Inchiesta: Archeologia subacquea

Archeologia subacquea: al vaglio la Soprintendenza del mare

Atteso da molti anni, il nuovo ente andrà a colmare una lacuna legislativa tutta italiana, coordinando gli interventi per promuovere le coste e studiare i tesori sommersi.

Archeologia Francesco Amorosino 24/03/2011
Fonte: Immagine dal web

L'Italia, si sa, è una nazione che vive di contraddizioni, e questa sua incoerenza di fondo emerge chiaramente nel settore dei beni culturali: anche se deteniamo alcune delle ricchezze archeologiche e artistiche più importanti al mondo, siamo forse la nazione più svogliata quando si tratta di conservare e tutelare il nostro patrimonio. Il mare non è esente da questa triste verità e così, quando si parla di archeologia subacquea, si scopre che proprio gli italiani l'hanno inventata (in particolare Nino Lamboglia, che negli anni '50 fondò il Centro sperimentale di archeologia subacquea di Albenga), ma che a un certo punto questo primato di innovazione ci è stato tolto da Stati più dinamici, mentre noi siamo rimasti al palo. 

Soprattutto, come di consueto, mancano gli strumenti giuridici adeguati per poter tutelare e valorizzare i beni culturali, prima ancora dei soldi necessari a farlo. Negli ultimi anni si sta cercando di colmare questo distacco, tornando a guardare al mare con interesse e, si spera, con coscienza e attenzione. 

Sembra ormai prossima, legislatura permettendo, l'approvazione della Soprintendenza del mare e delle acque interne, un organo periferico del ministero dei Beni culturali affine a quelli già esistenti sulla terraferma, che si occupi specificatamente delle coste e delle acque territoriali, oltre a fiumi e laghi. Un ente a lungo atteso, che riesca a coordinare progetti di ampio respiro come Archeomar, il censimento dei beni archeologici sommersi che ora fa riferimento a una moltitudine di soprintendenze locali, e possa essere la base per realizzare, in futuro, anche un museo nazionale del mare.

Il progetto di legge, il cui iter è partito nel 2009 per iniziativa del deputato di Futuro e Libertà, Fabio Granata, è in questi giorni in esame presso il Servizio Bilancio dello Stato per verificarne i costi di attuazione e in discussione in commissione cultura alla Camera. Il testo dispone l'istituzione della Soprintendenza del mare e delle acque interne presso il ministero per i Beni e le attività culturali, con  centro operativo presso il complesso monumentale di San Michele a Ripa, nel quartiere Trastevere di Roma, e due centri sovraregionali: uno a Venezia, competente sulle acque dell'Adriatico e su laghi e fiumi delle sue regioni costiere e del Nord Italia, e uno a Orbetello, con competenza sulle acque del Tirreno, del centro-Sud e delle Isole.

Le competenze della Soprintendenza sarebbero numerose: ricerche archeologiche subacquee, studi relativi alle attività economiche e di difesa delle zone costiere, adozione di misure per la fruizione dei beni storico-culturali sommersi, realizzazione di materiale didattico, organizzazione di archivi video e fotografici, disegni e carte tematici, allestimento museale e mostre, redazione annuale di indicazioni topografiche riguardanti la presenza di beni storico-culturali sommersi da trasmettere alle Forze dell'ordine, istituzione e gestione di una biblioteca specializzata, progettazione e organizzazione di ricerche archeologiche subacquee in Paesi terzi nell'ambito della cooperazione internazionale, coordinamento e indirizzo delle funzioni relative alla pubblica fruizione delle coste, ricerca, tutela, salvaguardia e valorizzazione del patrimonio storico-archeologico-monumentale e paesaggistico inerente il mare e le acque interne, realizzazione di progetti di cooperazione transfrontaliera.

Secondo la proposta di legge queste attività devono essere svolte sotto la supervisione di archeologi. La Soprintendenza può avvalersi della collaborazione dei competenti uffici del ministero per i Beni e le attività culturali. Il testo prevede anche l'istituzione, presso la Soprintendenza, di un Albo dei volontari subacquei, singoli o riuniti in organizzazioni, al fine di sistematizzare l'apporto del volontariato alle attività di ricerca, vigilanza e tutela dei beni storico-culturali sommersi.

Se la nuova Soprintendenza entrasse in vigore, finalmente si colmerebbe un gap che vede nell'Italia un caso negativo isolato per quanto riguarda il Mediterraneo. Molti Paesi in Europa, infatti, hanno istituito nel corso degli anni organismi simili: la Francia nel 1966, la Grecia nel 1976, il Portogallo nel 1998, la Spagna nel 2008. In tempi recenti anche la Craozia ha istituito un apposito dipartimento. In Italia soltanto la Sicilia, autonoma in ambito di beni culturali, ha seguito questa strada nel 2004 proprio grazie a Granata, all'epoca assessore alla Cultura della prima giunta Cuffaro.

Negli anni '80 in Italia, nell'ambito del ministero per i Beni e le attività culturali, grazie all'allora direttore generale Francesco Sisinni, fu istituito prima il Servizio tecnico per l'archeologia subacquea (STAS) e poi i centri di archeologia lacustre (a Sirmione, sul lago di Garda) e di archeologia lagunare (a Venezia, presso la soprintendenza per i beni archeologici del Veneto). Dipendendo fortemente dalla volontà del loro fondatore, quando cambiò il direttore la loro attività venne ridotta e non si evolse, come sarebbe stato auspicabile, nella Soprintendenza tanto voluta. Proprio lo STAS si è occupato dal 2002 del progetto Archeomar, ma senza le competenze territoriali adeguate, questo ente ha dovuto sempre avere a che fare con molte soprintendenze locali, senza poter agire in modo compiuto. 

Sembra sia giunto il momento di mettere ordine nel  mare, con la speranza di riuscire a coprire i 3 milioni di euro stimati in spese per la realizzazione del nuovo ente. Soldi che, a quanto prevede la proposta di legge, andrebbero reperiti con l'aumento delle accise su birre e prodotti alcolici intermedi come vermouth, vini aromatizzati o liquorosi. Meno alcool e più acqua (di mare)? Chissà che la formula non possa funzionare davvero, o magari si potrebbe trovare una soluzione più equa, eliminando qualche ente territoriale inutile piuttosto che andare a gravare la spesa sui consumatori.  

LINK
- Il testo della proposta di legge