Cronaca » Costume e Società » Donne

Convenzione di Istanbul: da oggi la violenza sulle donne è una violazione dei diritti umani

La Camera ha approvato all'unanimità il Trattato per applicare politiche globali di contrasto ad ogni forma di maltrattamento contro il genere femminile. Boldrini: "L'Italia assuma un ruolo di traino verso quei Paesi che non l'hanno ancora sottoscritta"

» Donne Aura De Luca - 30/05/2013

Predisporre un quadro globale di politiche per il contrasto ad ogni forma di violenza, fisica e psicologica sulle donne, dallo stupro allo stalking, dai matrimoni forzati alle mutilazioni genitali e impegno a tutti i livelli sulla prevenzione, eliminando al contempo ogni forma di discriminazione e promuovendo "la concreta parità tra i sessi, rafforzando l'autonomia e l'autodeterminazione delle donne". Con questo obiettivo la Camera ha approvato all'unanimità, con 545 voti favorevoli, il 28 maggio scorso, la Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, proprio nel giorno dei funerali di Flavia Lorenzoni, la ragazza di 15 anni uccisa barbaramente dal fidanzato a Corigliano, in Calabria. 

E mentre il testo dovrà ora proseguire il suo iter per essere esaminato dal Senato, la presidente della Camera, Laura Boldrini, ha dichiarato: "Spero che l'Italia possa assumere a livello internazionale un ruolo di traino verso quei Paesi, dell'Unione Europea o esterni ad essa, che non hanno ancora sottoscritto la Convenzione". Le fa eco il commento della deputata del Pdl e relatrice del recepimento della Convenzione Mara Carfagna che ha sottolineato: "Con l'approvazione del testo il Parlamento ha si è compiuto un gesto simbolico da non sottovalutare". "È significativo, infatti - ha aggiunto -, che una delle primissime leggi approvate, con rapidità e consenso unanime, in questa legislatura sia proprio per la sicurezza delle donne, contro il femminicidio".  

ITER ISTITUZIONALE DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL. A livello istituzionale, la Convenzione di Istanbul è stata approvata dal Comitato dei ministri dell'Ue il 7 aprile 2011 ed è stata firmata dall'Italia dall'allora ministro Elsa Fornero nel settembre scorso a Strasburgo. Si tratta di fatto del primo strumento internazionale giuridicamente vincolante che crea un quadro giuridico completo per proteggere le donne contro qualsiasi forma di violenza.   

COSA SI INTENDE CON 'VIOLENZA NEI CONFRONTI DELLE DONNE'. Con l'espressione 'violenza nei confronti delle donne' si intende identificare "una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne", che comprende "tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti, la coercizione o la privazione arbitraria della libertà, sia nella vita pubblica, che nella vita privata". L'espressione 'violenza domestica' riguarda "tutti gli atti di violenza fisica, sessuale, psicologica o economica che si verificano all'interno della famiglia o del nucleo familiare o tra attuali o precedenti coniugi o partner, indipendentemente dal fatto che l'autore di tali atti condivida o abbia condiviso la stessa residenza con la vittima".

COSA PREVEDE IL TRATTATO. Predisporre una serie misure di protezione e di assistenza a favore di tutte le vittime di violenza contro le donne e di violenza domestica; promuovere la cooperazione internazionale; sostenere e assistere le organizzazioni e autorità incaricate dell'applicazione della legge in modo che possano collaborare efficacemente.

RESPONSABILITÀ DEI PAESI CHE SOTTOSCRIVONO LA CONVENZIONE. I Paesi che sottoscrivono la Convenzione "adottano le misure legislative e di altro tipo necessarie per promuovere e tutelare il diritto di tutti gli individui, e segnatamente delle donne, di vivere liberi dalla violenza, sia nella vita pubblica che privata", e "condannano ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne", adottando misure legislative e di altro tipo necessarie per prevenirla, inserendo in Costituzione e negli altri ordinamenti il principio della parità tra i sessi, garantendo "l'effettiva applicazione del principio", vietando la discriminazione nei confronti delle donne (prevedendo sanzioni), abrogando le leggi e le pratiche che discriminano le donne. Gli Stati firmatari, inoltre, si impegnano a varare misure legislative destinate a "prevenire, indagare, punire i responsabili e risarcire le vittime di atti di violenza commessi da soggetti non statali che rientrano nel campo di applicazione" della Convenzione. Un obbligo che, ovviamente, riguarda anche le stesse amministrazioni statali.

IL RUOLO DELLE ONG E LA SENSIBILIZZAZIONE A PIÙ LIVELLI. Nella Convenzione di Istanbul, viene poi sostenuto "a tutti i livelli" il lavoro delle Ong, delle donne e delle associazioni della società civile attive nella lotta alla violenza contro le donne, favorendo "un'efficace cooperazione" con queste organizzazioni.Da questo punto di vista, è previsto che gli Stati firmatari istituiscano "uno o più organismi ufficiali responsabili del coordinamento, dell'attuazione, del monitoraggio e della valutazione delle politiche e delle misure destinate a prevenire e contrastare ogni forma di violenza". Importante è anche lo sforzo da compiere per "promuovere i cambiamenti nei comportamenti socioculturali delle donne e degli uomini, al fine di eliminare pregiudizi, costumi, tradizioni e qualsiasi altra pratica basata sull'idea dell'inferiorità della donna o su modelli stereotipati dei ruoli delle donne e degli uomini". Un obiettivo da raggiungere coinvolgendo sia il settore pubblico che privato, i media, le scuole.