Inchiesta: Rom in Italia

Rom, quando la paura diventa caccia alle streghe

Immigrazione Paola Simonetti — 04/03/2009
Fonte: www.sguardi.info

Lo stigma su di loro grava da secoli. Da quella diaspora che, pare, portò gli zingari fuori dalla loro terra d’origine, l’India, intorno all’anno mille. Il loro vagare, contrariamente dagli ebrei, non si è mai definitivamente concluso. 

Le rotte di viaggio hanno attraversato l'Afghanistan, l'Iran, l'Armenia, la Turchia, la Grecia, i Balcani, e infine l’Italia. Ovunque, stereotipi, paura, disprezzo e ignoranza, li hanno confinati ai margini della società, rendendoli oggetto di persecuzione e sterminio, l’ultimo dei quali è stato quello firmato dalla follia nazista: nei campi di concentramento ne sono stati mandati a morte con i modi più feroci almeno mezzo milione. 

La persecuzione odierna sembra essere non meno violenta, seppure attuata con metodi diversi. Gli esempi offerti dai recenti fatti di cronaca in Italia, che vedono numerosi campi nomadi incendiati e aggressioni a cittadini romeni, rivelano come un’atavica paura dell’”altro” non sia mai sfumata, anche nel civilissimo Occidente. “Gli zingari sono sporchi, delinquenti, violenti, refrattari ad educazione e rispetto delle regole, capaci di rapire e sfruttare bambini”, queste le comuni opinioni circolanti fra i cittadini, anche per merito del contributo dei media. 

Una discriminazione pesante, che nel corso di decenni di politiche cittadine, ha spesso ostacolato, se non impedito, un efficace e costante contatto fra la popolazione “nomade”, che di fatto nomade non lo è più, e quei servizi socio–sanitari fondamentali che il rispetto dei diritti della persona umana dovrebbe garantire. I frequenti e troppo repentini sgomberi di Rom e Sinti, hanno spesso vanificato campagne di prevenzione medica e di vaccinazione dei bambini, come denunciato di recente dal GrIs del Lazio (Gruppo Immigrazione e salute) e dalla Caritas, che nel 2006 hanno messo n campo  una campagna di sensibilizzazione e informazione medica fra gli zingari della Captale. 

Non a caso, proprio la questione Rom ha gettato di recente sotto i riflettori di Comunità Europea ed organizzazioni antirazziste, il comportamento dell’Italia nell’accoglienza degli stranieri. Solo a metà del maggio scorso numerosi eurodeputati puntavano il dito contro le politiche e le prassi discriminatorie nei confronti dei Rom, mentre l’ultimo Rapporto di Amnesty International sui diritti umani nel mondo, traccia del nostro Paese un profilo tragicamente negativo sul tema. Il documento denuncia come, “nel corso del 2007 e della prima metà del 2008, diversi esponenti politici locali e nazionali hanno usato un linguaggio discriminatorio nei confronti dei rom e dei migranti. Nello stesso periodo si sono susseguiti provvedimenti dichiaratamente a protezione della "sicurezza", in realtà prevalentemente orientati a facilitare l'espulsione dei cittadini dell'UE e dei migranti irregolari”. 

Amnesty individua nell’omicidio di Giovanna Reggiani, ad opera di un cittadino rumeno, il 31 ottobre 2007, l’inizio di un’escalation di atti discriminatori e criminalizzanti nei confronti dell’intera popolazione rumena.  “All'episodio – sottolinea il Rapporto- sono subito seguite dichiarazioni di esponenti politici locali e nazionali, di diversi schieramenti, che alludevano a responsabilità collettive di minoranze e gruppi di migranti”. 

Il clima di intolleranza relativo ai fatti di Roma, ricorda Amnesty, fece sollevò la denuncia dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) per lo "stato di tensione nei confronti degli stranieri alimentato negli anni anche da risposte demagogiche alle tematiche dell'immigrazione messe in atto dalla politica"; “il giorno seguente – sottolinea il documento- il presidente dell'Assemblea parlamentare del Consiglio d'Europa ha messo in guardia l'Italia circa il rischio di una "caccia alle streghe" contro i cittadini rumeni e in particolare contro i rom”. 

A fargli eco nel marzo scorso, secondo l’associazione in difesa dei diritti umani, il Comitato delle Nazioni Unite per l'eliminazione della discriminazione razziale che espresse preoccupazione per le condizioni di "segregazione di fatto" in cui si trovano i rom in Italia, privi di accesso ai servizi essenziali, e per i discorsi di odio dei politici. “Il Comitato – cita il Rapporto- ha evidenziato gli stereotipi riguardanti i rom diffusi nell'opinione pubblica e presso i Comuni, i quali danno origine a ordinanze discriminatorie”. 

Il 20 maggio del 2008 la European Roma Policy Coalition, di cui Amnesty fa parte, ha chiesto con urgenza alle autorità italiane di agire contro l'uso di dichiarazioni anti-rom da parte media e dei politici italiani e ha affermato che l'Italia ha alimentato il razzismo attraverso la retorica anti-rom.