisba Anguissola (1535 e 1625) ritrattista della Famiglia Reale di Federico II di Spagna, ha scelto la Natura pur dipingendo anche ad olio.

“Il mio dipingere è riportare i colori da dove sono venuti - mi spiega Federico mentre ci sediamo -. Così il mio dipingere ha un senso e il suo fluire è parte di quel ciclo naturale che è la vita stessa”. Ecco allora che con pennellate lievi e “semplici”, prendono vita le maestose Fontane di Roma, angoli noti o meno conosciuti del fiume Tevere, appassionate silhouette danzanti un tango argentino a nostalgia di una terra natia lontana. E poi animali, antiche ville, borghi, portici e vigneti, etichette per aziende vinicole. Dopo esserci seduti sotto il grande acero, in men che non si dica il tavolo è pieno di fogli da disegno, pennelli, vasetti di acqua e di caffè, panno carta; deve terminare il dipinto dell’antico Acquedotto Romano, e mentre inizia a pennellare il muro di cinta ne approfitto per fargli un paio di domande:

Federico, vino o caffè, spezie o vegetali, fiori o bacche, quali ti piacciono di più e perché?
“Ovviamente tutti perché ciascuno di essi dona al dipinto un colore unico, anche mixato, e un’atmosfera particolare ma se devo proprio scegliere direi il caffè, mi dà molte emozioni per quel suo color seppia, vintage, nostalgico ma anche romantico che si traferisce nella pittura”.

Per te la cucina e la dispensa sono scrigni segreti dove trovi tutto il necessario per dipingere:
“Esatto, se poi ci pensi l’utilizzo di caffè, vino, spezie e radici è antichissimo, io a questo aggiungo anche tutto quello che trovo in cucina e in natura. Quando trovo ciò di cui ho bisogno, lo spremo, oppure lo lascio in acqua per un po’, lo macero nell’alcool o lo pesto con un mortaio a seconda della consistenza che voglio ottenere - quindi più o meno liquida - e poi voilà, inizia la magia”.

Ma come è iniziata la tua avventura nell’arte? Quando hai iniziato a dipingere?
“In un certo senso l’arte è di famiglia, mia zia paterna era ed è ancora una pittrice e ritrattista in Argentina, e io disegno da quando ero bambino. Crescendo ho mantenuto questa passione fino a quando sono andato in una bottega di pittura a Buenos Aires, dove ho imparato nel tempo prima il disegno base, poi il disegno anatomico, quindi la tecnica dell’acquerello. Dopodiché mi sono trasferito in Italia e subito, qui a Roma, ho frequentato l’Atelier di Antonella Cappuccio che mi ha insegnato la particolare tecnica chiamata “Sanguigna” - dalla matita di colore rossastro usata solo per realizzare ritratti - e la pittura ad olio”.

La mano di Federico scivola leggera e sicura sul foglio color crema da cui, pian piano, fa capolino l’antico Acquedotto Romano. Non voglio disturbarlo oltre, per cui resto ad osservarlo in silenzio ma devo dire che la curiosità scatenata dalla matita Sanguigna è tanta. Pazienza! Spero mi racconterà tutto al nostro prossimo incontro!