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Università: i lettori stranieri? "Una minaccia per un sistema costruito sulle raccomandazioni"

Riprendiamo l'argomento trattato più volte da NanniMagazine.it con un articolo del 19 giugno del quotidiano americano New York Times. Ecco cosa ne pensano all'estero sull'assurda condizione che vivono i docenti di madre lingua negli atenei italiani.

» Cronaca Italia Redazione - 20/06/2012

Vi è un gruppo di insegnanti universitari in Italia che guarda con invidia alcuni dei colleghi che lavorano nei programmi di studio all’estero degli Stati Uniti. Sono i "lettori" (letteralmente "readers") una categoria di insegnanti stranieri di madre lingua che vengono assunti negli atenei italiani. Americani, britannici, canadesi, cinesi, tedeschi, sudamericani, spagnoli e russi, soro ormai circa 1.500 gli accademici stranieri che sono stati a lungo responsabili sia dell'insegnamento sia degli esami universitari in lingua negli atenei italiani.

Spesso vengono assunti con un contratto "co-co-pro" - che sta per "contratto di collaborazione a progetto" - che li inquadra come lavoratori freelance. Ciò significa che si vedono regolarmente negare permessi per malattia, maternità o lutti familiari e che sono pagati meno dei loro colleghi che insegnano l'taliano o la letteratura Straniera. Anche gli insegnanti che lavorano in Italia per i programmi di studio all'estero delle università statunitensi, molto spesso, firmano contratti "co-co-pro". Tuttavia, nel caso dei lettori, la loro condizione di seconda classe è stato sancita dalla legge italiana.

Nel 1980 il parlamento italiano approvò, infatti, una legge che riorganizzava le università del Paese. Il corpo insegnanti venne diviso fra professori di cattedra, professori associati e ricercatori. Alcune modifiche vennero fatte anche per gli insegnanti non titolari di cattedra, una categoria che includeva tutti gli insegnanti di lingue straniere. La loro posizione vulnerabile, fuori dal sistema dipartimentale degli atenei, fece sì che in periodi di austerità i lettori fossero i primi a risentire dei tagli agli stipendi, a volte fino alla metà dei loro salari.

Secondo Clarissa Botsford, ex-membro del gruppo dei lettori all'Università di Roma, che ha scritto la sua tesi di master proprio su questo argomento, a partire dalla metà degli anni '80, i lettori iniziarono a vincere cause nei tribunali italiani del lavoro. Nel 1989 la Corte Europea di Giustizia ha stabilito che le leggi italiane che costringono gli insegnanti di lingue a contratti annuali e negano loro assicurazione sanitaria e pensione sono una violazione del Trattato di Roma. "Su questa questione l'talia ha già perso sei volte presso la Corte Europea di Giustizia", ha spiegato David Petrie, presidente dell'Associazione degli insegnanti stranieri in Italia. La corte ha ripetutamente stabilito che trattando gli insegnanti non italiani per definizione in modo diverso dai propri cittadini, il governo italiano stava violando la legge europea sul movimento libero delle persone. Ma come Clarissa Botsford descrive nella sua tesi, e Petrie lo ha vissuto in prima persona nella sua carriera, la risposta italiana è stata di resistere, ostacolare e ritardare la conformità alle sentenze della corte Europea.

Nel 1995, il governo offrì ai lettori contratti a tempo indeterminato ed allo stesso tempo ridefinì la loro posizione come "collaboratori linguistici esperti". Poiché questi "collaboratori" non facevano parte del corpo d'insegnamento, potevano essere pagati ancora di meno. Molti si rifiutarono di firmare, portarono il loro caso davanti alla Corte e vinsero. Nel 2010, si erano accumulate così tante sentenze che il governo di Silvio Berlusconi passò una nuova legge che rinnovava lo status di diseguaglianza lavorativa dei lettori stranieri e "estingueva" tutte le cause ancora pendenti in materia.

David Petrie è uno scozzese schietto e barbuto che insegna lingua e letteratura inglese all'università di Verona dal 1984. "Ci sono finito dentro più o meno per caso", dice il docente della sua seconda carriera come sindacalista. Dopo aver abbandonato gli studi di diritto all'università di Glasgow, Petrie, che aveva già conseguito un master in scienze sociali presso l'università di Dundee, decide di diventare un insegnante di inglese. Ha lavorato in Libia, Arabia Saudita ed in Italia, dove alla fine è rimasto, trovando stabilità nella città di Verona. "Ero stato assunto con un contratto annuale, che poteva essere rinnovato solo cinque volte - spiega -. Poi mi è stato offerto un lavoro in un'università privata a Bolzano che pensavo di avere diritto ad accettare, dato che ero un libero professionista. Ma il mio capo a Verona disse 'No, non puoi farlo', specificando che se avessi accettato il lavoro, non mi avrebbero rinnovato il contratto".

Petrie portò i suoi datori di lavoro in tribunale, vinse la causa e tornò al lavoro solo per scoprire che il suo nome era stato rimosso dall’elenco telefonico dell'università e che il suo ufficio era stato spostato in un cubicolo in cantina, e avrebbe dovuto condividerlo con una dozzina di colleghi. Mandò le foto del suo nuovo ufficio al Parlamento Europeo, il quale approvò una risoluzione che condannava quanto accaduto come un abuso dei diritti umani. "Il problema principale sono i diritti di anzianità" sottolinea Stefano Giubboni, specializzato in diritto del lavoro italiano. Come racconta Petrie, esigendo il diritto allo stesso trattamento, i lettori rappresentano una minaccia per un sistema costruito sulle "raccomandazioni", un’istituzione italiana "la cui traduzione più accurata sarebbe 'nepotismo'. Ma il nepotismo non gli si avvicina per niente".

Durante lo scorso anno, la causa dei lettori è stata appoggiata dal Primo Ministro britannico David Cameron e il ministro per l'università David Willetts. Ma Petrie è convinto che il cambiamento arrivi probabilmente da una direzione diversa. Prima che diventasse capo del governo italiano, infatti, Mario Monti era un commissario europeo la cui dedizione al mercato unico non è mai stata messa in dubbio. "È molto interessante che ci sia lui al governo ora - dice Petrie -. E sarà ancora più interessante vedere quanto il governo Monti sarà capace di raggiungere l'obiettivo di cambiare la cultura nelle università italiane".


LINK
- Articolo originale del New York Times, "Foreign Instructors Fighting for Equality at Italian Universities" di D.D. Guttenplan, 19 giugno 2012
Associazione dei lettori in Italia (Allsi)