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Visual radio: il nuovo media seguito da 19 milioni gli italiani

Secondo il Censis, è boom di persone che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo, consacrando la radiovisione un nuovo fenomeno di massa grazie alla fruizione differenziata dei suoi contenuti.

» Costume Redazione - 18/03/2021
Fonte: Photo credit ©Will Francis/on Unsplash

Un mezzo sempre sintonizzato sui nuovi stili di vita, capace di coniugare continuità e innovazione. La radio come fenomeno di massa raccoglie intorno a sé più di 41 milioni gli italiani di cui 27 milioni utilizzano anche dispositivi alternativi all’apparecchio tradizionale e all’autoradio. Numeri in continua crescita, emersi dal Rapporto del Censis “La transizione verso la radiovisione” pubblicato il 18 marzo, che dimostrano come la radio è riuscita a rigenerarsi nel tempo, ibridandosi con gli altri media e sintonizzandosi sui nuovi stili di vita degli italiani, pur conservando il suo valore tradizionale ma adattandosi ai tempi e accompagnando la vita di fasce di pubblico trasversali per età, condizione economica e status sociale.

IL RUOLO DELLA RADIO DURANTE LA PANDEMIA. Durante il primo lockdown il 30,5 per cento degli italiani si è informato almeno una volta al giorno sulla pandemia e sulle regole da rispettare attraverso la programmazione radiofonica. Nella forzata reclusione casalinga il 30 per cento dei radioascoltatori ha dedicato più tempo all’ascolto in casa rispetto al periodo pre-Covid. I dati sull’ascolto medio giornaliero nel secondo semestre del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019 sono chiari: a fronte di un calo del numero di ascoltatori dall’autoradio, dovuto alle limitazioni alla mobilità, e di una tenuta dell’apparecchio tradizionale, crescono tutti gli altri device. Nell’ultimo anno gli spettatori dei canali televisivi della radio in un giorno medio sono aumentati dell’8 per cento.

IL BOOM DELLA RADIO VISIONE. La radiovisione è una realtà in crescita, che sta vivendo un vero e proprio boom grazie alla modalità simulcast crossmediale, cioè alla possibilità di fruire dei contenuti radio contemporaneamente su qualsiasi dispositivo. Sono circa 19 milioni gli italiani che seguono programmi radiofonici in formato video attraverso uno schermo: tv, smartphone o pc. Di questi, quasi 11 milioni seguono la radiovisione sugli schermi tv. La visual radio non è un fuoco di paglia, destinato a spegnersi dopo la pandemia, ma è fortemente in sintonia con le aspettative degli italiani. Il 52 per cento dichiara che vorrebbe avere sempre di più la possibilità di fruire dei contenuti radiofonici su device diversi anche in formato video. E il 50 per cento di chi segue la radiovisione la trova piacevole, il 27,5 per cento coinvolgente, il 24 per cento innovativa.

IL PASSAGGIO DAL MEZZO AI CONTENUTI È COMPIUTO. Il passaggio dal mezzo ai contenuti è compiuto. Oggi quello che conta non è l’apparecchio radio in sé, ma i contenuti, di cui gli utenti vogliono poter fruire attraverso qualsiasi device, in ogni luogo, in qualsiasi momento, per intero o a spezzoni, in diretta e on demand. Il 59 per cento degli italiani associa alla radio determinate trasmissioni che seguirebbe anche su device diversi dall’apparecchio tradizionale. Il passaggio dal mezzo alla piattaforma di contenuti fruibili in ogni luogo e da ogni device è ormai compiuto. L’85 per cento degli italiani ne è consapevole e ne dà un giudizio positivo. E le percentuali raggiungono il 95 per cento tra i giovani millennial, il 95 per cento tra gli imprenditori e i liberi professionisti, il 92 per cento tra gli studenti.

LA CROSSMEDIALITÀ NON SI DISCUTE. L’89 per cento degli italiani è convinto che la partita degli ascolti si vinca sul piano della qualità dei contenuti e dei programmi proposti e non su quello degli apparecchi che li veicolano. L’87 per cento pensa che la multicanalità sia la logica evoluzione dei cambiamenti intervenuti negli stili di vita e nelle modalità di consumo della popolazione. Il 72 per cento vuole poter seguire i contenuti radio in qualsiasi momento della giornata e in ogni luogo, a prescindere dal device utilizzato.

LA RADIO, IL PIÙ SOCIAL DEI MEDIA. La radio, il più social dei media. La radio è dentro la vita degli italiani e chi la utilizza si sente parte di una comunità. Il 63 per cento di chi segue i programmi radiofonici attiva almeno una forma di interazione con essi. Il 23 per cento visita il sito delle emittenti di proprio gradimento, il 20 per cento segue i profili social di programmi e di conduttori, il 19 per cento ha scaricato una app che consente di fruire i contenuti che preferisce sullo smartphone. Il 12 per cento degli utenti condivide i contenuti radio sui social network personali e il 13 per cento condivide i video dei programmi. Tra chi segue le dirette, il 20 per cento invia messaggi sms o WhatsApp oppure e-mail durante le trasmissioni e il 10 per cento telefona in diretta. Forte è la componente on demand, rappresentata da chi segue i programmi su YouTube (18 per cento) e scarica i podcast (12 per cento).