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Napoli: al Museo Archeologico in frantumi due coppe d'epoca tolemaica

Crolla una mensola e la coppia di reperti dal valore stimato di 12 milioni di euro si polverizza sulpavimento. Ma la Soprintendenza tace.

» Archeologia Francesco Amorosino - 15/06/2011
Titolo: Le due coppe andate in frantumi
Fonte: Immagine dal web

Senza parole, così sono rimasti archeologi, appassionati, ma anche comuni cittadini di fronte a quanto accaduto a Napoli domenica 29 maggio 2011. Il patrimonio artistico custodito nel nostro Paese ha perso due tesori impossibili da recuperare, il tutto nel silenzio generale perché il disastro è stato molto meno evidente dei crolli di Pompei e ha riguardato oggetti forse più nascosti, ma di certo non meno importanti. Al Museo Archeologico Nazionale è crollata una mensola in una vetrina e due preziose coppe di ossidiana di epoca tolemaica sono cadute frantumandosi in migliaia di pezzi.

I reperti erano di una rarità eccezionale: provenivano dall'Egitto e sono stati realizzati durante l'epoca di Alessandro Magno. Vennero acquistati da una ricca famiglia romana che viveva nella villa San Marco di Castellammare, il luogo in cui sono state ritrovate nel 1954. La loro particolarità era anche nel materiale con cui furono create: l'ossidiana, un vetro raro che si forma quando la lava incandescente incontra l'acqua del mare e diventa rapidamente solida. Si tratta di un elemento difficile da lavorare, tanto che solo i grandi artigiani egiziani ne possedevano il segreto e vendevano i manufatti a prezzi molto alti. Oltre al danno culturale, infatti, è ingente anche quello economico: secondo una stima del professore Umberto Pappalardo dell'Università Suor Orsola Benincasa, ogni coppa valeva ben 6 milioni di euro, una somma davvero eccezionale.

Particolare di una coppaL'intera vicenda non è stata spiegata dalla Soprintendenza ai beni archeologici di Napoli e Pompei, da cui il museo dipende, che non ha rilasciato alcuna dichiarazione ufficiale e non ha denunciato il fatto, emerso soltanto grazie a un articolo comparso sul quotidiano 'Il Mattino'. Anche NanniMagazine.it ha provato a rintracciare la Soprintendente Teresa Elena Cinquantaquattro, senza però ricevere alcuna risposta. Da quanto si legge sul giornale l'episodio è avvenuto poco dopo le dieci del mattino nella sala dei mosaici, piena di visitatori come ogni domenica, con i turisti che hanno potuto assistere al crollo in diretta. Visto che nel museo in quel momento non era prevista la presenza di un responsabile, cosa che appare davvero assurda, i dipendenti del museo hanno avvisato i vertici della struttura e poi hanno coperto la vetrina con un telo per nasconderla alla vista. Inutile, forse, sottolineare quanto sia vergognoso un comportamento del genere.

Dato il totale riserbo della Soprintendenza, è difficile definire quali siano state le cause dell'incidente: ci sono le vibrazioni cui è sottoposto l'intero palazzo del Museo Nazionale prodotte dai bus turistici, dai camion e dalla metropolitana che passa proprio sotto la struttura, ma di certo questi fattori non possono giustificare l'inadeguatezza dei supporti per presentare le opere. L'altra ipotesi è che qualcuno possa aver urtato la teca, ma anche in questo caso se si fosse trattato di una struttura adeguata non si sarebbe dovuto verificare il crollo. La certezza non si può avere perché quella zona del museo non è coperta dal sistema di telesorveglianza interno, altra grave mancanza. Tutti questi elementi non fanno che aggravare la posizione del museo stesso, forse non dotato di un allestimento e di servizi adeguati all'importanza del patrimonio che contiene.

Alla fine di questa storia resta l'indignazione e l'orrore per l'ennesima tragedia che colpisce il nostro patrimonio culturale. Non importa se sia stata una fatalità o meno, ma tanti dettagli lasciano pensare che la perdita delle due coppe si sarebbe potuta evitare con dei supporti migliori e una maggiore attenzione a ciò che avviene nelle sale. E adesso? Probabilmente ci dimenticheremo di questo episodio, sommersi da tante altre notizie, forse qualche restauratore proverà a ricomporre le coppe anche se è impossibile tornare indietro, e alla fine tutto verrà archiviato come un incidente. Se ci si aspettava una mobilitazione si rimarrà delusi. Quanti tesori ancora devono andare in frantumi prima che la cultura possa accedere ai finanziamenti e all'attenzione che merita?