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Dal Venezuela alla Colombia, il viaggio delle donne in gravidanza a rischio

Save the Children denuncia: sole, affrontano il pericoloso viaggio, separandosi dal resto della famiglia e senza un posto dove stare. Più della metà sono affette da anemia per la mancanza di cibo nutriente e a prezzi accessibili nel loro Paese

» Americhe Francesca Nanni - 11/07/2019

“Quello che sta succedendo in Venezuela ci ha colpito molto duramente. Separarci dalle nostre famiglie non è facile e ora non abbiamo più lacrime da versare. Ho dovuto lasciare il mio Paese durante la gravidanza perché lì non potevo avere le cure necessarie e non avevo abbastanza risorse. Sono molto triste perché a causa di quello che succede in Venezuela non posso prendermi cura dei miei bambini”.

Ana ha 26 anni, al settimo mese della terza gravidanza è arrivata al confine con la Colombia (lasciando a casa le sue due bambine), raggiungendo il centro sanitario d’emergenza allestito da Save the Children per prestare le cure e l’assistenza che centinaia di donne in gravidanza non ricevono in Venezuela a causa del sistema sanitario quasi al collasso. “Appena sono arrivata sono stata ricoverata perché la mia era una gravidanza ad alto rischio.  Avevo i calcoli ai reni e livelli di emoglobina molto bassi. Grazie a Dio mi hanno fatto una trasfusione e ho ricevuto tutte le cure di cui avevo bisogno”.

L’APOCALISSE SILENZIOSA DEL VENEZUELA. Quella del Venezuela è da anni un’Apocalisse quotidiana e silenziosa, della quale si riescono ad avere poche informazioni alla volta. Un tempo era lo stato più ricco dell’America latina, oggi le scelte politiche ed economiche del regime Maduro lo hanno reso più povero e sull’orlo del baratro, abbandonato già da più di 4 milioni di persone piegate da povertà, epidemie, carestia. Da 5 anni un'emergenza umanitaria senza precedenti per una migrazione di massa definita pari a quella del Mediterraneo. A soffrire maggiormente sono i bambini colpiti da fame e morbillo mentre si continuano a distribuire medici e alimentari dell’Unicef che, solo lo scorso Dicembre 2018 sono arrivati ad oltre 130 tonnellate.

DA APRILE 2019 792 DONNE VENEZUELANE CURATE. Oggi, a quanti cercano aiuto e un barlume di futuro nei Paesi confinanti si unisce la testimonianza di Ana e delle tantissime madri che in queste settimane stanno raggiungendo il centro di Save the Children, molte in avanzato di gestazione e con gravi rischi per la loro salute. Un esodo materno che fugge da un Paese piegato in due da povertà, epidemie, carestia, carenza di cure mediche e sanitarie. A partire dallo scorso Aprile, quando la clinica dell’Organizzazione umanitaria è entrata in funzione, sono state curate prima e dopo il parto 792 donne venezuelane. In molti casi si tratta di donne che al secondo o al terzo trimestre di gravidanza, anche in seguito a complicazioni legate ai lavori faticosi che svolgevano nel loro Paese. Da sole hanno dovuto affrontare il rischioso viaggio per raggiungere la Colombia, spesso dovendo lasciare a casa le proprie famiglie e senza avere un posto dove stare una volta giunte a destinazione.

GRAVIDANZA, ANEMIA, SIFILIDE. LA SITUAZIONE DELLE DONNE CHE RAGGIUNGONO LA CLINICA. Tra le donne giunte in clinica, più del 60 per cento aveva gravidanze ad alto rischio, con più della metà affette da anemia a causa della mancanza di cibo nutriente e a prezzi accessibili in Venezuela, Paese devastato dalla crisi politica ed economica. Per altre donne e ragazze, invece, i rischi derivano dalle malattie sessualmente trasmissibili, come sifilide e infezioni da papilloma virus. In Venezuela, del resto, l’inflazione è cresciuta di oltre 1 milione per cento impedendo, negli ultimi cinque anni, alla maggioranza della popolazione di potersi permettere l’acquisto della gran parte dei contraccettivi. Per rispondere ai bisogni sempre più grandi, la clinica di emergenza di Save the Children si è dotata anche di una unità per la salute sessuale e riproduttiva a Macao, vicino al confine con il Venezuela, che fornisce cure pre e post-natali, servizi di salute mentale, supporto ai sopravvissuti di violenze di genere e trattamenti per malattie sessualmente trasmissibili.

IL RISCHIO MATERNO AGGRAVATO DA ASSISTENZA SANITARIA LIMITATA. "Circa un quinto di tutte le donne incinte che incontriamo nel nostro centro - spiega Maria Paula Martinez, Direttrice di Save the Children in Colombia - sono ragazze che hanno meno di 18 anni e che per arrivare qui in molti casi hanno dovuto lasciare quasi tutto quel che avevano, documenti compresi. Ciò significa che il loro accesso all'assistenza sanitaria è estremamente limitato e questo non fa che aggravare ulteriormente i rischi per loro stesse e per i loro bambini non ancora nati”. “Parliamo di donne e bambini fortemente vulnerabili, che oltre a non ricevere l’assistenza sanitaria necessaria - conclude la Martinez -, spesso non possono avere cibo nutriente o un posto sicuro dove vivere”.

LA RICHIESTA AL GOVERNO COLOMBIANO. “Destinare maggiori risorse ai bambini migranti provenienti dal Venezuela, garantire l'accesso a servizi sanitari di qualità e promuovere il rispetto dei diritti dei migranti venezuelani”: è questo, nelle parole di Maria Paula Martinez Direttrice di Save the Children Colombia, ciò che chiede l’Organizzazione al governo colombiano per arginare una situazione d’emergenza che ha bisogno di supporto.

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- Save the Children