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L'egoismo è stanco, ecco i valori degli italiani alla luce della crisi

Secondo il Censis attualmente si attenua il degrado antropologica segnata da passività e materialismo mentre crescono energie attive e la voglia di ritrovare l'altro, tanto che i cittadini si dicono preoccupati, ma non disperati. Anche se...

» Cronaca Italia Redazione - 11/11/2013

Abbiamo tutti l'impressione che la vitalità della nostra società stia lentamente scemando. In molti si chiedono se ci stiamo fermando per poi ripartire o se invece rallentiamo per arrestarci. Siamo come un treno che perde forza pian piano oppure la congiuntura attuale ricorda un pendolo alla fine dell'oscillazione, quando appare quasi fermo, ma è carico di energia per ripartire in un nuovo ciclo? Nella dimensione valoriale, i risultati della ricerca del Censis evidenziano che la crisi antropologica che ha profondamente segnato il Paese (l'egoismo diffuso, la passività, l'irresponsabilità, il materialismo spinto) potrebbe essere giunta alla fine della sua propagazione e le energie per una inversione di rotta ci sono tutte, anche se in forma potenziale, da attivare. Questo e tanto altro ancora emerge dalla ricerca del Censis 'I valori degli italiani 2013. Il ritorno del pendolo'.

EGOISMO ADDIO, BEN TORNATO ALTRUISMO. La voglia di altruismo c'è, tanto che aiutare chi è in difficoltà trasmette maggiore energia positiva che non l'idea di occuparsi del proprio benessere in palestra o in un centro estetico. Il 29,5 per cento degli italiani afferma di ricevere moltissima carica dalla possibilità di aiutare qualcuno in difficoltà, e la percentuale rimane costante in tutte le classi di età, segno di una voglia comune di ritrovare l'altro. Soprattutto se si pensa che la possibilità di fare qualcosa per il proprio benessere, come andare in palestra o fare massaggi, darebbe molta carica a una quota inferiore (il 16 per cento ) dei cittadini.

ITALIANI ATTIVI E SOLIDALI, ECCO COME E PERCHÉ? Il 40 per cento  degli italiani si dice molto disponibile a fare visita agli ammalati. Più del 36 per cento  si dice assolutamente pronto a rendersi disponibile in caso di calamità naturale, per contribuire al bene comune. Il 37 per cento si dice molto o abbastanza disponibile a dare una mano nella manutenzione delle scuole (il 21 per cento  è 'molto' disponibile). Questa percentuale al Sud aumenta fino al 41 per cento, 6 punti percentuali in più rispetto al Nord-Ovest: evidentemente, laddove il bisogno è più forte, gli italiani sono pronti a mettersi in gioco. Anche per la manutenzione delle spiagge e dei boschi, più di un terzo degli italiani si dice pronto a collaborare (il 34 per cento), mentre il 37 per cento  si trincera dietro un più interlocutorio 'forse'. Anche in questo caso al Sud l'energia potenziale sembra maggiore (la percentuale sale al 36 per cento) rispetto al Nord-Est (33 per cento), dove probabilmente l'emergenza è meno sentita.

IL CONSOLIDAMENTO DI AMORE, COESIONE SOCIALE E SPIRITUALITÀ. L'amore più forte rimane quello per le persone che ci sono vicine: l'80 per cento degli italiani afferma di amare moltissimo i propri familiari, il 64 per cento  il proprio partner, il 22 per cento  i colleghi di lavoro. Il 26 per cento  ritiene di vivere in un territorio in cui la coesione sociale è forte, per il 64 per cento  è discreta, solo il 9 per cento  pensa che sia modesta. E soltanto il 10 per cento  pensa che l'onestà dei cittadini che abitano nel suo territorio sia scarsa. Il 59 per cento  degli italiani afferma che curare la propria spiritualità procura una buona dose di energia positiva. Si diffonde una sorta di 'papafrancescanesimo'. La figura del nuovo Papa sta risvegliando in molti l'interesse non solo per la fede, ma più in generale per la vita spirituale e il gusto per una certa frugalità nei consumi.

MA QUALE CULTURA DEL LAVORO SI AFFERMERÀ IN FUTURO? E quale cultura del lavoro si affermerà nel prossimo futuro? Meno competizione e più collaborazione? Il 35 per cento degli imprenditori italiani ritiene che collaborare bene con i colleghi darebbe molta carica. E così la pensa quasi il 31 per cento  degli artigiani. Potrebbe farsi strada una nuova cultura imprenditoriale, più collaborativa, in grado di essere trainante per il Paese, se prevarrà la voglia di riscoprire l'altro come alleato e non come competitor.

MA NON TUTTI GLI ITALIANI DORMONO SONNI TRANQUILLI. Certamente non tutti gli italiani dormono sonni tranquilli. Oggi l'85 per cento  si dice preoccupato e il 71 per cento indignato, ma solo il 26,5 per cento  dice di sentirsi frustrato e il 13 per cento  disperato. Al contrario, il 59 per cento degli italiani si sente vitale (e anche il 48 per cento  degli over 65 anni). Le preoccupazioni e l'indignazione, non solo non si sono mutate in frustrazione e disperazione, ma non hanno indebolito la vitalità individuale. Il Paese è tutt'altro che spento. Semmai è in attesa di un segnale: il 46 per cento  degli intervistati ammette di trovarsi nella condizione in cui vorrebbe fare qualcosa, ma non sa che cosa. Si tratta di un riposizionamento forse solo ideale, solo immaginato, una voglia di recuperare i beni morali come 'beni rifugio' in un contesto che percepiamo come degradato. Nel Paese si prepara una reazione al degrado antropologico, una reazione che però aspetta di essere incanalata e condotta. La spinta ideale mostra di avere sufficiente energia per far sì che il ritorno del pendolo sia un percorso evolutivo e non involutivo. Ma si avverta l'assenza di una regia che coaguli tutte queste energie: oggi il 67 per cento  degli italiani non si sente rappresentato da nessuno.