Inchiesta: Speciale Melanoma

Melanoma: il 97 per cento degli studenti italiani non sa cos'è

I dati della Clinica Dermatologica dell'Università de L'Aquila: gran parte degli alunni abruzzesi conosce il tumore della pelle e ne identifica correttamente le cause. Molti di loro, però, non ricorrono a protezioni solari.

Salute e Prevenzione Aura De Luca 15/05/2011
Fonte: Immagine dal web

Studenti attenti e informati circa l'identità del melanoma e le sue cause, ma all'atto pratico poco inclini a un comportamento responsabile di protezione della pelle al sole. Se, infatti, la maggior parte di loro conosce i rischi derivati dall'esposizione solare, indica con esattezza cause e nomi, il quasi 40 per cento afferma tuttavia di non ricorrere mai ad alcuna misura protettiva. Tra i giovani le più informate sono sicuramente le ragazze anche se poi, a differenza dei maschi, non resistono alla tentazione delle lampade abbronzanti. La fotografia è stata scattata dalla Clinica Dermatologica dell'Università de L'Aquila attraverso uno studio sulla consapevolezza dei tumori cutanei e dei rischi legati all'esposizione solare in 1204 studenti delle scuole superiori abruzesi, con lo scopo di comprenderne i fattori predittivi.

Così attraverso un questionario mirato di 10 domande è emerso il 97 per cento dei giovani sa cos'è un tumore cutaneo, ne indica con esattezza le cause (58.6 per cento) e i nomi  (64.24 per cento), giudicando in modo appropriato il livello di pericolosità dei raggi solari (70.2 per cento) e delle neoplasie cutanee (80.6 per cento). Al contrario, il 13.5% degli intervistati dichiara di proteggersi sempre dai raggi solari, mentre il 39.1% afferma di non ricorrere mai ad alcuna misura protettiva. Lo studio evidenzia, inoltre, che gli alunni che hanno ricevuto informazioni sui tumori cutanei da parte di dermatologi, medici generali e membri familiari sono significativamente più inclini ad adottare comportamenti responsabili al sole; nell'analisi caso-controllo della ricerca, dunque, 274 giovani su 1204 (22.4%) sono stati classificati come "consapevoli".

Consapevolezza e informazione, dunque, veicolata principalmente dallo stesso dermatologo: il 90 per cento degli intervistati afferma, infatti, di conoscere le nozioni di base grazie alle spiegazioni dello specialista. "È interessante notare come gli alunni che hanno ricevuto informazioni sui tumori cutanei da parte di dermatologi siano significativamente più inclini ad adottare comportamenti corretti - ha commentato Ketty Peris, Direttore della Clinica Dermatologica Universitaria dell'Aquila -. Lo studio, quindi, conferma la necessità di una maggior informazione da parte degli specialisti che svolgono un ruolo fondamentale nell'educare a comportamenti positivi e responsabili".

Di fatto, quindi, le conclusioni dello studio evidenziano come il sesso femminile, fino ai 18 anni, la frequentazione di un liceo, un fototipo scuro e un dermatologo o un membro familiare come fonte di informazione, sono risultati essere fattori predittivi di consapevolezza in modelli di regressione logistica aggiustati per età, sesso e tipo di scuola. Inoltre, nonostante un buon livello di conoscenza dei tumori cutanei e dei rischi legati all'esposizione solare, il comportamento predominante tra gli studenti intervistati risulta altamente insoddisfacente. La conoscenza, infatti, è necessaria, ma non sufficiente per garantire un impatto significativo sul comportamento relativo all'esposizione solare. L'indagine suggerisce, poi, che figure chiave come i dermatologi, i medici generali e i membri familiari potrebbero giocare un ruolo più importante dei mass media nel tradurre efficacemente le conoscenze in comportamenti positivi e responsabili. In particolare, il dermatologo dovrebbe rivestire un ruolo primario nell'educazione della popolazione giovanile a riguardo dell'esposizione solare e dei tumori della cute.