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Regionali 2010: da giunte e consigli spariscono le quote rosa

Le donne sono meno rappresentate rispetto al passato. In Puglia e Basilicata gli assessori in gonnella sono quasi il 50%, ma dalle urne escono solo consiglieri uomini. In Calabria la vicepresidente è sola. In controtendenza Emilia Romagna e Toscana.

» Donne Gianluca Colletta - 07/06/2010
Fonte: Sanmarcoinlamis.org

Imposte per legge nella presentazione delle liste, a distanza di quasi tre mesi dalle ultime elezioni, le quote rosa spariscono dai consigli e dalle giunte delle regioni. Rispetto al passato sono state elette molte meno donne e in alcuni casi sono state quasi completamente estromesse dalla formazione dei parlamentini.

Il caso più eclatante riguarda la Calabria. Qui, tra i 50 consiglieri eletti dalla popolazione, non compare nessun nome femminile, mentre all'interno della giunta, tra i 14 membri che la compongono, a rappresentare le istanze delle donne c'è solo la vicepresidente, Antonella Stasi. Un dato impressionante, soprattutto se confrontato con la precedente composizione in cui la percentuale di uomini era più ridotta (circa l'82 per cento) rispetto a quella attuale che rappresenta la quasi totalità.

E la situazione non è più 'rosea' da altre parti. Praticamente in tutte le regioni, le rappresentanti femminili sono più ridotte che in passato, con le sole eccezioni di Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. Le differenze sono da ricercare, non tanto nella differenza tra centrodestra e centrosinistra, ma tra coloro che sono state elette dal voto uscito dalle urne e quelle nominate politicamente per formare le giunte.

Tra le regioni che hanno più donne nell'esecutivo ci sono, con quasi il 50 per cento, la Puglia (7 su 15), la Basilicata (3/7), con Toscana (5 su 11) ed Emilia Romagna (5/14) più distanziate. Eccezion fatta per l'Umbria, unica amministrazione nella quale c'è una governatrice, insieme al Lazio, che ha un terzo della giunta al femminile, il numero degli assessori in gonnella nelle altre regioni non supera uno o due rappresentanti.

Maglia nera di questa particolare classifica la Lombardia, con un solo rappresentante del gentil sesso tra i 21 membri dell'esecutivo. Al Pirellone, se si esclude la Calabria in cui c'è il peggior risultato tra tutte le regioni andate al voto a marzo, c'è anche una delle più basse concentrazioni di donne tra i consiglieri, solo 6 su 80.

Il segno di una scarsa fiducia degli elettori nel gentil sesso è ancora più marcato in Puglia e Basilicata, sebbene siano le due amministrazioni dove le donne hanno un peso maggiore nella compagine di governo. Nei palazzi di Potenza, le urne hanno fatto sparire completamente le consigliere, che non hanno ottenuto nessun posto sui 30 in palio, mentre nella regione di Nichi Vendola sono appena 3 su 70. Calo importante anche in Veneto, dove la precedente rappresentanza femminile è stata più che dimezzata, con solo 4 consigliere su 60.

Il primato del consiglio più rosa spetta alla Campania, con il 19,6 per cento di donne, seguito da Piemonte (18,3 per cento), Emilia Romagna (18 per cento) e Toscana (16,7 per cento), le uniche quattro ad aver aumentato le proprie percentuali rispetto alle precedenti composizioni. In tutte le altre regioni il numero è calato, con Umbria e Marche che, nonostante tutto, si attestano intorno ad un buon 16 per cento, decisamente superiore alla media nazionale. Nel resto d'Italia, invece, si registra un netto passo indietro rispetto al passato. Come dire, la politica è una cosa da uomini.