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Mutilazioni genitali femminili: le linee guida in Italia

Nel nostro Paese sono vietate dal 2006 e punite penalmente da 7 a 12 anni di carcere, anche se il reato è commesso all'estero. Le linee guida prevedono anche figure professionali per assistere e riabilitare donne e bambine già sottoposte a tali pratiche.

» Donne Aura De Luca - 02/12/2010
Titolo: Foto di Tjui-Tjioe - Fotolia.com
Fonte: End FGM European Campaign
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In Italia le mutilazioni genitali femminili sono vietate dalla Legge 9 gennaio 2006, n.7. L'art. 6 della Legge inserisce questa pratica nel Codice Penale come reato grave punendolo con: la reclusione da 4 a 12 anni "chi cagiona" (ossia la praticante tradizionale o il medico che la effettuano, ma anche gli stessi genitori o familiari che l'hanno richiesta) una clirodectomia, un'escissione, un'infibulazione o qualsiasi altra pratica che abbia effetti dello stesso tipo. La reclusione da 3 a 7 anni chiunque provochi, in assenza di esigenze terapeutiche, al fine di menomare le funzioni sessuali, qualsiasi altro tipo di lesione agli organi genitali femminili da cui derivi una malattia nel corpo o nella mente. Il reato viene punito anche quando è commesso all'estero da cittadino italiano o da straniero residente in Italia a danno di un cittadino italiano o straniero residente in Italia. In tal caso, il colpevole è punito su richiesta del ministro della Giustizia.

VARIAZIONE DELLA PENA. La pena varia seconda dell''entità dei danni causati dalla lesione, ed è aumentata un terzo se effettuate su una bambina di età inferiore ai 18 anni e/o se effettuata per fini di lucro. Nel caso l'intervento sia stato eseguito da un medico, questi non potrà più svolgere la professione per un periodo che va dai 3 ai 10 anni.

SANZIONI. Previste anche sanzioni pecuniarie o l'interdizione definitiva dall'esercizio dell'attività (l'art.8 apporta modifiche al d.lgs. 8 giugno 2001, n. 231) per gli enti nelle cui strutture siano praticati tali interventi.

ASSISTENZA. Per realizzare una attività di prevenzione, assistenza e riabilitazione delle donne e delle bambine già sottoposte a tali pratiche, la legge attribuisce al ministero della Salute il compito di studiare delle linee guida destinate alle figure professionali sanitarie nonché ad altre figure professionali che operano con le comunità di immigrati provenienti da Paesi dove sono effettuate le pratiche di mutilazione genitale femminile.

LINEE GUIDA. Emanate con decreto ministeriale del 17 dicembre 2007, sono formate da due parti interdipendenti: una di carattere socio-antropologico che introduce alla tematica delle mutilazioni genitali femminili, illustrando le profonde motivazioni psicologiche, economiche, sociali e culturali, le caratteristiche del fenomeno in Italia, gli strumenti giuridici disponibili per contrastarlo. L'altra costituita dalle vere e proprie Linee Guida per gli operatori sanitari e gli operatori socio-culturali che operano con le comunità di immigrati, perché possano affrontare correttamente queste problematiche nell'esercizio della loro professione, per assistere e riabilitare le donne che ne sono state vittime e per prevenirne il ricorso.

IL NUMERO VERDE. La legge 7/2006 ha previsto, inoltre, l'istituzione, presso il ministero dell'Interno, di un numero verde gratuito: 800.300.558 contro le pratiche di mutilazione genitale femminile. Il servizio, disponibile dal lunedì al venerdì dalle 8.00 alle 14.00 e dalle 15.00 alla 20.00, è gestito dalla Direzione Centrale Anticrimine del Dipartimento della pubblica sicurezza; le telefonate sono ricevute da personale specializzato del Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato che, oltre all'assistenza, ha il compito di comunicare le eventuali notizie di reato alle Squadre Mobili territorialmente competenti.

LA COMMISSIONE. Con decreto del 9 giugno 2009 è stata istituita presso il Dipartimento delle Pari opportunità la Commissione per la prevenzione e il contrasto delle pratiche di mutilazione genitale femminile.