Inchiesta: Speciale Melanoma

Melanoma: dalle lampade solari ai tumori della pelle

Per un'abbronzatura a ogni costo in vista dell'estate, gli italiani ricorrono ai centri estetici per trattamenti a base di raggi ultra violetti. Un fenomeno in aumento a livello mondiale, che alimenta rischi per la pelle spesso sottovalutati.

Salute e Prevenzione Aura De Luca — 15/05/2011
Fonte: Immagine dal web

Mare, sole, spiaggia. Le mete balneari saranno scelte quest'anno dal 70 per cento degli italiani e, per non arrivare impreparati all'appuntamento con i primi raggi di sole, c'è già chi corre ai ripari fin da ora con la tintarella mordi e fuggi delle lampade solari. Un fenomeno in continuo aumento nella popolazione mondiale, soprattutto nelle donne e nei giovani, spesso anche minorenni, ma che porta con sé anche una serie di rischi che le persone tendono comunque a sottovalutare. Non è un caso che l'aumento dei melanomi in Italia è cresciuto in modo proporzionale alla diffusione delle lampade che regalano la tintarella in ogni periodo dell'anno. Sono numerosi, infatti, gli studi epidemiologici che hanno stabilito una chiara associazione tra l'insorgenza dei tumori cutanei e l’esposizione della pelle alle radiazioni UV, suddivise in UV-A, UV-B e UVC [1]. 

IN GENERALE. L'esposizione solare è tradizionalmente considerata come la più importante fonte di radiazioni UV per l'uomo, tanto da essere classificata come "cancerogeno" dall'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (International Agency for Research on Cancer, IARC) dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.  A livello medico, quello che gli esperti non si stancheranno mai di spiegare, è che i lettini e le cabine solari producono un'abbronzatura della cute attraverso l'utilizzo di raggi UV-A, i quali, sebbene estremamente efficaci nell’indurre l'abbronzatura senza scottature, aumentano considerevolmente il rischio di sviluppare tumori cutanei e inducono un precoce invecchiamento cutaneo. Per questo motivo, una cosa di cui le persone dovrebbero essere avvisate è che un'abbronzatura ottenuta artificialmente attraverso mezzi artificiali non protegge assolutamente la loro cute dalle scottature una volta che ci si espone al sole.

RADIAZIONI UV E VITAMINA D. Nonostante queste avvertenze, però, negli ultimi decenni i lettini solari hanno conosciuto una crescita esponenziale, sopratutto negli Stati Uniti, "giustificata" dal loro grado di stimolazione della produzione di vitamina D, fondamentale per la salute delle nostre ossa. Anche in questo caso gli esperti precisano che la maggior parte delle apparecchiature per l'abbronzatura artificiale emette principalmente UV-A, mentre la sintesi di vitamina D è mediata dalle radiazioni UV-B. Inoltre, l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha incluso i lettini solari nella categoria ad alto rischio insieme a cancerogeni come l'asbesto, il fumo di sigaretta e l'arsenico.

ETÀ DI ESPOSIZIONE ALLE LAMPADE SOLARI. Un altro dato interessante emerge da una serie di studi internazionali riguardo l'età anagrafica di esposizione ai trattamenti solari artificiali. In una recente analisi che ha preso in esame i dati di 19 analisi sul Rapporto tra lettini solari e rischio di melanoma è stato osservato che l'uso dei lettini solari prima dei 35 anni di età è associato a un aumento del 75% del rischio di sviluppare un melanoma, sottolineando così l'importanza di scoraggiare i giovani adulti in tal senso. A tale proposito, le autorità sanitarie, in particolare degli Stati Uniti, hanno proposto misure per ridurre il fenomeno dell'abbronzatura artificiale nella fascia degli adolescenti e ad oggi più di 30 stati americani hanno adottato legislazioni che richiedono il permesso dei genitori per l'uso dei lettini solari da parte dei minorenni.

USO DEI SOLARIUM, LE MOTIVAZIONI. Nonostante la giustificazione sulla sintesi di vitamina D abbia notevole presa sulla popolazione, le motivazioni principali per l'uso dei solari restano tuttavia rappresentate dal desiderio di apparire più attraenti e dalla sensazione di luminosità, calore e relax che si accompagna alla seduta abbronzante. Inoltre, come accennato sopra, l'abbronzatura artificiale non è assolutamente indicata come un metodo per ottenere livelli ottimali di vitamina D nel nostro corpo, dal momento che solo una piccola parte delle radiazioni emesse dalle lampade solari è costituita da UV-B. Infine, è dimostrato che per raggiungere livelli ottimali di vitamina D è sufficiente esporre al sole volto, braccia, gambe o schiena da 5 a 30 minuti per due volte a settimana. Se necessario, è possibile assumere un supplemento di vitamina D, quale un polivitaminico in compresse o olio di fegato di merluzzo, particolarmente in inverno.

ABBRONZATURA: MITI E FALSI MITI