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Donne col taglio alla garconne, una mostra ripercorre i ruggenti anni '20

A Cuneo, dal 19 giugno al 19 settembre, 'Il guardaroba di una signora torinese'. Un evento che non ricorda solo la moda degli anni del charleston, ma anche l'emancipazione femminile. Leggendarie le cappe, le mantelle a fiori, luccicanti o impellicciate.

» Donne Valentina Marsella - 01/06/2010
Fonte: Immagine dal web

L'epoca del charleston, dell'emancipazione femminile e del taglio alla garconne va in mostra. Gli abiti corti, le linee nette, semplici, i tessuti morbidi, trasparenti, impreziositi da pieghe, frange e perline, tagli liberamente ispirati all'Art déco, alle avanguardie artistiche del primo dopoguerra, secondo un ideale di disinvolto dinamismo e giovanilistico entusiasmo. La moda anni '20, tra costume e società, si potrà ammirare ne 'Il guardaroba di una signora torinese', la mostra allestita dal 19 giugno al 19 settembre al Filatoio di Caraglio, in provincia di Cuneo, curata da Anna Bondi. 

Un omaggio ai ruggenti anni '20, l'epoca di una nuova moda del vestire, ma anche di un nuovo stile di vita, segnato nel '29 dal drammatico crollo della borsa di Wall Street. Uno stile che continua ancora oggi a ispirare celebri couturier. John Galliano per Dior, Krizia, la maison Hermes, Giorgio Armani, Guillermo Mariotto per Gattinoni. E' un omaggio alla città di Torino, la mostra di Caraglio, capitale della moda italiana prima di Milano e Roma, celebrata nel 1911 dalla grande Esposizione Internazionale, sede nel 1935 dell'Ente Nazionale di Moda. 

Un guardaroba interamente ricostruito nei minimi particolari, con pezzi d'epoca e capi unici conservati in parte presso la Galleria del Costume di Palazzo Pitti a Firenze, in parte presso la Raccolta di abiti dell'Istituto Statale 'Passoni' di Torino, accanto ad abiti e accessori provenienti da collezioni private. Una donna simbolo, quella alla quale è dedicata la mostra, una donna reale, moglie, madre, appartenente alla ricca borghesia finanziaria torinese, signora attentissima alle proposte fashion provenienti da Parigi. 

Non solo abiti e accessori, anche immagini fotografiche. Abiti da giorno, da sera, da ballo, abiti dei bambini, sempre coordinati con quelli di 'maman', borse, scarpe e cappelli tra raffinatezza, lusso estremo e discreto, compatibili con un'esistenza scandita da appuntamenti quotidiani, mondanità e famiglia, pubblico e privato. 

Leader dell'esposizione le cappe: capo importante nel guardaroba di una gran dama degli anni Venti e complemento indispensabile per l'abito da sera. Fogge ampie, morbide, avvolgenti, in raso, in velluto, in crepe, in seta laminata, con inserti, bordi o fodere di pelliccia, con ampi colli o sciallati. Diverse nella loro raffinatezza, le cappe, create su motivi geometrici, floreali o orientaleggianti, quelli ereditati dai Ballets Russes di Serge de Diaghilev, da Poiret o Madaleine Vionnet, dalla Russia zarista che la Rivoluzione d'Ottobre consegnò all'Europa con tutta la sua scia di sangue e di orrore. Hanno tagli semplici, le cappe di gran moda negli anni '20, i colli a 'boule', i tessuti a fiori, come quelli lanciati dalla maison francese Ducharne, citata dalla Gazette du Bon Ton, rivista particolarmente in voga negli anni 'ruggenti'. 

"Sebbene quest'inverno si porteranno mussole, fiori e soprattutto il crepe indiano, stampato e striato di filigrane luccicanti, tuttavia gli stampati sono stagionali, e meglio si addicono all'estate, per le riunioni all'aperto sui prati fioriti - scrive il giornale francese -. La cappa scrigno valorizza sapientemente, con il suo effetto double-face, la finezza della preziosa statuetta crisoelefantina che di volta in volta avvolge e copre". Gli anni '20, una nuova epoca di benessere ed ottimismo, di libertà, soprattutto di speranza ed emancipazione femminile. Tra la fine di una guerra e il preludio di nuove dittature, di un nuovo conflitto. 

Tessuti morbidi che avvolgono e fasciano il corpo, vita bassa, gonne sempre più corte, capelli tagliati a caschetto o alla garconne, per donne maliziosamente androgine, cappelli calzati sino alle sopracciglia su volti lunari, maquillage curatissimi, labbra e unghie esclusivamente rosse. Stili divenuti un must per le dive di allora e di oggi. Come Louise Brooks, la grande star del cinema muto, che ispirò il look della Valentina di Crepax, o l'indimenticabile Angelina Jolie nel film drammatico 'Changeling'. Frange corte o a sbieco, piume e paillettes, perle e jais, scarpe décolletée con tacco, gli immancabili fili di perle, amati da Mademoiselle, silhouette morbide. 

Un trend ripreso anche dagli stilisti delle più note maisons di moda. Per il prossimo autunno-inverno Giorgio Armani ha ideato accessori stravaganti, come le acconciature-cappello anni '20 o i cappelli in panno nero con la frangia tagliata. Novità spettacolari nel rispetto dello stile Armani. Sulle passerrelle di Milano hanno sfilato gonne più corte e top, abiti svolazzanti corti e colorati. 

Krizia tempesta i suoi abiti da sera di frange brillanti, che riportano alla mente le atmosfere dei locali americani anni '20, quando le donne si scatenavano e si emancipavano a ritmo di charleston e fox -trot. Anche Guillermo Mariotto, dopo il successo dello spettacolo 'Freud Freud I love you', di cui ha realizzato gli abiti e i costumi, ha deciso di dedicare la prossima collezione autunno -inverno 2010-2011, che sfilerà a luglio nella Capitale, proprio agli anni '20. 

Lo scorso inverno, invece, Jean Paul Gautier aveva dedicato la sua collezione ad Amelia Earhart, la prima aviatrice donna. Abiti stile retrò in satin, monospalla o semplicissimi. Sul capo deliziose cuffiette in pelle decorate da spille e strass come quelle degli aviatori. Ancora anni '20 con la maison Hermes per la prossima estate. È il tennis, lo sport più nobile, praticato tra gli anni '20 e '30, che ha ispirato la collezione della storica griffe per ladies chic e raffinate, aristocraticamente perbene che frequentano solo club privé e la società che conta. 

"Abiti importanti, quelli legati agli anni '20, di assoluto fascino. Un'epoca difficile da ricostruire fedelmente - ha spiegato la costumista e studiosa Maria Paradiso - Perché purtroppo, oggi, di quelle fascinose mise poco rimane. Si tratta di abiti 'sopravvissuti' alla guerra che sono stati alterati, manomessi anche per esigenze economiche. Abiti fiammanti, lussureggianti, legati ad un'epoca di febbrile ottimismo, anche di ricchezza e agiatezza - ha proseguito la Paradiso -. Una moda che rappresentava uno stile, soprattutto una filosofia di vita. Ineguagliabile, difficilmente riproducibile, se non attraverso pallide esemplificazioni".


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-Il Filatoio di Caraglio