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Tecnologie da detective per scovare i falsi

La collaborazione tra la Cranfield Univerisity e la casa d'aste Bonhams vuole portare a una nuova metodologia di autentificazione delle opere d'arte per contrastare la contraffazione evidente negli ultimi anni soprattutto sul mercato cinese.

» Archeologia Francesco Amorosino - 15/07/2011
Titolo: Due versioni de 'La visione di Ezechiele', Raffaello
Fonte: immagine dal web

Sono lontani i tempi della polvere e delle carte ingiallite: oggi l'archeologia non è solo questione di conoscenza, ma anche di nuove tecnologie, capaci di rivoluzionare la storia dell'arte e di portare a scoperte sensazionali. L'analisi dei dipinti e dei manufatti grazie a radiazioni o a prelievi di campione riesce a svelare segreti celati all'occhio umano e può arrivare a stabilire cosa sia vero e cosa no.

Quello della falsificazione, infatti, è un problema che affligge da sempre il mercato dell'arte e rischia di provocare gravi problemi sia a chi vende sia a chi compra. Le tecniche odierne, seppure efficaci, risultano invasive e rischiano di danneggiare gli oggetti da cui vengono esportati i frammenti da analizzare. Ora c'è un progetto che mira a superare questi ostacoli per giungere a un metodo utile e non distruttivo.

Le inglesi Cranfield University e la casa d'aste Bonhams (fondata nel 1793) hanno deciso di unirsi per portare avanti una ricerca che fonda la scienza forense con le conoscenze artistiche per arrivare a una nuova tecnica di autenticazione delle opere. I punti chiave sono la raccolta di dati su ogni elemento che compone l'oggetto, utilizzando piccoli prelievi non invasivi, e un database di informazioni e oggetti autentici con cui fare confronti. La necessità di un più sistematico metodo di autenticazione si è resa necessaria sul mercato cinese, in costante crescita negli ultimi anni, soprattutto per quanto riguarda le splendide porcellane antiche di epoca imperiale. Più cresce la domanda di questi rari oggetti più sul mercato vengono immessi falsi d'autore, spesso tanto ben fatti da risultare indistinguibili dagli originali, senza usare tecniche avanzate che vadano oltre quelle attualmente in uso di cui i commercianti d'arte non sentono di potersi più fidare del tutto.

Ecco dunque che viene in aiuto la scienza forense, capace di identificare alcuni elementi chiave che possono aiutare a ricostruire la storia dell'oggetto, la sua provenienza e la data di realizzazione. Tecniche utilizzate dai detective nelle indagini sui crimini che possono tornare utili anche nel campo dell'arte, ma finora il timore di rovinare gli oggetti e l'assenza di un database di rilievo hanno impedito che venissero applicate sistematicamente ed è proprio questo stato di cose che il progetto della Cranfield e della Bonhams vuole cambiare.

"Questo è il più eccitante progetto di autenticazione di opera d'arte che io abbia mai visto – ha commentato Colin Sheaf, a capo della sezione asiatica di Bonham – per decenni abbiamo cercato una tecnologia forense che potesse risolvere con facilità e affidabilità i problemi di autenticazione generati da trent'anni di instancabile falsificazione delle preziose ceramiche cinesi. Ora il team dell'università di Cranfield ci darà le tecnologie e l'esperienza per condurre le analisi e noi definiremo i problemi pratici e daremo l'accesso ai dati sui materiali. Lavoreremo insieme per arrivare a una metodologia che porterà a risultati concreti a partire da piccole quantità di campioni".

Il problema dei falsi in Cina sta diventando una vera piaga per le aste, dove non sono mancati gli scandali per la vendita di opere false. La legge dice che una volta che un oggetto è stato battuto e viene poi rivelato come non originale, non c'è responsabilità da parte di chi l'ha messo all'asta. L'aver deciso per la prima volta di investire sulla ricerca di un modo sistematico di autenticare le opere potrebbe essere il toccasana tanto atteso. Una volta riscontrata la validità della metodologia sulle ceramiche cinesi, inoltre, si potrebbe esportare il sistema verso altre tipologie di opere d'arte e archeologiche, facendo in modo, una volta per tutte, che non sia possibile replicarle, almeno fino a quando i falsari non inventeranno qualcosa di ancora più diabolico.