Inchiesta: Crisi economica europea

La crisi e la Grecia: l'elefante Europa si dà una mossa

Il vertice straordinario di Bruxelles appronta un piano-bis da 109 miliardi e soprattutto chiama in causa i privati con operazioni sul debito di Atene da 135 miliardi al 2020. Ma la vera svolta è il nuovo ruolo affidato all'Efsf.

Crisi economica Ulisse Spinnato Vega 22/07/2011
Titolo: Il presidente della Grecia George Papandreou e il presidente della Commissione Ue José Manuel Barroso
Fonte: Immagine dal web

Pur fra mille tensioni, il pre-vertice di due giorni fa tra Germania e Francia è servito a qualcosa. I due perni dell'Unione europea e della zona euro si erano messi d'accordo sul salvataggio della Grecia e così il summit straordinario di Bruxelles ha finalmente approntato una risposta decisa alla crisi dei debiti sovrani della periferia di Eurolandia, una reazione che dovrebbe tranquillizzare i mercati.

GRECIA, L'EUROPA CI METTE ALTRI 109 MILIARDI. Dopo sette ore di discussione, i leader europei hanno varato un secondo 'Piano Marshall' per Atene da 160 miliardi di euro. L'Europa interverrà con 109 miliardi al 2014 (dopo i 110 stanziati nel 2010) e il settore finanziario (banche, fondi assicurativi, fondi comuni di investimento, fondi di pensione) entrerà in gioco "su base volontaria" per scambiare bond (debt swap) o per il rollover (procrastinazione delle scadenze) e le operazioni dovrebbero ammontare a 37 miliardi. Senza dimenticare poi il buyback (riacquisto dei titoli da parte dell'emittente sul mercato secondario a valori deprezzati) da oltre 12 miliardi. Tali azioni  potrebbero comunque arrivare a un volume di 135 miliardi entro il 2020.

ENTRO L'ESTATE LE PROPOSTE SULLA GOVERNANCE. Alla fine del vertice è il presidente francese Nicolas Sarkozy a dire che i leader di Eurolandia sono "determinati" a salvare la Grecia. Non a caso, è stato anche esteso il termine del prestito ad Atene da 7 anni e mezzo a un lasso di 15-30 anni e il tasso di interesse richiesto viene ridotto dal 4,5-5,8 per cento attuale a circa il 3,5 per cento (ma senza andare sotto il costo di finanziamento dell'Efsf). Lo stesso fondo salva-Stati (Efsf, appunto) agirà "nel mercato secondario" e interverrà per sostenere la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie attraverso prestiti governativi pure nei Paesi che non hanno chiesto il soccorso dell'Europa. Sarkozy ha aggiunto: "Abbiamo deciso di supportare la Grecia come membro dell'euro e dell'eurozona. È un impegno formale". Poi ha fatto sapere che "entro la fine dell'estate" arriveranno proposte per migliorare la governance della zona euro, proposte studiate assieme alla cancelliera tedesca Angela Merkel.

IL RISCHIO DI DEFAULT SELETTIVO. Le polemiche più forti tra il gruppo di Paesi 'virtuosi' coagulati intorno alla Germania e il fronte franco-mediterraneo di Eurolandia vertevano proprio sulla partecipazione dei privati. E in effetti la parte del piano che li coinvolge potrebbe far scattare per la Grecia il giudizio di 'default selettivo e parziale' da parte delle agenzie di rating, giudizio legato a una modifica del contratto stipulato sui bond che genera una perdita per il creditore. Se ciò accadesse, la Bce non potrebbe più accettare i titoli greci come collaterale di garanzia per i prestiti alle banche di Atene. Per far fronte a questo aspetto, l'intesa contempla che siano gli Stati membri a dare le garanzie necessarie a Francoforte per finanziare gli istituti ellenici. Garanzie che arriveranno attraverso l'Efsf e che, per alcuni giorni di default selettivo, si stimano in 20-30 miliardi di euro.

IL NUOVO RUOLO DELL'EFSF. A questo punto non si poteva non accrescere l'operatività dello stesso fondo. L'Efsf potrà agire per la ricapitalizzazione delle istituzioni finanziarie con prestiti ai governi, anche non coperti da programma di aiuti, e soprattutto potrà acquistare i titoli di debito dei Paesi in affanno sul mercato secondario. L'effetto calmierante e anti-speculativo sarà decisivo (se arriva una nuova forte domanda di titoli, i prezzi non crollano e i tassi non schizzano in alto), ma per far questo servirà una modifica allo statuto dell'Efsf che finora poteva intervenire soltanto sul mercato primario (ossia al momento dell'emissione). Acquistando i bond già in circolazione, invece, il fondo darà sollievo alle banche che hanno nei bilanci titoli deprezzati dei Paesi in difficoltà. E secondo molti questo sarebbe un primo passo verso gli eurobond da tempo caldeggiati dal nostro ministero dell'Economia.

LE REAZIONI. Naturalmente si è pensato anche alla situazione interna greca e l'accordo ha come obiettivo favorire l'occupazione e la crescita di Atene mediante una revisione dell'uso dei fondi strutturali europei per un miliardo di euro. In più, il vertice ha chiesto alla Commissione Ue di elaborare una proposta per ridimensionare l'influenza delle agenzie internazionali di rating. Il presidente Ue Herman van Rompuy ha chiosato soddisfatto: "Abbiamo preso tre importanti decisioni pienamente sostenute da tutti per alleggerire il debito greco, fermare il rischio di contagio e migliorare la gestione della crisi della zona dell'euro". Mentre il presidente della Bce Jean Claude Trichet ha parlato della partecipazione dei privati e del rischio di default selettivo: "Al momento non sappiamo" cosa accadrà "e non voglio pregiudicare cosa succederà".

PIAZZA AFFARI SCHIZZA IN ALTO, SOLLIEVO SPREAD. La notizia dell'accordo tra i leader dell'euro ha ovviamente fatto schizzare in alto le Borse. Milano ha chiuso ieri con un +3,76 per cento, trascinata dai titoli bancari. Contemporaneamente, è crollato lo spread tra i Btp e i Bund tedeschi a 247 punti base, con un 12,7 per cento in meno rispetto all'apertura di giornata. Dal canto suo, anche il Giappone ha fatto sapere di essere pronto "ad acquistare obbligazioni Efsf" dopo che già Tokyo aveva investito 2,5 miliardi di euro nelle tre precedenti emissioni per aiutare Portogallo e Irlanda.

IL VALORE DI UN COMPROMESSO. In ogni caso, il valore dell'intesa raggiunta ieri sta tutto nel peso del compromesso per cui ciascuno degli 'schieramenti' in campo ha rinunciato a qualcosa per ottenere qualcos'altro. La Merkel ha vinto sul coinvolgimento dei privati, ma ha dovuto ingoiare l'ampliamento dei poteri dell'Efsf (viene abbozzato un primo step verso la nascita del debito europeo). La Banca Centrale sarà garantita dallo stesso Efsf nel sostegno alle banche greche ma ha accettato il coinvolgimento dei privati nel salvataggio di Atene (con il possibile rischio di default selettivo). Mentre la Francia ha rinunciato all'idea di tassare tutte le banche per aiutare il Paese mediterraneo in difficoltà.