Inchiesta: Università e Lettori stranieri

Università e lettori stranieri: faccia a faccia Frattini-Lidington

Il 22 e 23 giugno vertice a Roma, che Nannimagazine.it è in grado di anticipare, tra il ministro degli Esteri e il collega britannico agli Affari europei. In discussione lo spinoso dossier dei docenti di lingua madre discriminati negli atenei italiani

Cronaca Italia Ulisse Spinnato Vega 13/06/2011
Titolo: Il ministro inglese degli Affari europei, David Lidington e il ministro degli Esteri, Franco Frattini

Un incontro a Roma il 22 e 23 giugno che vedrà di fronte il ministro degli Esteri Franco Frattini e il ministro britannico degli Affari europei, David Lidington. Sul tavolo la spinosa questione dei diritti negati agli ex lettori stranieri che operano nelle università italiane. Nannimagazine.it è in grado di anticipare l'appuntamento che vede le più alte sfere governative di Italia e Regno Unito impegnate a dirimere l'intricata matassa normativa e sindacale che coinvolge gli studiosi di lingua madre, ai quali da oltre 20 anni viene rifiutato un pieno riconoscimento professionale e retributivo per la loro opera nei disastrati atenei nostrani.

IL PASTICCIO NORMATIVO. Chi ha seguito la vicenda su queste pagine, conosce bene i passaggi normativi che hanno condotto alla paradossale situazione attuale. Dal Dpr del 1980 alla legge del 1995, passando per le condanne in sede Ue e le maldestre 'toppe' legislative del 2004, gli ex lettori stranieri hanno attraversato l'ultimo trentennio di insegnamento in Italia come una via crucis fatta di salari e contributi da fame, continui ricorsi in tribunale e umiliazioni sul fronte della loro funzione didattica. Una discriminazione dentro la discriminazione generale in cui vive il nostro sistema universitario, ancor'oggi stratificato in caste, baroni e vassalli. Adesso, tuttavia, è intervenuta la riforma Gelmini a scatenare un'ulteriore bufera: l'articolo 26, infatti, conferma la norma del '95 su cui l'Italia è stata condannata in Europa. E fa scattare una tagliola su tutti i contenziosi giudiziari in essere alla data di entrata in vigore.

"NORMA ASSURDA E INCOSTITUZIONALE". "È una norma assurda che estingue il diritto del cittadino di ricorrere a un giudice. Una norma incostituzionale. Non credo ci sia un caso del genere da parte di un governo occidentale dal dopoguerra ad oggi", dice a Nannimagazine.it David Petrie, lo studioso scozzese che da quasi 30 anni insegna lingua inglese all'Università di Verona e ha portato alla ribalta europea la battaglia per sé e i suoi colleghi stranieri in Italia. Petrie, che guida l'Allsi (Associazione degli ex lettori nel Bel Paese), ha sensibilizzato lo stesso Lidington che aveva promesso un intervento sul suo omologo italiano alle Politiche europee Andrea Ronchi. Poi Ronchi si è dimesso, la sua poltrona è a tutt'oggi vuota a causa delle turbolenze politiche in seno al governo Berlusconi e allora l'esecutivo inglese, pressato pure dalle interrogazioni della Camera dei Comuni, si è mosso con il ministro degli Esteri William Hague che ha chiamato in causa il collega Frattini su un dossier che inevitabilmente coinvolge anche la compagna di partito (e di corrente) Mariastella Gelmini.

ALCUNI GIUDICI DISAPPLICANO LA RIFORMA GELMINI. Mentre l'Italia rischia di pagare con l'ennesima infrazione Ue la propria negligenza nel rispetto dei trattati europei e certe 'furberie' legislative, in questi mesi i giudici impegnati in cause di lavoro che vedevano protagonisti ex lettori alla ricerca dei diritti calpestati, si sono comportati in modo contrastante rispetto alla riforma. Qualcuno (per esempio a Torino, in aprile) si è adeguato alla norma che estingue i procedimenti e si è rifiutato di giudicare nel merito le rivendicazioni di un ex lettore. Invece altri, per esempio a Napoli e a Pavia, hanno negato addirittura l'applicazione della legge Gelmini che lo stesso presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva promulgato con riserve.

IL RISARCIMENTO DI PADOVA, IL DIETROFRONT DI BERGAMO. Intanto, un mese fa, l'Università di Padova è stata condannata a risarcire la bellezza di 4,2 milioni di euro a 14 studiosi stranieri che avevano fatto causa all'ateneo perché fin dagli anni '80 venivano pagati un terzo dei docenti italiani per svolgere lo stesso lavoro. Il contenzioso era partito nel '93 e ha portato a un pignoramento complessivo da 7,6 milioni. A Bergamo, invece, l'Università ha applicato con solerzia la riforma Gelmini e ha tagliato unilateralmente gli stipendi dei lettori che erano stati 'risarciti' dalla Corte d'appello di Milano nel dicembre 2007. L'ateneo bergamasco si era adeguato alla sentenza, aveva portato gli stipendi su livelli non discriminatori e nell'aprile 2008 aveva pagato la metà degli arretrati e degli interessi (da 200mila a 340mila euro complessivi per ognuno dei 17 lettori coinvolti), promettendo che avrebbe saldato il resto entro luglio 2012. Ora, però, la dirigenza ha cambiato idea, approfittando della riforma e accogliendo un suggerimento dell'Avvocatura dello Stato. Morale: taglio ai salari del 60% da maggio e sospensione dei risarcimenti promessi. L'affare riguarda adesso 9 lettori superstiti su 17 (5 britannici, 3 francesi e 1 austriaco) e i loro compensi sono crollati da cifre intorno ai 2.400 euro al mese a circa 900-1000 euro. Va detto che nessun altro dipendente dell'ateneo di Bergamo ha sofferto tagli in busta paga. 

"SE ACCADESSE AI LAVORATORI ITALIANI ALL'ESTERO?". L'avvocato Lorenzo Picotti, che meglio di chiunque altro conosce la materia per aver difeso sia gli studiosi di Bergamo sia i docenti stranieri in almeno altri 15 atenei, ha scritto alla Commissione Ue chiedendo azioni urgenti contro l'Italia per la discriminazione perpetrata sulla base della nazionalità e in conflitto con le determinazioni della Corte europea di giustizia nel 2001, 2006 e 2008. Petrie chiosa: "Potreste immaginare cosa succederebbe se i governi inglese, tedesco o francese facessero una legge che in modo unilaterale taglia il valore dei contratti dei lavoratori italiani emigrati?".