Inchiesta: Archeologia subacquea

Archeologia subacquea: Fozzati, "La mappa entro il 2014, poi il museo"

Il responsabile scientifico del progetto Archeomar traccia gli obiettivi per i prossimi anni e auspica di completare la prima fase entro il quinto Congresso mondiale che si terrà in Italia.

Archeologia Francesco Amorosino 24/03/2011
Fonte: Immagine dal web

Creare la mappa completa dei tesori archeologici sommersi italiani non è un'impresa da poco ed è l'obiettivo del progetto Archeomar, che si avvale di un team formato da diverse personalità: archeologi subacquei, tecnici, esperti di cartografia e di archivi. Tra i coordinatori di questo complesso lavoro c'è Luigi Fozzati, direttore scientifico di Archeomar per conto del ministero dei Beni culturali, che dopo aver portato a termine la prima fase e quasi concluso la seconda, è pronto ad affrontare le altre tappe del percorso che passerà a setaccio tutte le acque esterne ed interne del nostro Paese:

I risultati di Archeomar 2 hanno confermato quelli di Archomar 1? Quali sono le prossime mosse?
"I fondi per il progetto Archeomar 2, che sta volgendo al termine, non erano sufficienti a mettere in atto il metodo di lavoro adottato per Archeomar 1, quindi l'obiettivo immediato è portare a termine Archeomar 2, cioè il censimento dei reperti presenti nei fondali del Lazio e della Toscana, attraverso le ricerche sulla letteratura sull'antropizzazione delle coste, sui porti e la ricostruzione del passato, del presente e del futuro della linea di costa attraverso un'indagine geomorfologica. Poi continueremo con le restanti regioni che affacciano sul mare per finire entro il 2013, in modo che nel 2014, quando si terrà il quinto Congresso mondiale di archeologia subacquea che il MiBac organizzerà in Italia, presenteremo la carta archeologica completa dei mari italiani. Lavoreremo alacremente per raggiungere questo obiettivo, poi partiremo con i fiumi e laghi. I'intero lavoro verrà presentato non solo sul web ma anche stampato in vari libri: sono già pronti i primi 5 volumi riferiti al lavoro del progetto Archeomar 1".

È un patrimonio così vasto, quello adagiato sui fondali marini, che è impossibile tirarlo fuori tutto. Come si procede allora?
"Questo vale per tutti i Paesi del mondo e se ne discute spesso nei congressi. Il prossimo ottobre a Zara si terrà il quarto Congresso mondiale e vi prenderanno parte numerosi Paesi da tutti i continenti, oltre all'Europa, ovviamente, che ha dato il via all'evento. È impensabile portare a galla tutto quello che è custodito in fondo al mare, anche perché un relitto è imponente, è una struttura intera che ha bisogno di un museo dedicato, e i musei costano un occhio della testa non solo in Italia. La situazione che presenteremo a Zara, riguardo il nostro Paese, è particolare: abbiamo tantissimi musei piccoli e medi ma mancano i grandi musei. Non abbiamo, ad esempio, un museo nazionale di archeologia subacquea, che invece andrebbe costruito. Nonostante questo esistono sul nostro territorio diverse piccole strutture: su 7mila chilometri di costa ci sono qualcosa come 606 musei, e i costi di gestione sono molto alti".

La realizzazione di un grande museo potrebbe essere il prossimo passo, dopo la costruzione della mappa?
"Questo è uno dei nostri sogni, speriamo di mettere la prima pietra nel 2014 in occasione del Convegno mondiale".

La Soprintendenza del mare potrà essere d'aiuto?
"Stiamo aspettando aiuto da tanti anni, speriamo sia la volta buona, in genere quando stanno per approvare la proposta accade qualcosa che impedisce che si arrivi all'approvazione finale. Speriamo che anche l'Italia abbia presto un grande museo, come tutti gli altri Paesi del Mediterraneo". 

Come si tutelano i luoghi sommersi? Come si può impedire il problema delle sottrazioni, in mare ancor più preoccupante che sulla terraferma?
"Si tratta soprattutto di finalizzare e raffinare la collaborazione con le forze dell'ordine e le comunità locali, come i pescatori. La gente di mare deve far fronte comune per difendere un patrimonio che è di tutti, non solo degli archeologi".