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L'Onu presenta il World's Women 2010

Il rapporto pubblicato dalle Nazioni Unite è una raccolta di dati che documentano i progressi della condizione femminile nel mondo, suddiviso in 8 aree tra le quali: famiglia, sanità, istruzione, lavoro, violenza contro le donne e povertà.

» Donne Redazione - 10/11/2010
Fonte: Immagine dal web

Le donne sono soggette a diverse forme di violenza - fisica, sessuale, psicologica ed economica - sia all'interno che al di fuori delle loro case. La percentuale di donne che ha subito violenza fisica almeno una volta nel corso della propria vita varia da un minimo del 12 per cento fino ad oltre il 59 per cento, a seconda delle aree geografiche.

Questo uno dei dati emersi dal rapporto 'World's Women 2010: trends and statistics', presentato dall'Onu lo scorso 26 ottobre, in occasione della prima giornata mondiale della statistica. "Questo rapporto - ha dichiarato Paul Cheung, direttore della divisione statistica delle Nazioni Unite, che redige il rapporto ogni cinque anni dal 1991 - sottolinea come le statistiche ufficiali possano offrire ai responsabili politici dati utili ed imparziali. Quindici anni dopo la Conferenza di Pechino sulle donne, queste statistiche continuano a sostenere le istituzioni nel loro impegno di affermare l'uguaglianza di genere in tutto il mondo".

Nell'introduzione al rapporto, il segretario generale, Ban Ki-moon, ha rilevato che la qualità della vita per le ragazze è migliorata in tutto il mondo; in particolare nei settori della scolarizzazione, della salute e della partecipazione economica. Al tempo stesso, ha affermato che "Resta ancora tanto da fare, in particolare per colmare il divario tra uomini e donne nella partecipazione alla vita pubblica e per combattere le molte forme di violenza cui sono sottoposte".
 
"La mia speranza è che questa pubblicazione venga utilizzata per promuovere un ambiente sociale ed economico che assicuri parità di trattamento tra donne e uomini e migliori significativamente la condizione delle donne nel mondo - ha scritto nella prefazione al testo il sottosegretario delle Nazioni Unite per gli Affari Economici e Sociali, Sha Zukang -. Il rapporto dovrebbe anche servire da modello per sviluppare statistiche analoghe per singoli paesi, aree geografiche, regioni e province, favorendo così l’elaborazione di politiche concrete".
 
 
I risultati del rapporto World's Women 2010 riguardano le seguenti aree:
 
POPOLAZIONE E FAMIGLIA. Nel mondo gli uomini sono circa 57 milioni in più rispetto alle donne. Nel 2010, alcune aree hanno registrato un'evidente 'carenza' di uomini, altre altre di donne. In generale, l'Europa è la zona che vanta più donne rispetto agli uomini. Al contrario, in alcuni dei Paesi più popolati si osserva una carenza di donne. Ad esempio, la Cina presenta un rapporto di 108 uomini su 100 donne, l'India di 107, il Pakistan di 106 e il Bangladesh di 102.


 
Anche se la percentuale di donne dai 60 anni in su supera il 50 per cento in tutte le aree, in Europa orientale è molto più alta, attestandosi intorno al 63 per cento. Anche in Sud Africa la percentuale è piuttosto alta: intorno al 59 per cento. Mentre la percentuale di ragazze sposate, di 15 anni o meno, è normalmente abbastanza bassa, e in Niger tocca il 20 per cento circa.
 
SALUTE. Le donne sono più esposte degli uomini a malattie di tipo cardiovascolare ed è maggiore anche il numero di decessi relativi. A livello globale, queste malattie sono state la principale causa di morte nel 2004, determinando il 32 per cento dei decessi femminili e il 27 per cento di quelli maschili. Nonostante l'aumento della percentuale di donne che hanno ricevuto cure prenatali, l'Africa sub-sahariana, da sola, ha registrato 270mila morti di parto nel 2005, ovvero la metà del totale delle morti di questo tipo nel mondo.
 
A Panama e in Messico, rispettivamente il 36 e il 34 per cento delle donne sono obese. In Qatar e negli Emirati Arabi Uniti il 45 per cento e il 31 per cento. Nella maggior parte dei Paesi si registra invece poca differenza nella percentuale di ragazze e ragazzi sottopeso, il che suggerisce che non vi è differenza, a livello nutrizionale, tra i due sessi.
 
ISTRUZIONE. A livello globale, la percentuale di bambine iscritte alla scuola elementare è aumentato dal 79 all'86 per cento nel periodo tra il 1999 e il 2007. Ma nell'Africa centrale e occidentale si registrano le percentuali più basse al mondo, con meno del 60 per cento delle ragazze iscritte alla scuola elementare. A cavallo del nuovo millennio si stimava che 105 milioni di ragazze e ragazzi in età scolare, in tutto il mondo, non frequentassero la scuola. 

Questa cifra era scesa a 72 milioni nel 2007, con un calo del 31 per cento. Le bambine rappresentavano il 54 per cento dei minori in età scolare non iscritti a scuola, una percentuale inferiore al 58 per cento del 1999. Il tasso di ragazze escluse dall'istruzione era il più alto negli Stati Arabi, attestandosi al 61 per cento.


 
Per quanto riguarda l’acceso all'istruzione superiore, il primato degli uomini registra un'inversione di tendenza a livello mondiale e l'equilibrio si è spostato a favore delle donne, ad eccezione dell'Africa sub-sahariana e dell'Asia meridionale e occidentale. Il divario tra uomo e donna nel campo delle tecnologie è ancora molto diffuso e in generale si afferma in modo più netto tra i Paesi meno sviluppati, con bassa presenza di Internet, pur manifestandosi anche in molti Paesi sviluppati.
 
LAVORO. Le donne di età compresa tra 25 e 54 anni, nella maggior parte delle aree del mondo, vantano una percentuale di partecipazione alla forza lavoro superiore rispetto a quella registrata nel 1990. A parità di ruolo occupazionale, gli stipendi percepiti dalle donne sono inferiori rispetto a quelli maschili. I lavori cosiddetti 'vulnerabili', in quanto non riconosciuti, come ad esempio i lavori in proprio o di collaborazione all'interno della famiglia, sono preponderanti in Africa e in Asia, specialmente tra le donne. Queste lavoratrici risentono della precarietà del lavoro e della carenza di reti di protezione.

Ancora oggi, le donne, raramente ricoprono posizioni di un certo rango, potere e autorità e vengono impiegate in occupazioni tradizionalmente maschili, come quelle dei 'colletti bianchi'. La maternità continua a rappresentare una fonte di discriminazione sul lavoro. Nonostante le leggi in materia, molte donne in stato di gravidanza ancora oggi perdono il lavoro, e le cause contro licenziamenti intimati durante la gravidanza sono frequenti nei tribunali.

POTERE. Le posizioni di Capo di Stato o di Governo rimangono un obiettivo irraggiungibile per le donne. Nel 2009 entrambe queste cariche sono state ricoperte, a livello globale, solo da 14 donne. In 23 Paesi le donne rappresentano una percentuale significativa - oltre il 30 per cento – nel proprio parlamento nazionale. Delle 500 maggiori società al mondo, nel 2009 solo 13 hanno avuto un amministratore delegato di sesso femminile. 

VIOLENZA CONTRO LE DONNE. Le donne sono soggette a diverse forme di violenza - fisica, sessuale, psicologica ed economica – sia all'interno che al di fuori delle loro abitazioni. La percentuale di donne che ha subito violenza fisica almeno una volta nel corso della propria vita varia da un minimo del 12 fino ad oltre il 59 per cento, a seconda della zona geografica. Le mutilazioni genitali femminili registrano, fortunatamente, un lieve declino in Africa.

MANSIONI FEMMINILI. Nelle zone rurali dell'Africa sub-sahariana sono generalmente le donne ad essere incaricate della raccolta dell'acqua. Un viaggio di andata e ritorno dalla sorgente d'acqua dura in media un'ora e 22 minuti nelle aree rurali della Somalia, e un'ora e 11 minuti in quelle della Mauritania. La maggioranza delle famiglie, nell'Africa sub-sahariana e nell'Asia meridionale e sud-orientale, bruciano combustibili solidi per cucinare all'aperto o usando fornelli tradizionali senza cappa o camini, incidendo in maniera eccessiva sulla salute delle donne. 

DISCRIMINAZIONI. Le famiglie composte da madri sole con figli piccoli hanno più probabilità di essere povere di quelle composte da padri single con figli piccoli. Le leggi attualmente in vigore in Africa e in circa la metà dei Paesi dell'Asia limitano l'accesso delle donne alla terra e ad altri tipi di proprietà. Elementi di disparità nei confronti delle donne riguardo i diritti di eredità si sono registrati in 45 stati africani su 48, e in 25 su 42 paesi asiatici presi in esame.